Rosarno: vittime o carnefici? Condannare le violenze ma punire anche gli sfruttatori

Premetto che mi è molto difficile analizzare con la giusta lucidità quanto è avvenuto negli ultimi due giorni a Rosano. Da un lato mi giungono delle immagini che mi fanno passare i brividi, quelle degli immigrati con spranghe in mano che fanno gesti eloquenti e non certo pacifici. Dall’altro non posso fare a meno di pensare allo stato in cui vivono questi poveretti, uno stato che definire infernale è sicuramente riduttivo.

Vorrei partire proprio dallo stato di vita degli immigrati di Rosano per cercare di capire i motivi di questa rivolta senza precedenti. Intendiamoci, non c’è nessuna volontà da parte mia o di questa organizzazione di giustificare gli atti di violenza, si sta solo cercando di analizzare i perché e se quanto successo a Rosano possa ripetersi in altre parti d’Italia.

La prima cosa che mi ha colpito in questa vicenda è proprio la violentissima reazione degli immigrati, una reazione che quasi sicuramente costerà loro l’espulsione dal Paese. Questo gli immigrati lo sapevano benissimo, ne erano e ne sono consapevoli, eppure questo non li ha fermati. E’ chiaro che la loro situazione di vita è talmente “infernale” che la voglia di reagire a questa condizione va ben oltre la paura dell’espulsione. Informandomi qua e la sono venuta a sapere che questi lavoratori stranieri, per la maggior parte regolarmente in Italia e in molti casi rifugiati politici, lavorano nei campi calabresi e del meridione per 14 ore al giorno in cambio di una paga che va, nella migliore delle ipotesi, dai 20 ai 25 euro al giorno. Esiste un vero e proprio “racket dei braccianti agricoli”, una sorta di ufficio di collocamento che smista questi lavoratori nei vari punti di raccolta dei prodotti agricoli che nella fattispecie sono:

  • Rosarno (RC) per gli agrumi nel periodo da novembre a marzo
  • Cassibile (SR) per le patate nel periodo di marzo
  • tutta la Campania per gli ortaggi nel periodo da aprile a maggio
  • Alcamo (TP) per le olive nel periodo di giugno
  • Salerno per le pesche nel periodo da luglio ad agosto
  • tutta la Puglia per i pomodori nel periodo da agosto a settembre
  • Marsala (TP) per l’uva da vino nel periodo di settembre
  • Salerno per i finocchi nel periodo da settembre a ottobre
  • Cerignola (FG) per le olive nel periodo di ottobre

Il collocatore, quello che da noi nel centro Italia si chiama “fattore” e che io invece definirei lo “sfruttatore”, in cambio del lavoro nei vari posti pretende dagli immigrati una parte della già misera paga giornaliera. E’ lui che li fa ruotare da un posto all’altro nei vari periodi. E’ sempre lui che li “sistema” nei capannoni fatiscenti o nelle baraccopoli adiacenti o vicine ai campi di lavoro. Chi osa protestare è fuori. Nel caso di clandestini la paga si riduce ulteriormente e l’immigrato è sempre sotto costante minaccia di denuncia alle autorità. Il datore di lavoro, cioè il proprietario del terreno dove viene effettuata la raccolta non paga direttamente gli operai, ma paga il “fattore”. Nessuno, nelle zone sopra elencate, può pensare di fare qualcosa bypassando il racket dei braccianti agricoli. Secondo le ultime stime i braccianti agricoli immigrati in regola che lavorano attraverso il racket sono circa 200.000 ai quali se ne aggiungono altrettanti di irregolari, i cosiddetti “fantasmi”.

Ora, se a questa situazione ci aggiungete tutti i soprusi ai quali sono sottoposti questi lavoratori da parte della cosiddetta “gente per bene”, le discriminazioni, gli insulti, se ci aggiungete l’infernale condizione di vita di questi esseri umani, allora potete capire il perché dello scoppio di questa bomba.

Ribadisco che non è assolutamente mia intenzione giustificare la violenza vista in questi giorni a Rosarno, ma facciamo bene attenzione a individuare le vittime e i carnefici. Alla base di quanto successo non c’è l’immigrazione irregolare come sostiene il Ministro Maroni, o comunque non è la causa principale, alla base c’è un vero e proprio sfruttamento disumano dell’essere umano, una sorta di riduzione in schiavitù semi-legalizzata non degna di un Paese civile come l’Italia. Questo stato di cose ha portato all’esasperazione e agli atti estremi visti in questi due giorni.

Ora lo Stato deve giustamente garantire la sicurezza dei cittadini e non può tollerare forme di violenza come quelle viste a Rosarno, tuttavia lo Stato deve garantire anche i lavoratori e i loro Diritti, quindi è necessario aprire una indagine su quanto c’è dietro allo scoppio dei disordini in Calabria. Non ci si deve limitare solo a condannare la violenza degli immigrati che, ribadisco, non è assolutamente tollerabile, ma ritengo che colpire solo gli immigrati e lasciare impuniti i loro sfruttatori, una sorta di schiavisti del 21esimo secolo, non è affatto corretto e giusto. La legge è uguale per tutti e chi ha fomentato o partecipato ai disordini deve essere individuato e sanzionato a norma di legge, ma se ci si limita solo a questo la rivolta dei braccianti agricoli sarà stata inutile e il sacrificio di chi sapeva benissimo a cosa andava incontro (l’espulsione) sarà stata vana. Un paese civile come l’Italia non può tollerare lo sfruttamento di esseri umani. Il racket dei braccianti agricoli va colpito senza indugi altrimenti presto ci ritroveremo con altre Rosarno.

Articolo scritto da Bianca B.

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