Si incendia il Golfo Persico: Arabia Saudita e Stati Uniti ai ferri corti per l’Iran

Si dice che il Re saudita, Abdullah, abbia un diavolo per capello con il Presidente americano, Barack Obama. Il motivo è il palese immobilismo americano nei confronti dell’Iran e degli ultimi fatti accaduti nel Golfo Persico che hanno visto il susseguirsi di gravi provocazioni iraniane nei confronti dei Paesi arabi che si affacciano sul Golfo.

In una riunione della Gulf Cooperation Council (GCC) tenutasi lunedì a Riad, gli Stati membri dell’importante organismo arabo hanno deciso di muoversi da soli contro Teheran per far cessare immediatamente i tentativi iraniani di destabilizzare i paesi del Golfo. La decisione presa prevede anche l’intervento militare. La decisione di agire da soli deriva dal completo disinteresse mostrato dall’amministrazione americana nei confronti dell’espansionismo iraniano e, soprattutto, nei gravi fatti accaduti di recente nel Golfo Persico e che sono sfociati in un vero e proprio assedio all’ambasciata saudita a Teheran.

Nelle ultime settimane è successo di tutto. E’ emerso che dietro alle proteste in  Bahrain ci sono elementi iraniani. Per questo l’Arabia Saudita ha reclutato circa 2.000 uomini, per lo più pakistani, per dare man forte al debole governo del piccolo Stato arabo. Questo ha portato il Ministro degli Esteri iraniano a convocare l’ambasciatore pakistano a Teheran per informarlo del fatto che ex militari pakistani erano stati assoldati da Riad e, quindi, per protestare ufficialmente. Da questo episodio le Guardie della Rivoluzione sono partite per mettere sotto assedio l’ambasciata saudita a Teheran, senza che la polizia intervenisse. Altri episodi di “infiltrazione” iraniana atta a fomentare proteste contro i governi arabi sono stati segnalati e provati negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Oman.

Nonostante questo l’amministrazione americana continua a voler cercare il dialogo con Teheran. Da qui la decisione, molto allarmante, del GCC di agire anche militarmente da soli. Obama ha subito inviato tre emissari presso il Re saudita per cercare di calmare le acque, ma ormai la frittata e fatta e la tensione nel Golfo Persico sta raggiungendo picchi mai visti negli ultimi anni.

Lunedì scorso (18 aprile) nel completo disinteresse dei media mondiali, il ministro degli Esteri del Bahrain, Khalid bin Ahmed Al Khalifa, ha annunciato che truppe del GCC sono presenti nel piccolo stato e che ci resteranno a lungo. In contemporanea sono stati annunciati alcuni provvedimenti di tipi militare. Missili antinave sono stati dislocati lungo le coste dei Paesi del Golfo appartenenti al Gulf Cooperation Council, così come missili terra-terra a lunga gittata. Rafforzata anche la presenza navale mentre diverse squadriglie di caccia saudite sono state spostate negli aeroporti lungo la costa. Cancellati i voli civili da e per Teheran.

E’ chiaro che la situazione nel Golfo Persico si sta velocemente deteriorando come è chiaro che gli Stati Uniti, che pure hanno importanti alleanze strategiche nel Golfo, non stanno praticamente facendo niente affinché ciò non avvenga. E’ sconcertante vedere la pochezza della politica estera del Presidente Obama, specie nei confronti dell’Iran. La cosiddetta “politica della mano tesa”, tanto declamata dal Presidente americano, fino ad oggi ha portato Teheran a un passo dalla bomba atomica, ad un vero e proprio accerchiamento militare di Israele e alla violenta e continua intromissione iraniana nei Paesi del Golfo Persico, del Medio Oriente e dell’Africa.

Sharon Levi

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