Hanno scambiato Israele per un popolo stupido e suicida

Ieri si è svolta a Parigi l’ennesima farsa palesemente anti-israeliana. Non è chiaro a nessuno il motivo per cui oltre 70 Stati di tutto il mondo hanno ritenuto di doversi riunire per discutere del futuro di Israele e della cosiddetta Palestina senza che ci fosse nessuna delle due parti in causa. La cosa appare persino grottesca se si considera che a poca distanza, in Siria, si sta consumando una delle più gravi stragi di civili dalla fine della seconda guerra mondiale.

La Conferenza di Parigi sul Medio Oriente organizzata dalla Francia in collaborazione con l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) mirava con molta probabilità a produrre una dichiarazione finale che poi avrebbe dovuto essere portata a tempo di record al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e trasformata in risoluzione, una dichiarazione che nelle intenzioni di Parigi e dei palestinesi doveva riportare le lancette del tempo al 1967 e con esse anche i confini di Israele, il tutto come se nel frattempo non ci fossero state le guerre arabe di aggressione verso Israele, come se gli arabi non avessero perso tutte quelle guerre e con esse importanti, alcuni dei quali (Sinai, Gaza e alcune aree di Giudea e Samaria) restituiti all’Egitto e alla Giordania a seguito di accordi di pace. Ne è uscito invece un documento finale in cui si invitano semplicemente le parti a non compiere «azioni unilaterali» e a «restaurare il loro impegno per una soluzione a due Stati», documento giustamente non firmato dalla Gran Bretagna in quanto alla Conferenza di Parigi mancavano le due parti protagoniste, cioè Israele e i cosiddetti palestinesi.

Senza entrare nel merito del documento finale (in rete si trovano resoconti esaurienti) quello che mi preme evidenziare è che, almeno per il momento, sembra scongiurato il rischio che tale dichiarazione finale si trasformi in una risoluzione ONU, anche se con questa gente non è mai detta. Ora la domanda da porsi è: ma questi cosa vogliono da Israele?

Teoricamente la richiesta di questi Paesi è che Israele accetti senza discutere le condizioni dei cosiddetti palestinesi che nell’ordine sono il ritiro di Israele sui confini del 1967, fine della costruzione degli insediamenti, rientro dei finti profughi palestinesi e infine la nascita di uno Stato Palestinese con Gerusalemme Est come capitale. In cambio promettono pace e il riconoscimento di Israele dal parte del mondo arabo. Ora, la formula “terra in cambio di pace” abbiamo già visto che con gli arabi non funziona, basta guardare a cosa è successo dopo che Israele ha restituito Gaza. Oltre a questo nessuno spiega come fare rientrare milioni di finti profughi e soprattutto chi li dovrebbe prendere. Insomma, dove li mettono? E poi, ma siamo proprio sicuri che i cosiddetti palestinesi vogliano un proprio Stato o che non cerchino semplicemente di tirare a campare essendo che la posizione di “vittime” gli conviene? D’altra parte costruire uno Stato dal nulla non è cosa facile e, come ho avuto modo di spiegare in altra occasione, comporta dover fare alcune cose che i cosiddetti palestinesi nemmeno si sognano. A tutto questo va aggiunta una cosina da nulla che molti dimenticano (o fanno finta di non vedere), cioè che pochissimi arabi intendono riconoscere Israele (dei persiani poi non ne parliamo) e che alla fine il sogno rimane sempre quello di distruggere Israele, quindi qualsiasi soluzione verrà accettata dagli arabi non ci sarà mai il pieno riconoscimento di Israele, troveranno sempre una scusa per non farlo.

La cosa buffa è che tutti gli Stati che ieri hanno partecipato alla Conferenza di Parigi sul Medio Oriente queste cose le sanno benissimo. Tutti sanno che il problema non è Israele che, anzi, a più riprese ha chiesto di ripristinare i colloqui con gli arabi, ma continuano a proporre la stessa soluzione da 70 anni, una soluzione che Israele non può accettare semplicemente perché sarebbe un suicidio assistito, come se Israele si uccidesse lentamente da solo. Torno a ripetere che il ritiro israeliano da Gaza deve fare scuola. In quella occasione Israele cedette alle pressioni internazionali e si ritirò da Gaza credendo che la formula “terra in cambio di pace” potesse funzionare. E’ stato un errore costato guerre in successione e migliaia di vittime. Ora si chiede a Gerusalemme di fare la stessa cosa con Giudea e Samaria ben sapendo che il risultato sarà lo stesso che si è avuto a Gaza. Stupidità o malafede? Idiozia politica o ragionata volontà di danneggiare la democrazia israeliana? Personalmente propendo per la seconda. E allora, perché Israele dovrebbe suicidarsi? Per far piacere alla Mogherini e alla nutrita lista di politici odiatori? Perché è questo quello che vuole questa gente, vuole danneggiare (possibilmente in maniera definitiva) la democrazia israeliana. Ma davvero credono che gli israeliani non lotteranno per impedirlo?

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