Una riflessione sulla condanna dei giornalisti di Al Jazeera

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al-jazeeraGiornalisti che dietro al “diritto di opinione” nascondono il sostegno al terrorismo e l’incitazione alla violenza? Succede continuamente. Ma da ieri l’Egitto ha cambiato le carte in tavola e ha deciso di non accettare più quella stampa che con false notizie e con la sistematica disinformazione favorisce gruppi terroristici come i Fratelli Musulmani, Hamas e compagnia bella.

A pagarne il prezzo per prima è stata l’emittente araba Al Jaseera, campione di disinformazione e di sostegno al terrorismo islamico arabo. Tre giornalisti della emittente araba sono stati condannati a sette anni di carcere per aver diffuso notizie false favorendo e incitando le proteste a favore della Fratellanza Musulmana.

Immediate le reazioni di condanna da tutto il mondo e in particolare da alcune “grandi organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani”, anche loro sempre più spesso campioni di disinformazione. Il concetto è sempre quello della libertà di opinione, in sostanza secondo questa gente chiunque può scrivere qualsiasi cosa, qualsiasi menzogna perché coperto da questa “immunità” che è la libertà di opinione e la libertà di stampa.

Ora però sarebbe da chiedersi dove si può spingere la libertà di stampa e di opinione garantita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, se cioè quel Diritto sacrosanto può essere abusato per propri fini politici e/o terroristici. Secondo il tribunale egiziano no. E per dirla tutta nemmeno secondo me, che chiaramente non conto un cazzo ma che abusando della libertà di opinione voglio dire la mia.

Nei giorni scorsi scorrendo alcune pagine su Facebook ho potuto notare il crescente sdegno in merito alle continue notizie false diffuse dalle solite sciacquette e dai soliti siti antisemiti, notizie spesso riprese per buone anche dai media “ufficiali”. E allora non ho potuto fare a meno di chiedermi quale fosse il confine tra libertà di stampa e di opinione e sostegno al terrorismo attraverso false informazioni. Può un diritto sacrosanto e acquisito diventare un mezzo di diffusione dell’odio? Insomma, può un Diritto trasformarsi in abuso senza che nessuno dica nulla? Secondo me no.

La sentenza della corte egiziana contro i giornalisti di Al Jazeera va vista, secondo me, sotto quest’ottica e non esclusivamente sotto quella della limitazione della libertà di opinione. I giornalisti di Al Jazeera hanno diffuso notizie chiaramente false al solo fine di fomentare le rivolte contro il Governo egiziano. Non lo hanno fatto per riportare fatti reali, non lo hanno fatto per il sano principio di informare, ma solo per fomentare odio e morte. Lo hanno fatto seguendo chiaramente ordini ben precisi (vorrei ricordare che Al Jazeera è di proprietà dell’emiro del Qatar, cioè di uno dei più grandi finanziatori del terrorismo islamico al mondo). Era giusto quindi punirli e se la condanna è stata esemplare è giusto che si così. Punto. La libertà di stampa e di opinione è un’altra cosa, l’informazione è un’altra cosa.

Se poi qualcuno contrario al nuovo Governo egiziano vuole speculare su questa decisione della corte egiziana lo può fare, coscienza sua, ma non stiamo a dire che è stata violata la libertà di stampa o di opinione. Questi erano criminali al soldi dei terroristi islamici altro che giornalisti.

E visto che ci siamo sarebbe il caso di applicare il “concetto egiziano” anche ad altri teatri, a partire da certi organi di disinformazione che non fanno altro che diffondere notizie false al solo scopo di fomentare odio per finire a certe “organizzazioni umanitarie” che si fanno scudo del proprio stutus per implementare la politica dell’odio.

Insomma, la parola “Diritto” è una parola troppo importante per permettere ad alcuni personaggi senza scrupoli di abusarne e storpiarne il significato.

Last modified: Dic 3, 2017

4 Responses to :
Una riflessione sulla condanna dei giornalisti di Al Jazeera

  1. Vanna Veronico ha detto:

    Mi spiace, questa volta non concordo con Lei, la libertà di opinione e di diffusione delle opinioni e del pensiero deve essere sempre e comunque garantita, a chiunque. Come la libertà degli altri giornalisti di denunciare – d’altra parte – chi diffonde notizie false e che raccontano verità deformi.

    1. Marco Post ha detto:

      Se un giornalista diffonde false notizie per colpire una persona o un gruppo sociale deve essere perseguito dalla polizia nel modo più duro e non deve essere protetto dall’immunità. La diffamazione può uccidere direttamente e può creare il clima adatto perché attorno ai diffamati si crei uno stato di violenza di lungo periodo. Scrivere su un mezzo di “informazione” è una responsabilità che deve essere tenuta costantemente sotto osservazione perché l’uso malefico dello strumento è come uno strumento di guerra. Chiunque ritenga che la diffamazione sia solo un “danno collaterale” connesso al diritto di libertà di stampa deve sapere che quando colpiranno lui o la sua famiglia non avrà né protezione né scampo.

  2. Franco Londei ha detto:

    vede, io sono sempre stato un grande difensore della libertà di stampa e di opinione. Da che mi ricordi ho sempre difeso qualsiasi DIRITTO. Solo che sono stanco di vedere gente immonda che si fa scudo dei Diritti per violarli. Se un giornalista fa informazione faziosa mi può stare anche bene, in fondo chi da una parte chi dall’altra si è sempre faziosi, ma che si debbano creare notizie ad arte con il solo obbiettivo di fomentare violenza non è accettabile. Questi “signori” stavano facendo proprio questo e per questo sono stati puniti, non perché erano faziosi o altro. E io ci metterei anche certe “signorine” che hanno la quotidiana abitudine di diffondere notizie del tutto false al solo scopo di fomentare odio tra questa gente.

  3. Mojtaba ha detto:

    Personalmente ragionamenti del genere mi terrorizzano. Sono gli stessi che usava Chavez per chiudere le TV. Giudizi del genere non li può emettere un tribunale di un regime militare.

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