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Quella abitudine alle stragi islamiche e a dimenticare che ci condannerà tutti

Sono passati solo pochi giorni dalla orrenda strage di bambini in Pakistan compiuta dai talebani e già nemmeno ce ne ricordiamo più. Nel frattempo ce n’è stata un’altra, sempre in Pakistan, una in Africa compiuta dai soliti di Boko Haram, una tremenda nella quale l’ISIS ha massacrato 150 povere donne che si rifiutavano di sposarsi con i terroristi dello Stato Islamico.

Ormai apprendere di immani stragi perpetrate dall’estremismo islamico è diventata quasi una abitudine quotidiana, come prendere un caffè. Ascoltiamo la notizia, ci indigniamo per qualche istante e poi passiamo oltre. Avanti alla prossima strage, al prossimo massacro. Nemmeno i video delle decapitazioni ci fanno più effetto.

Ci siamo così abituati alle stragi islamiche da arrivare a togliere i terroristi di Hamas dalla lista nera europea dei gruppi terroristici. Poverini, quelli di Hamas sono dei dilettanti rispetto a quelli del ISIS o ai talebani. Loro le stragi non le fanno solo perché dall’altra parte hanno un Paese che sa come difendersi. Che ci stavano a fare in quella lista fatta di veri professionisti del terrore?

Confesso che tutta questa leggerezza mi preoccupa non poco e mi spaventa. Il Pakistan, l’Iraq, la Siria, la Nigeria, Israele ci sembrano così lontani che passata l’indignazione del primo momento torniamo a guardare l’orticello di casa nostra, tanto i terroristi sono lontani.

Ma ne siamo veramente sicuri? Siamo proprio sicuri che i terroristi islamici siano così lontani da non dovercene preoccupare? Io non ne sarei tanto sicuro.

Come sempre l’umanità ha la memoria corta, così nemmeno ci ricordiamo più dell’olocausto ebraico e di tutto quello che è accaduto prima, lo stesso che sta accadendo adesso. Ci siamo dimenticati degli attentati alle torri gemelle, di quelli di Londra e Madrid. Le notizie di attentati sventati in occidente ci scivolano via sulla pelle come fossero gocce d’acqua. Fino a quando non ci colpiranno continueremo a non curarcene più di tanto. E anche quando ci colpiranno, e lo faranno, staremo qualche ora sui social media a manifestare il nostro orrore poi passeremo ad altro, ad altri modi per ottenere un like che ci gratifichi.

Ma cosa siamo diventati? Quale mondo vogliamo costruire per i nostri figli se abbiamo una memoria così corta, se abbiamo gli occhi appena socchiusi sulle immani tragedie che attraversano il nostro tempo e su quelle che lo hanno attraversato?