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Siria: il problema è Assad ma anche Al Qaeda

Fonte – «Il problema con la Siria non è deporre Assad, il problema è non far entrare Al Qaeda». Così mi disse qualche giorno fa un esperto di questioni medio-orientali che lavora per una nota azienda di servizi di consulenza politica americana.

E Obama sembra pensarla (almeno per questa volta) esattamente come gli esperti che al momento sconsigliano vivamente di deporre il dittatore siriano con la forza. I rischi di una azione simile sarebbero davvero tanti. Giusto per iniziare in Siria non c’è una vera e propria opposizione politica (fatto questo che ricorda da vicino la situazione in Libia) e questo è un vuoto che potrebbe essere facilmente riempito dagli estremisti islamici. In secondo luogo, dando per scontato che Assad non se ne vada tanto facilmente, un conflitto con la Siria non sarebbe proprio uno scherzetto e, quasi certamente, coinvolgerebbe anche altri Stati (Libano e Giordania è quasi certo, Israele con molta probabilità) dove in particolare sono concentrati i cosiddetti “profughi palestinesi” che attualmente sembrano essere molto vicini al macellaio di Damasco (ne ha accennato anche lo speaker del Parlamento iraniano, Ali Larijani). Infine Assad, messo alle strette, potrebbe aprire le porte dei suo arsenali (tra cui molte armi chimiche) ai terroristi il che vorrebbe dire consegnare molte armi di distruzione di massa a chi non esiterebbe un secondo ad usarle.

«E’ orribile da dire, ma credo che in questo momento e con questa situazione Assad sia il male minore» mi disse ancora l’esperto americano dopo avermi spiegato le sue ragioni.

Ora, gli analisti sono pagati per analizzare i pro e i contro delle situazioni internazionali, non per farsi prendere lo stomaco dalle vicende locali. Se uno, nel vedere le scene dei massacri di Assad, desse retta all’istinto inizierebbe a bombardare la testa del dittatore siriano già da subito, ma come detto gli analisti non usano né lo stomaco né, tantomeno, l’istinto. Loro analizzano la situazione in base ai dati e alle informazioni che hanno. Bene, in questo momento le informazioni che hanno gli analisti di tutto il mondo sono queste: abbattere Assad sarebbe peggio per tutti (compreso per Israele).

So benissimo di andare contro l’opinione di molti miei colleghi di Secondo Protocollo e di molti miei amici, ma ragionando a mente fredda e senza farsi prendere dal “primo istinto” non posso che concordare con l’analisi fatta dal mio amico americano. I rischi geopolitici di una destituzione forzata di Assad sono troppo grandi per essere sottovalutati. Intendiamoci, ciò non significa che credo che il macellaio di Damasco non vada destituito, tutto il contrario, solo che credo che questa operazione vada fatta con le dovute cautele e dopo aver preparato il terreno alla sua “successione”.

L’esperienza nelle precedenti “primavere arabe” ci ha insegnato che l’estremismo islamico (che si chiami Al Qaeda, Fratellanza Musulmana o qualsiasi altra sigla del vastissimo mondo islamico) si insinua facilmente e velocemente nei vuoti di potere lasciati dai dittatori. Per la Siria non è diverso e quindi bisogna prevenire che ciò avvenga.

L’ideale sarebbe, turandosi il naso, permettere ad Assad di abbandonare il potere (e il Paese) con relativa gradualità individuando da subito un suo (anche se provvisorio) successore. In concomitanza l’Onu dovrebbe inviare in Siria una forza di diverse migliaia di uomini (non meno di 10.000) armati di tutto punto che garantiscano con l’aiuto di tutte le parti locali il graduale passaggio dalla dittatura alla democrazia e impediscano, nel contempo, le immancabili infiltrazioni dell’estremismo islamico.

 Una soluzione del genere potrebbe piacere anche ai russi (la forza Onu potrebbe essere composta anche da soldati russi) che manterrebbero le loro basi navali nel Mediterraneo e nel contempo non sarebbero più complici dei massacri di Assad & C. (gli iraniani).

Gli unici che sicuramente non apprezzerebbero una soluzione del genere (a parte gli estremisti islamici) sono proprio gli iraniani e i loro alleati di Hezbollah che perderebbero ogni influenza sulla Siria e non avrebbero più un alleato di ferro che confina con Israele in grado di tenere sotto tiro dei suoi missili l’intero territorio israeliano. Per questo faranno di tutto affinché ciò non avvenga, persino favorire l’ingresso in Siria dei terroristi di Al Qaeda.

Naturalmente siamo solo nell’ambito delle ipotesi anche perché è assai improbabile che Assad accetti una tale eventualità, tuttavia ritengo che una soluzione del genere per la Siria sarebbe la più adatta in termini di sicurezza per tutto il Medio Oriente. E’ logico che da Teheran faranno di tutto per impedirlo,compreso probabilmente organizzare sanguinosi attentati, ma non pensare oggi a questa possibilità mi sembra davvero stupido.

Franco Londei