Siria: scenario da incubo per Israele e per il mondo libero

Siria – 28.07.2012: Le informazioni di intelligence affluiscono copiose a Langley, sede della CIA, così abbondanti da provocare in certi casi analisi confuse e addirittura contraddittorie. Ma la situazione sul terreno non è chiara. Nessuno sa con esattezza chi siano i ribelli e come sarà il dopo Assad, perché l’unica cosa quasi certa è proprio la caduta del regime.

Due giorni fa un raffinato e preparato analista israeliano, Alex Fishman, parlava di un “dopo Assad da incubo per Israele” disegnando uno scenario assai fosco e prevedendo l’avvento dell’integralismo islamico in Siria. Nella sua analisi, pubblicata su Ynet, parlava anche del fatto che la CIA sarebbe in possesso di prove che alcune delle peggiori stragi avvenute in Siria e addebitate agli uomini di Assad sarebbero in effetti opera di “indefinite forze ribelli”, dove per indefinite si intende che probabilmente non sono nemmeno siriane. Ci sarebbero quindi gravi infiltrazioni tra i ribelli siriani, probabilmente da parte di salafiti legati ad Al Qaeda, il che rende lo scenario del dopo Assad assai fosco specie se dono vere le informazioni secondo cui alcune stragi sarebbero state volontariamente perpetrate da questi elementi allo scopo di far ricadere la colpa su Assad.

Lungi da me cercare di riabilitare il dittatore siriano, che è un assassino e rimane tale, ma secondo quando descritto da Fishman la Siria rischia seriamente di finire dalla padella alla brace e con essa tutto il Medio Oriente. Ora, non sappiamo quanto siano attendibili le fonti di Alex Fishman, ma se solo una parte di quello che riporta fosse vero c’è di che preoccuparsi.

Uno dei nodi principali del problema rimangono le armi chimiche di Assad. Se la Siria dovesse finire in mano ad elementi salafiti tali armi sarebbero un gravissimo problema per Israele, lo stesso problema che ci sarebbe se finissero nelle mani di Hezbollah. La CIA avrebbe investito moltissime risorse per monitorare costantemente la posizione di queste armi. Satelliti dal cielo spiano continuamente il territorio siriano mentre agenti sul terreno cercano di avere informazioni sull’arsenale chimico siriano. Lo stesso stanno facendo gli israeliani che sono pronti anche ad un intervento militare pur di impedire che l’arsenale chimico siriano finisca in mani sbagliate. Monitorati anche i porti per impedire che le armi chimiche prendano il largo via mare.

Ma la preoccupazione principale (anche per le armi chimiche e per i sistemi d’arma) resta il “dopo Assad”, cioè su chi e come gestirà il passaggio di potere dalla dittatura attuale alla nuova forma di governo. Se le informazioni in mano alla CIA sono attendibili è presumibile che ci si troverà di fronte a una situazione molto confusa dove non si sa chi comanda cosa, cioè la situazione ideale per le infiltrazioni qaeiste e salafite. Al momento non c’è una figura che rappresenta i ribelli anti-Assad e, soprattutto, non hanno una linea politica ma solo militare. Se possibile, è una situazione peggiore di quella libica del dopo Gheddafi. In questo contesto il controllo degli arsenali chimici è fondamentale e non può certo essere delegato né all’esercito siriano, per il rischio che finiscano in mano a Hezbollah, né ai ribelli per il rischio qaedista. Ed è qui che si fa strada nelle menti degli analisti americani e israeliani l’idea di un intervento mirato unicamente al controllo degli arsenali o alla loro totale distruzione. Già il rischio che il dopo Assad sia peggio dell’attuale regime è concreto, se poi ci mettiamo che i nuovi padroni della Siria potrebbero avere in mano un arsenale chimico potentissimo, lo scenario diventa da incubo.

Sia ben chiaro, non intendo affermare che sarebbe meglio lasciare le cose come stanno, ma che sarebbe peggio permettere agli integralisti islamici di prendere il controllo della Siria e delle sue armi. Per questo, se fino ad ora la comunità internazionale è rimasta immobile, adesso è necessario che ci si organizzi e che si intervenga sia diplomaticamente che, se necessario, militarmente. Diplomaticamente per trovare nella sponda anti-Assad un interlocutore affidabile che rappresenti tutto il movimento ribelle e che guidi la Siria nel dopo Assad, militarmente per togliere di mezzo le armi chimiche siriane che comunque sono una minaccia che non può essere lasciata attiva. Se non si farà questo (e in fretta) lo scenario potrebbe davvero diventare da incubo.

Adrian Niscemi

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