Secondo Protocollo

Soldi UE alla Palestina: è ora di chiudere i rubinetti se si vuole la pace

Potevo fare un titolo forse più corretto parlando di “fondi ai palestinesi” ma ho ritenuto che “soldi ai palestinesi” fosse più di impatto visto anche l’argomento che sto per andare a trattare e cioè quel pozzo senza fine che è la cosiddetta “Palestina”.

Per dare ai lettori un quadro iniziale della situazione voglio prendere spunto da due articoli. Il Primo è apparso sul sito della Comunità Ebraica di Roma (questo il link) è parla del cospicuo patrimonio di Abu Mazen, Presidente della Autorità Nazionale Palestinese (ANP) il quale, come il suo predecessore, Yasser Arafat, ha pensato bene di intascarsi una buona fetta degli aiuti della comunità internazionale destinati ai bisogni della popolazione palestinese(100 milioni di dollari, ma saranno certamente di più). Il secondo articolo è apparso su ImolaOggi.it (questo il link) e parla invece dell’ennesima regalia dell’Unione Europea alla ANP (e quindi ad Abu Mazen), una donazione a fondo perduto di 10 milioni di euro che, in un momento di crisi come questo, potevano essere certamente usati meglio (per esempio per aiutare le famiglie in difficoltà della Grecia n.d.r.).

Quindi cosa abbiamo? Da un lato il capo della ANP che va in giro per il mondo a chiedere soldi per i palestinesi “oppressi e poveri” ma che dispone di un patrimonio personale da fare invidia a Berlusconi, patrimonio costruito attingendo a quattro mani dai fondi destinati alla povera gente. Dall’altro abbiamo una popolazione che viene mantenuta volontariamente in condizione di povertà allo scopo di attribuirne la colpa al nemico israeliano e quindi di alimentare l’odio verso Israele colpevole, secondo il credo comune dei filo-arabi, di “affamare il popolo palestinese”.

Negli ultimi quattro anni l’Unione Europea ha dato alla cosiddetta “Palestina” qualcosa come 1,34 miliardi di Euro anche se la cifra è in difetto dato che non tiene conto dei fondi elargiti da ECHO, cioè da quella specifica sezione dell’Unione Europea dedicata agli interventi umanitari d’emergenza, anche se il termine “emergenza” è certamente fuori luogo dato che per emergenza si intende un periodo di intervento che non va oltre i 12 mesi, mentre con la Palestina si stanno dando fondi ormai da diversi decenni. Non solo, quella cifra non tiene conto nemmeno dei fondi elargiti dalla UE a terzi attori (ONG, agenzie ONU ecc. ecc.) ma destinati alla popolazione palestinese. Se quindi andiamo a fare un conteggio approssimativo possiamo vedere come in effetti l’Unione Europea negli ultimi quattro anni abbia “devoluto” alla cosiddetta “Palestina” non meno di 10 miliardi di Euro, cioè tre volte tanto dei fondi destinati all’intero continente africano.

Ma se tutti quei fondi fossero serviti a qualcosa si potrebbe parlare di “sacrificio necessario” anche se spropositato rispetto ad altre realtà certamente più gravi. Il problema è che di tutti quei fondi non se ne vede traccia sul territorio. Niente infrastrutture, niente sviluppo, niente ospedali, un sistema civile allo sbando e una situazione di povertà diffusa nonostante la costante crescita del PIL della Cisgiordania. Lo so, adesso i soliti odiatori diranno che la colpa di tutto e di Israele, ma mentono sapendo benissimo di mentire. Israele non controlla i fondi destinati alla ANP e, soprattutto, non ha alcun potere sulla costruzione di opere destinate a migliorare la vita delle popolazioni della Cisgiordania. Anzi, paradossalmente è Israele che attraverso la riscossione dei dazi e delle tasse sulle merci contribuisce a “rifornire” di molti milioni di dollari le casse palestinesi. Sempre gli odiatori adesso diranno che il muro protettivo (azzerati gli attentati in Israele) e alcuni checkpoint (necessari) impediscono la crescita palestinese. Altra balla colossale. La crescita palestinese viene impedita dalla corruzione dilagante all’interno della ANP e, soprattutto, dal fatto che i dirigenti palestinesi hanno tutto l’interesse a mantenere la situazione così com’è adesso. Se per puro caso la cosiddetta “Palestina” dovesse svilupparsi economicamente, magari a seguito di una pace stabile con Israele, per loro si chiuderebbero i rubinetti degli aiuti internazionali, il che in soldoni sono circa cinque miliardi di dollari l’anno. Quindi, che interesse hanno i dirigenti palestinesi a favorire una condizione di pace?

Ed è questo il punto. Se veramente si vuole raggiungere una condizione di pace stabile in Medio Oriente si devono chiudere i rubinetti alla ANP, perché continuando su questa strada, cioè continuando ad elargire fondi a pioggia ai palestinesi senza nemmeno controllare l’uso che ne fanno, significa contribuire a mantenere l’attuale situazione e, soprattutto, a rimpinguare i conti correnti di Abu Mazen e compagnia bella. Non solo, considerando che la ANP usa i fondi europei per fomentare odio verso Israele allo scopo di mantenere l’attuale stato di cose (vedi Al-Aqsa TV completamente finanziata con soldi UE), sarebbe opportuno che anche un eventuale proseguo delle elargizioni (cosa assai probabile) sia comunque condizionato al rispetto di determinati parametri che comprendano una corretta educazione dei giovani arabi. Libri al posto di mitra.

Miriam Bolaffi