RD Congo: 51 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile

Sono devastanti i dati diffusi dalle Nazioni Unite in merito alla situazione dell’accesso all’acqua potabile in Repubblica Democratica del Congo.  Almeno 51 milioni di persone (i due terzi della popolazione) non ha accesso all’acqua potabile in un paese che detiene oltre la metà delle riserve idriche di acqua dolce africane.

I dati, sconvolgenti, sono emersi durante un convegno organizzato dal United Nations Environment Programme (UNEP) a Kinshasa, capitale della RDC, al quale sono state invitate centinaia di ONG che operano in Congo, le maggiori istituzioni finanziarie e i maggiori partner dell’Onu per lo sviluppo.

Lo studio dell’Onu presentato durante il convegno di Kinshasa ha evidenziato come, a causa dei conflitti, del feroce disboscamento che causa squilibri ambientali e umani, oltre al cronico ritardo nell’implementazione dei progetti di sviluppo, la Repubblica Democratica del Congo sia uno dei Paesi africani più indietro nel raggiungimento degli obbiettivi del millennio i quali prevedevano che entro il 2015 la popolazione senza accesso all’acqua potabile sarebbe stata dimezzata. Per arrivare a questi obbiettivi il Congo dovrebbe fornire accesso all’acqua potabile ad almeno altri 20,3 milioni di persone antro il 2015, una sfida che stando così le cose è persa in partenza.

Il paradosso del Congo è che il paese africano è uno degli stati con la più alta percentuale di urbanizzazione del continente. Il problema è che con la feroce urbanizzazione non aumentano i servizi idrici (compresi i servizi igienici di deflusso delle acque), situazione questa che provoca la nascita di immensi slum privi di ogni tipo di servizio. E la situazione  fuori dalle città non è certo migliore. In moltissimi casi per raggiungere una fonte di acqua potabile i cittadini congolesi sono costretti a fare decine di Km a piedi, compito che nella maggioranza dei casi viene affidato alle donne e ai bambini. Solo nelle zone rurali i cittadini congolesi senza accesso all’acqua potabile sono 37 milioni (dati UNICEF). Sempre secondo l’UNICEF un bambino che vive in un villaggio rurale congolese ha quattro volte in più la possibilità di bere acqua contaminata rispetto ad un bambino che vive in città, dove comunque – come detto – la situazione non è rosea. Per questo motivo oltre due milioni di bambini congolesi sono afflitti regolarmente da diarrea.

Le soluzioni proposte per risolvere questo problema sono tante e diversificate a seconda della locazione del problema stesso. Per quanto riguarda i grandi centri abitati, in particolare Kinshasa e altri centri con una forte espansione urbanistica, la prima cosa da fare è creare una adeguata rete idrica e fognaria. Poi ristrutturare i grandi bacini di Lukunga e di N’Djili i quali forniscono acqua a milioni di persone ma che sono in uno stato pietoso. Nelle zone rurali occorre invece implementare un grande progetto per la bonifica dei pozzi già esistenti e per la perforazione di nuovi. In particolare, per quanto riguarda la bonifica di quelli esistenti, occorre apporre la copertura ai pozzi e dotarli di apposite pompe a mano o, dove possibile, alimentate da motorini elettrici fotovoltaici. Con questo sistema, per esempio, in Uganda la popolazione che non aveva accesso all’acqua potabile è stata ridotta del 70% in pochi anni.

E’ chiaro che implementare un progetto del genere in un territorio perennemente interessato da micro conflitti non è impresa facile, ma occorre almeno provarci e occorre farlo con urgenza. 51 milioni di persone senza accesso all’acqua potabile sono davvero un numero immenso che non può e non deve essere dimenticato.

Rebecca Neumann

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