Sbagliato accostare Ahmadinejad ai palestinesi. Risposta all’Onorevole Fernando Rossi

Prendo spunto da una risposta ad un nostro articolo pervenuta dall’Onorevole Fernando Rossi il quale, insieme a Monia Benini, ha partecipato alle celebrazioni del regime iraniano e siccome spiegare all’interno di un commento quello che l’Onorevole Rossi ci chiede di spiegare sarebbe troppo lungo, ci scrivo un articolo sperando che in qualche modo contribuisca a fare chiarezza.

Vede caro Onorevole, è Lei stesso che in qualche modo mi da gli spunti per risponderle. Prima di tutto non vedo come possa portare solidarietà ai palestinesi andando a presenziare a una manifestazione in Iran e stringere mani che grondano sangue. Lei dice di essere un “democratico convinto”, però mentre Lei stringeva quelle mani e rilasciava quella intervista a pochi passi da Lei ragazzi “convintamente democratici” venivano massacrati senza pietà proprio perché chiedevano più democrazia. Non lo trova paradossale?

Il fatto che noi si sostenga convintamente il Diritto all’esistenza di Israele non significa essere completamente d’accordo con il Governo di Gerusalemme, anzi, molto spesso siamo stati tra i primi a criticarlo anche in maniera accesa e le dirò che siamo stati pure ascoltati in più di una occasione. Non tolleriamo però la faziosità che spesso maschera un aperto antisemitismo con cui alcune volte Israele viene attaccata. Il Rapporto Goldstone, al quale Lei fa riferimento nella sua intervista a IRIB e che Berlusconi non ha accettato, è indiscutibilmente un rapporto fazioso, redatto a senso unico e senza alcuna verifica indipendente per stessa ammissione di Goldstone. Esiste un contro-rapporto (di cui pochi parlano) che lo smonta pezzo per pezzo. Nulla è bianco o nero, ci sono sfumature che spesso vengono ignorate deliberatamente.

Secondo noi è giusto criticare quando l’esercito israeliano compie atti sbagliati, quando a morire sono gli innocenti, lo abbiamo fatto più e più volte, non è giusto però giustificare e legittimare il comportamento di Hamas e il rapporto Goldstone lo fa. Si dice che Israele tenga in ostaggio la Striscia di Gaza, noi invece riteniamo che sia Hamas a tenere in ostaggio gli abitanti di Gaza. Non abbiamo sentito cori di disapprovazione quando i leader di Hamas, non più di un mese fa, hanno dichiarato pubblicamente che il loro obbiettivo è quello di distruggere Israele. Non abbiamo sentito una sola parola sul fatto che Hamas tenga i suoi depositi di armi in strutture civili, spesso in ospedali. Non abbiamo sentito una sola parola sul fatto che gli aiuti umanitari destinati a Gaza, compresi quelli dell’Onu, vengano gestiti completamente da Hamas e non vengano distribuiti (non a tutti comunque). In compenso ogni volta che si parla di Ahmadinejad e del suo palese tentativo di dotarsi di armi nucleari si sentono solo parole di approvazione giustificandole, come ha fatto lei in quel commento, con il fatto che Israele avrebbe (e sottolineo avrebbe) 200 bombe atomiche. Ammesso e non concesso che sia vero, Israele non ha mai manifestato l’intenzione di spazzare via un popolo mentre la stessa cosa non si può dire di Ahmadinejad che lo ha fatto in ogni occasione che gli si è presentata. Israele, dal giorno successivo alla sua nascita, ha sempre dovuto difendersi dagli attacchi degli eserciti arabi che la volevano distruggere e lo fa anche oggi anche se l’Iran non è un Paese arabo. Un conto è avere un’arma per difesa, un altro è averla per offesa.

E’ chiaro, stiamo entrando in un ragionamento complesso qual’è quello riguardante la situazione in Medio Oriente che non può certo essere affrontato in un articolo di poche battute. Quello che però mi preme particolarmente puntualizzare è il fatto che sia assolutamente sbagliato accostare l’Iran alla questione palestinese. Ahmadinejad usa i palestinesi esattamente come fa Hamas o come fa, anche se in maniera diversa, Fatah. Solo che, mentre Fatah lo fa per ragioni meramente economiche, Hamas e Ahmadinejad lo fanno con l’intenzione di arrivare alla distruzione di Israele. Lo dicono loro, non è una mia ipotesi.

Per questo e solo per questo il suo gesto (e quello della sua collega) sono a nostro parere profondamente sbagliati. Lei non è d’accordo con le parole di Berlusconi? La cosa è comprensibile e anche noi rispettiamo le sue idee pur essendo diverse dalle nostre, però manifestare il suo disaccordo andando a legittimare un regime sanguinario come quello di Ahmadinejad e di Khamenei non solo è un atto che va contro a quelle idee “profondamente democratiche” che lei stesso dice di avere, ma nuoce indirettamente proprio ai palestinesi che Lei dice di voler difendere.

Il Medio Oriente non ha bisogno di altre guerre, non ha bisogno di gente come Ahmadinejad o come Ismail Hanyeh e Khaled Meshaal, gente che vive di guerra e si sostiene solo con la legge delle armi e con la prepotenza. Il Medio Oriente ha bisogno di uomini coraggiosi e soprattutto di uomini di pace. Noi sosteniamo il movimento riformista iraniano da ben prima delle elezioni dello scorso giugno anche con incontri periodici con i dissidenti iraniani. Qualcuno ci ha accusato di organizzare “rivoluzioni colorate” come se la cosa fosse un delitto, come se arrivare ad un cambiamento democratico in Iran senza violenza e, soprattutto, senza interferenze esterne, fosse una cosa sbagliata. Noi pensiamo che non lo sia, anzi, pensiamo che sia l’unica strada per evitare l’ennesimo conflitto armato (questa volta regionale). Non ci aiutano però gesti come quello fatto da lei e dalla sua collega prontamente strumentalizzato dalla stampa di regime iraniana come lo è IRIB. Mi creda, non ne facciamo assolutamente una questione politica, ne facciamo però una questione morale. Lei dice di essere “convintamente democratico”, bene, allora appoggi convintamente le richieste dei ragazzi iraniani separando la questione palestinese da quella iraniana. Chissà che anche il popolo palestinese non possa un giorno (speriamo presto) prendere spunto dal Movimento Verde iraniano e mandare a casa i loro veri oppressori.

Miriam Bolaffi

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