Secondo Protocollo

Restate umani

Restate umani era lo slogan di Vittorio Arrigoni quando da Gaza scriveva i suoi report. Al momento non ci interessa sindacare sulle questioni che spingevano Arrigoni a pronunciare questa frase, né ci interessa a chi fosse rivolta.

Quello che ci interessa è vedere come questa frase, che è bellissima, sia stata inflazionata a favore di uno dei peggiori gruppi terroristici del mondo: Hamas.

Restate umani, come si può collegare questa frase ad Hamas, come si può guardando la foto sopra, come si può collegarla a persone che usano donne e bambini come scudi umani?

L’uomo trascinato dietro a quelle moto si chiamava Ribhi Badaui, accusato da Hamas di essere un collaborazionista di Israele, accusa che a Gaza viene mossa a chiunque non sia d’accordo con Hamas e che probabilmente e costata la vita allo stesso Arrigoni.

La vedova di Ribhi Badaui dice che suo marito ha confessato a causa delle torture subite. Badaui era in prigione da 4 anni. Per 7 mesi ha subito torture inaudite, il suo corpo è stato bruciato, la sua mascella e i suoi denti rotti ed è stato appeso per 45 giorni con le mani e i piedi legati.

Bene, guardate attentamente quella foto e se vi riesce RESTATE UMANI

4 Comments

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  • Io ci scommetterei che i poveracci che sono stati “giustiziati” avevano l’unica colpa di voler allontanare le proprie mogli e figli dalle postazioni di Hamas. Finche’ onlus internazionali daranno sostegno a organizzazioni terroristiche per favore smettano di pretendere di fare opere umanitarie…….

  • Nelle condizioni date e senza togliere tutta la pietà alla vittima l’accusa di tradimento e di collaborazionismo è la più grave che si possa concepire, ma a voi cosa duole: la sorte della vittima o l’atroce pena inflitta ad un “collaborazionista”? Non credo che della vittima ve ne importi più di quanto non ve ne importasse di ogni vittima di Piombo Fuso o di Nube di Fumo o della Mavi Marmara. Fatta da voi la manipolazione emotiva vi torna indietro come un boomerang.

  • Lasciando un attimo da parte l’umanità e l’emotività, c’é una logica e una misura nel tradimento così come c’é una logica e una misura nel creare deterrenti che scoraggino a tradire. In generale un soldato è tentato di tradire la propria parte per i) odio verso la propria parte, ii) simpatia per il nemico, iii) la promessa di un premio o iv) la paura di una punizione da parte fel nemico. In genere, nei casi di guerre tra Stati, il tradimento è una cosa relativamente infrequente in quanto il soldato non ha motivi (abbastanza) validi per odiare la propria parte o provare simparia per il nemico; in genere, il nemico non ha la possibilità o l’interesse di corrompere con la promessa di un premio, mentre può avere la possibilità di infliggere una punizione ad un soldato catturato (fucilazione o tortura) nel caso si rifiuti di collaborare, ma quest’oltimo caso é vietato e considerato un crimine di guerra.
    Nel caso, invece, dei soldati di Hamas, almeno i primi tre dei suddetti motivi possono sussistere e rappresentare una forte
    tentazione: odio per la propria parte, che spesso mantiene fedeli i propri soldati con vari tipi di ricatto; simpatia per la controparte – molti di loro sognano che un giorno il loro figlio/figlia possa sposare un israeliana/israeliano; promessa di una ricompensa (la propria libertà e la possibilità di costruirsi una vita normale).
    Per questo il loro tradimento, nella logica di Hamas, deve essere scoraggiato da un deterrente forte: la paura di una morte con disonore, dolorosa e straziante; se la punizione per il tradimento fosse solo la fucilazione, molti di loro si butterebbero volentieri in braccio al loro nemico.

    Walter