Se la Giornata della Memoria è senza Memoria

Tra pochi giorni, il 27 gennaio, sarà la Giornata della Memoria istituita dalle Nazioni Unite per ricordare l’olocausto ebraico avvenuto per mano dei nazisti. Come ogni anno mi prefiggo di non scriverci nulla, non perché non sia importante ricordare, anzi, è importantissimo, quanto piuttosto perché questa giornata è diventata una parata di ipocrisia usata e abusata da quella massa di odiatori ipocriti che la utilizzano per lavarsi le coscienze per 24 ore.

Quest’anno però la Giornata della Memoria assume una valenza particolare, più ancora che negli altri anni. Quest’anno in Europa e in tutto il mondo abbiamo assistito ad una vera e propria esplosione dell’antisemitismo e dell’odio verso gli ebrei in quanto tali.

Intendiamoci, l’odio anti-ebraico è sempre esistito, più o meno sotterraneo o evidente ma c’è sempre stato. Solo che negli ultimi mesi è diventato – passatemi il termine – “sfacciato”, cioè sfacciatamente conclamato, dichiarato senza alcuna vergogna o timore di incorrere in sanzioni di legge.

E’ come se la memoria di quanto accaduto durante il nazismo fosse stata cancellata, anzi, è come se quella memoria venisse utilizzata al contrario, ricordandone le nefaste conseguenze in senso positivo come se massacrare ebrei fosse una cosa giusta e buona.

E’ una cosa davvero orribile, qualcosa che neppure il più pessimista degli ebrei poteva immaginare. I rapporti di attacchi antisemiti si moltiplicano come crescono a dismisura gli ebrei europei che decidono di andare a vivere in Israele, di fare cioè l’Aliyah. Ma se fino a poco tempo fa fare l’Aliyah era una scelta di vita, negli ultimi mesi è diventata un modo di sfuggire alle sempre più evidenti persecuzioni, agli attacchi. Si fa l’Aliyah per paura, non più per una scelta di vita e questo è davvero incredibile e intollerabile.

Qualcuno di coloro che “non giustificano gli attacchi antisemiti ma…….” sostengono che la colpa dell’aumento dell’antisemitismo sia dovuto alle cosiddette “politiche di Israele” e che quindi se Israele rinunciasse alle sue “politiche di occupazione” gli attacchi antisemiti cesserebbero. Non so se questa gente ci crede davvero a questa enorme stupidata, ma importanti “pensatori”, per lo più negazionisti, la sostengono. In realtà bisognerebbe avere il coraggio di dire che le politiche di Israele non c’entrano nulla. Non ho mai visto un iraniano o un saudita attaccato per strada a causa delle politiche di Iran e Arabia Saudita. Non ho mai visto un turco attaccato da qualcuno che ce l’ha è con le politiche di Erdogan. C’entrano invece due cose ben chiare: la prima è l’essere ebreo e quindi appartenere al popolo ebraico, la seconda – direttamente collegata alla prima – è il fatto che Israele rappresenta per definizione lo Stato Ebraico e quindi ogni ebreo è visto come “vicino” a Israele. Quindi la smettano gli ipocriti di nascondersi dietro a un dito, la cosa ha un nome ben chiaro: antisemitismo.

E qui torniamo alla Giornata della Memoria. Di che memoria stiamo parlando se non ci ricordiamo a cosa ha portato l’antisemitismo nella prima metà del secolo scorso? Cosa ricordiamo se il mondo sta ripercorrendo la stessa strada percorsa prima e durante l’olocausto?

E allora facciamo in modo di usare la Giornata della Memoria per evidenziare cosa sta accadendo ai giorni nostri oltre che per ricordare l’olocausto, facciamo in modo che quel “mai più” sia effettivamente una cosa reale. Facciamo in modo che la memoria sia veramente memoria.

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by Franco Londei tempo di lettura: 2 min
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