Secondo Protocollo

Riconoscimento Palestina: la vittoria di Pirro di Abu Mazen

Cosa cambia in Medio Oriente dopo che ieri l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deliberato che la Palestina entri come “stato osservatore” all’Onu? Sostanzialmente non cambia niente,anzi, se possibile complica ulteriormente il cammino verso un accordo di pace con Israele.

Peccato che moltissimi Stati europei, in primis l’Italia, si siano fatti abbindolare dalle solite menzogne strumentali di Abu Mazen. Evidentemente i politicanti europei non guardano Palestinian Media Watch che puntualmente riferisce il vero e unico pensiero palestinese che non è certo quello di raggiungere la pace con Israele ma che anzi è tutto volto alla sua distruzione. Abu Mazen, come al solito, dice delle cose in inglese a tutto il mondo per poi sovvertirle quando parla in arabo ai suoi cittadini. E’ sempre stato così dai tempi di Arafat ed è così anche oggi. Solo che i politicanti mondiali continuano a cadere (non si sa quanto innocentemente) in questo tranello.

Il mondo ha dato la colpa a Israele per l’empasse del processo di pace e per questo ha creduto che riconoscere la Palestina come Stato osservato all’Onu potesse in qualche modo convincere Gerusalemme ad accettare le condizioni palestinesi. Ed è qui che il mondo si sbaglia. Israele non può accettare le condizioni poste dai palestinesi semplicemente perché sono poste deliberatamente per ottenere un rifiuto. Non si può tornare ai confini del 67, Israele non può rinunciare alla sua capitale, Gerusalemme, o a una parte di essa. Ma soprattutto Israele non può accettare il rientro di milioni di falsi profughi palestinesi.

Abu Mazen ha avuto quello che già aveva, cioè il cieco sostegno di un mondo miope, nulla di più e nulla di meno. Solo che quel cieco sostegno da ieri è diventato ufficiale e questo non può che peggiorare le cose, non migliorarle. Non cambierà il fatto che le pretese palestinesi sono impossibili da concedere. Non cambierà il fatto che qualunque concessione, anche dolorosa, che faccia Israele non sarà mai sufficiente a placare la voglia araba di spazzare via lo Stato Ebraico.

Il tempo ci dirà se la vittoria diplomatica ottenuta ieri da Abu Mazen si trasformerà in una vittoria di Pirro, cioè in una vittoria troppo costosa per il risultato ottenuto. L’impressione è che sarà così. I Governi europei che hanno appoggiato la richiesta palestinese hanno giustificato il loro voto con la necessità di “favorire i moderati” e di “dare una spinta ai colloqui di pace tra Israele e Palestina”. Secondo noi hanno preso un abbaglio colossale, prima di tutto perché Abu Mazen è un finto moderato (è solo più furbo di Hamas) e secondo perché i palestinesi non hanno mai veramente voluto riprendere i colloqui con Israele. Tra Gerusalemme e Ramallah ci sono solo sette minuti di macchina e in tutti questi anni non hanno mai invitato il Premier israeliano. Da ieri quei sette minuti sono diventati una distanza incolmabile.

5 Comments

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  • Di sicuro, nel prossimo futuro, aumenterà la litigiosità tra Israele e Hamas, addio tregua e si dia inizio alla guerra, quella vera!
    erie5

  • Molte volte a pensar male ci si azzecca. Non è che il viaggetto in Qatar di Monti sia stato foriero della pessima decisione presa a favore della palestina? Non è che il riconoscimento dello Stato di ossrvatore alla Palestina, sia la condicio sine qua non per assicurarsi succulenti contratti?

  • Forse qualcuno non si é ancora accorto che in questo ed altri Paesi europei stiamo scivolando nella logica del ricatto. Seguendo questa logica, abbiamo rifinanziato le banche a spese di un’economia reale già sofferente, con la spada di Damocle dello spread che pendeva sulla testa dello Stato. Sempre secondo questa logica, gli industriali ci mettono davanti nuovi contratti di lavoro che eliminano alcuni dei diritti dei lavoratori, ma ci permettono di conservare il nostro posto di lavoro, il pane per sopravvivere. Sempre in linea con la logica del ricatto, il nostro Paese ha scambiato una questione di principio con un accordo strumentale e ha detto SI, in sede ONU, all’ammissione (come osservatore) di uno Stato che non esiste, un’entità aberrante costituita da terroristi, fanatici e mercenari tenuti insieme solo dall’odio (genuino o indotto che sia) per lo Stato di Israele (un nostro alleato!), con il tacito accordo che così, forse, quei loschi figuri che si fanno chiamare impropriamente
    “palestinesi” lasceranno in pace le nostre città, i nostri supermercati i nostri affari in medio oriente e le nostre varie torri di Babele. Seguendo ancora questa logica di ricatto, lo schieramento di centro-destra (o quello che ne rimane) di questo nostro Paese dice al governo: “o mi fai fare le elezioni politiche quando mi torna bene, o ti mando in crisi, ti tolgo la maggioranza”. Forse non tutti sanno a cosa ci porterà aderire a questa logica che sta permeando nella nostra società e nella nostra cultura a tutti i livelli. Un giorno, dei loschi figuri che si faranno ancora, tradizionalmente, chiamare
    “palestinesi” si inviteranno a cena a casa nostra, si serviranno da soli dalle nostre dispense e dopo aver mangiato, bevuto, cantato e fumato, pisceranno contro le pareti. E sapete cosa ci dirà il resto del mondo? Quello che l’Italia e altri Stati europei hanno detto agli israeliani: “Dovete imparare a conviverci, perché anche loro hanno il diritto di esistere e di vivere secondo la loro cultura”. E noi, che non siamo gli israeliani ma bensì gli italiani, gli europei, porgeremo l’altra guancia e ci piegheremo alla logica del ricatto, aspettando che i “palestinesi” piscino contro le nostre pareti e, quando lo avranno fatto, saremo sollevati, perché allora sapremo che, secondo la loro cultura, quel gesto significa che hanno gradito le vivande e la convivialità e, quindi, non hanno motivo di sfasciare il mobilio a calci, con robusti scarponi da incursore. Quel giorno, attenderemo con ansia di veder scorrere la loro urina lungo le nostre pareti, perché sapremo che quello, swcondo la loro cultura, é un gesto di affetto e confidenza. Buona fortuna.

    Walter

  • quindi, se ho ben capito, la soluzione è non riconoscere lo stato indipendente palestinese e dire che quella zona geografica (che, guarda beffardo il caso, si chiama proprio Palestina) diventi in toto stato israeliano? in nome di quali diritti e quali principi? non dobbiamo riconoscere la Palestina: perché?
    sono tutti terroristi? non penso proprio, anzi, forse riconoscendone l’indipendenza e l’autonomia si può bloccare la spirale d’odio. altrimenti equivale a dire: non riconosco la Grecia perché il 20% degli ellenici ha votato alba dorata che sono razzisti e fascisti e vanno in giro a picchiare gli immigrati.
    ma vi ascoltate quando parlate?