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Il racket del rifugiato

Mi viene quasi da ridere ma ci sarebbe da piangere. Oggi un amico attivista di Amnesty International (lo so, nessuno è perfetto) mi ha segnalato un articolo di Repubblica nel quale si svela una inchiesta del Viminale sui centri di accoglienza dei rifugiati/immigrati. L’articolo (questo) racconta come chi gestisce i centri di accoglienza (forse non tutti) faccia milioni sulla pelle degli immigrati.

Tempo fa parlando della emergenza immigrazione parlai di “mercato della vacche grasse” e quasi quasi venni linciato via mail da alcuni di questi “gestori” di centri di accoglienza perché mi ero permesso di dire che dietro alla continua emergenza c’è un business milionario. Evidentemente non sono l’unico a pensarlo.

Bene, come la pensi io sulla continua emergenza e sulla operazione Mare Nostrum l’ho detto più volte e non vi tedierò ulteriormente con la mia idea di sviluppo da contrapporre alla emergenza continua. Qui il discorso è diverso. Qui ci sono persone che guadagnano milioni da una emergenza umanitaria quasi senza precedenti, tanto che parlare di industria del rifugiato mi sembra persino riduttivo. Qui bisogna parlare di racket del rifugiato.

Giusto per intenderci, non intendo parlare di quanto questa continua emergenza costi agli italiani, lo fanno già in tanti spesso sparando a vanvera, intendo invece affrontare il discorso di quanto questa emergenza frutti a gente senza scrupoli che si definisce “operatore umanitario” ma che poi tiene i centri di accoglienza nella maniera ben descritta dall’articolo di Repubblica, dove nemmeno le bestie meriterebbero di stare. Per un attimo lasciamo perdere tutti i discorsi populisti pre-elettorali, lasciamo stare la distinzione tra rifugiati e migranti, non pensiamo a chi avrebbe Diritto all’assistenza e chi no, pensiamo a questa gente come sono realmente, cioè dei disperati che, aventi Diritto o meno, vengono spesso ingannati e convinti che una volta arrivati in Europa la loro vita migliorerà incredibilmente, che da noi si sta bene, che ci sono i Diritti ecc. ecc. Pensiamo a come si ritrovano una volta qua, tenuti per anni nei centri di accoglienza e sfruttati da chi dice di volerli aiutare. Non sto a discutere se sia giusto o meno dare a questa povera gente qualche euro al giorno, un pasto caldo o una sistemazione in hotel (per alcuni fortunati), non voglio discutere di questo, voglio premere sul business del rifugiato perché secondo me è da questo che inizia il tutto, a partire dalla quasi totale cancellazione della politica di cooperazione e sviluppo. Frutta molto di più una permanente situazione di emergenza che una lunga e accurata politica di sviluppo che metta queste persone nella condizione di vivere dignitosamente a casa loro. E’ più facile e la resa è praticamente immediata.

Possiamo stare a discutere per mesi sulla emergenza immigrazione e se sia giusto o meno soccorrere questa povera gente, ma se non ne affrontiamo le cause che li spingono in massa verso l’Europa saremo sempre al punto di partenza. E non solo, se non prendiamo coscienza che il fenomeno non è casuale ma frutto di una precisa politica che sfrutta la continua emergenza e che sostanzialmente sfrutta questi disperati, allora non saremo mai in grado di governare realmente il problema. Forse è arrivato il momento di parlare veramente chiaro e di andare a fondo su tutto quello che gira attorno a questa emergenza infinita.