RDC Congo: risorse in cambio di armi. Continua il vergognoso mercato delle multinazionali

Un rapporto ONU elaborato da un gruppo di esperti indipendenti diffuso nei giorni scorsi, disegna un quadro della situazione in Repubblica Democratica del Congo del tutto fuori controllo in vaste aree dell’est del Paese. A farla da padrone sono i minerali preziosi presenti in quelle regioni, diamanti, oro, casserite e coltan.

Secondo il rapporto, di cui un sunto è stato pubblicato sul sito in inglese di Watch International, il contrabbando di minerali preziosi continua imperterrito nonostante le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite. I gruppi ribelli controllano le miniere di diamanti, d’oro, di casserite e di coltan, ne controllano il mercato locale e con il denaro ricavato dalla vendita dei minerali finanziano i tanti conflitti presenti nella regione.

Ad essere maggiormente interessate dal fenomeno sono principalmente le regioni di Nord e Sud Kivu dove agiscono i ribelli hutu del Forces démocratiques de libération du Rwanda (FDLR) i quali si avvalgono dell’aiuto di vere e proprie reti commerciali basate in Uganda, Burundi ed Emirati Arabi Uniti. Con il denaro ricavato dalla vendita di minerali (principalmente casserite e coltan) acquistano armi provenienti per la maggior parte da dalla Corea del Nord e dal Sudan.

Secondo il rapporto gli acquirenti finale di casserite e coltan sono aziende ben identificate con base in Malaysia in Thailandia e nel Regno Unito (Malaysia Smelting Corporation – Thailand Smelting and Refining Company – Amalgamated Metals Corporation). Ma è chiaro che queste tre aziende sono solo la punta dell’iceberg, quelle cioè che si espongono per gli acquisti, ma dietro c’è un universo di multinazionali che da questo mercato guadagnano centinaia di milioni di dollari.

Il rapporto continua con una descrizione molto dettagliata di come i ribelli del FDLR abbiano diverse organizzazioni all’estero (Europa, Asia e Stati Uniti) deputate a raccogliere fondi o ad amministrare i milioni di dollari ricavati dalla vendita dei minerali. Ed è proprio su queste organizzazioni che gli esperti chiedono di agire, oltre che sulle aziende sopra citate. Si chiede un controllo capillare delle attività e il blocco dei beni allo scopo di tagliare i rifornimenti finanziari al FDLR.

In realtà, seppure la richiesta degli esperti ONU sia assolutamente condivisibile, il problema principale rimane quello del controllo del mercato dei minerali una volta usciti dal territorio della Repubblica Democratica del Congo. Ammesso e non concesso che si riesca a bloccare le ditte acquirenti dei minerali, sicuramente dei paraventi, nel giro di poche ore le tre ditte saranno rimpiazzate da altre e così il mercato illegale di minerali preziosi continuerà a finanziare i conflitti in Congo. Quello che occorre è un legge internazionale che regolamenti il mercato dei minerali quali la casserite e il coltan. Non è un caso se nella classifica dei minerali che finanziano le guerre in Congo i diamanti siano all’ultimo posto. Questo è dovuto all’entrata in vigore e all’applicazione, seppur con alcune lacune, del Protocollo di Kimberley che appunto regolamenta il mercato dei diamanti.

Per questo ormai da due anni abbiamo presentato un protocollo sulla verifica della provenienza del coltan sulla falsariga del Protocollo di Kimberley per i diamanti. Il problema sono però le immense pressioni che fanno le multinazionali che non vogliono perdere un mercato dove si acquista il coltan a prezzi irrisori. Infatti una attenta regolamentazione del mercato del coltan porterebbe probabilmente anche ad un innalzamento del suo valore di mercato. Questo non solo perché un mercato regolamentato e legale comporta il pagamento di tasse e dazi (al momento due parole sconosciute per il mercato del coltan), ma anche perché sarebbe impossibile impiegare minori di 16 anni nell’estrazione del minerale, il che vuol dire un aumento del costo della mano d’opera.

Purtroppo la nostra proposta, supportata anche da diversi governi, continua a essere congelata ora con una scusa ora con un’altra. E intanto i conflitti in Repubblica Democratica del Congo continuano a imperversare grazie alle armi acquistate con la vendita di coltan e di altri minerali. Lo sanno tutti ma nessuno fa veramente qualcosa per impedirlo. E’ troppo prezioso il coltan per l’occidente. Alla fine cosa conta se milioni di congolesi muoiono per permettere a noi di avere una batteria sul cellulare? L’importante è vedere quel simbolino della batteria sempre carico.

Secondo Protocollo

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