Report Sud Sudan: tutti gli ostacoli alla pace (seconda parte)

Proseguiamo nel nostro report iniziato sabato scorso sugli ostacoli alla pace che dovranno essere affrontati dal Sudan Meridionale una volta ottenuta la secessione che ormai è data per scontata. In coda all’articolo troverete un link da dove scaricare l’intero rapporto in formato PDF completo di immagini e cartine.

(…..continua da qui) La questione delle acque del Nilo – Il Sudan Meridionale che nascerà avrà bisogno di due cose fondamentali per il proprio sviluppo: l’agricoltura (di cui abbiamo parlato) e un programma di “power development” in grado di garantire energia elettrica a basso costo alle nuove attività commerciali o produttivi e alla popolazione. Ambedue queste cose fondamentali per lo sviluppo dipendono dallo sfruttamento delle acque del Nilo. E qui nascono i problemi sia con Khartoum che con l’Egitto. Quest’ultimo infatti è forte di un accordo del 1929 secondo il quale deve essere garantito un flusso di acque verso l’Egitto pari a 55,5 miliardi di metri cubi di acqua l’anno. Per questo ha diritto di veto su qualsiasi sbarramento venga fatto a monte del Nilo e sui suoi affluenti, in particolare sul Nilo Bianco e sul Nilo Azzurro che in qualche modo si ritenga possa limitare tale afflusso di acqua. Negli ultimi tempi gli Stati a monte del Nilo (in particolare Uganda ed Etiopia) hanno chiesto a più riprese di rivedere quel vecchio accordo in quanto impedisce loro di costruire centrali idroelettriche lungo il corso del Nilo (il Nilo Bianco per l’Uganda e il Nilo Azzurro per l’Etiopia). Visto il netto rifiuto egiziano di rivedere quell’accordo ormai obsoleto sia l’Uganda che l’Etiopia hanno iniziato a costruire alcune dighe lungo il corso del Nilo Bianco e Azzurro. A Uganda ed Etiopia si potrebbe aggregare anche il Sudan Meridionale. Infatti il “Power Project” studiato dagli esperti di Banca Mondiale per garantire una adeguata fornitura di energia elettrica prevede la costruzione di tre piccole centrali idroelettriche lungo il corso del Nilo Bianco (che qui chiamano Mountain Nile) e di due lungo il corso del Nahr Subat, altro affluente del Nilo che nasce nei monti dell’Etiopia. Queste operazioni unite a quelle relative ai progetti agricoli di cui abbiamo parlato in precedenza, potrebbero in effetti ridurre di molto l’afflusso delle acque del Nilo verso l’Egitto ma non in maniera da determinare un danno all’economia egiziana. Al Caio però non sono convinti del tutto e ritengono che la serie di azioni congiunte portate avanti da Uganda, Etiopia e Sudan Meridionale comprometta notevolmente l’economia agricola (e non solo) egiziana. Per questo stanno portando avanti una serie di azioni (non solo diplomatiche) contro questi progetti. In questo vengono aiutati a diversi livelli anche da Khartoum che in questa questione si trova d’accordo con l’Egitto. Al momento la questione delle acque del Nilo è stata trascurata dagli analisti internazionali come fattore di destabilizzazione, ma si teme che molto presto la questione esploderà in tutta la sua dirompenza e potenziale pericolosità.

La questione delle risorse minerarie – Il sottosuolo del Sudan meridionale è ricchissimo di minerali preziosi tra i quali si possono annoverare, oro, argento, diamanti, coltan, tungsteno, uranio, rame e altri minerali preziosi. Fino ad oggi queste risorse non sono mai state sfruttate se non a livello locale e in maniera molto approssimativa. Il Governo del Sudan Meridionale ha però un piano di sfruttamento intensivo di queste risorse che dovrebbe (o vorrebbe) implementare solo una volta che la separazione dal Sudan sarà del tutto effettiva. Il motivo è semplice, non vuole dividere i ricavi di uno sfruttamento intensivo delle risorse del sottosuolo con Khartoum così come prevede (almeno per un certo periodo di tempo) il CPA (Comprehensive Peace Agreement) firmato nel 2005. La cosa, più volte evidenziata dalle opposizioni sudanesi e ripresa anche da diversi politici del partito di Bashir, potrebbe scatenare una diatriba tra Sudan Meridionale e Sudan. Dal canto loro i meridionali ricordano che nello stesso CPA oltre alla divisione dei proventi derivanti dallo sfruttamento delle risorse minerarie vi erano altre due condizioni disattese da Khartoum ,la divisione dei proventi petroliferi, avvenuta solo al 10/15%, e quella della costruzione di infrastrutture nel Sudan Meridionale, cosa che non è avvenuta dato che allo stato attuale le infrastrutture nel Sudan Meridionale coprono a malapena il 5% dell’effettivo fabbisogno. Per questo motivo a Juba si sentono autorizzati a non dividere i ricavi derivanti dallo sfruttamento del sottosuolo con nessuno. Anche questa questione potrebbe scatenare fortissime tensioni tra Nord e Sud Sudan.

La questione dei Monti Nuba – Passata in secondo piano rispetto alla questione di Abyei, quella dei Monti Nuba rischia di esplodere in tutta la sua violenza nei prossimi mesi. Le montagne Nuba, posizionate poco a nord di Abyei nella regione del South Kordofan, sarebbero di pertinenza di Khartoum ma in realtà sono fortemente contese tra Nord e Sud Sudan. Abitate sia da popolazioni arabe che da popolazioni nilotiche (etnia Nuba), durante la guerra tra nord e sud Sudan sono state la roccaforte del Sud e i loro abitanti hanno combattuto fianco a fianco dei ribelli del Sud. La condanna dei Monti Nuba (che per altri sarebbe una fortuna) è che galleggiano su uno dei più imponenti giacimenti di petrolio esistenti in Sudan. La popolazione vorrebbe separarsi dal Sudan e unirsi al Sudan Meridionale ma la cosa viene decisamente ostacolata da Khartoum che di recente sta attuando una politica di espulsione della popolazione nilotica molto simile a quella attuata in Darfur tanto che da più parti si afferma che i Monti Nuba saranno il prossimo Darfur. Legalmente la regione appartiene al Sudan ma i legami con il sud sono molto forti, da una parte e dall’altra, e la tentazione di separarsi dal Sudan per unirsi al sud è fortissima. La tensione sta lievitando a ritmo serrato soprattutto dopo il referendum e gli esperti non escludono che proprio i Monti Nuba possano essere la scintilla per lo scoppio di un conflitto tra Nord e Sud Sudan.

Come si può vedere i motivi di tensione nel Sudan Meridionale sono diversi e non c’è solo il petrolio come invece da più parti viene affermato. Sarebbe comunque semplicistico soffermarsi solo sulle questioni economiche trascurando quelle etnico-religiose che, in quanto a pericolosità, non solo certo da meno. Di questo parleremo comunque in prossimo report.

Scarica il rapporto completo in formato PFD

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