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Su presepe e crocefisso nelle scuole serve solo un po’ di sano buonsenso

presepe

Leggo sempre più spesso di scuole che vietano recite natalizie, presepi e persino il crocefisso nelle aule per non “offendere” i bambini di altre religioni. E’ successo anche nel mio paese quindi parlo a ragion veduta.

Ora, premesso che personalmente non mi sognerei mai di vietare una manifestazione tradizionale islamica, buddista, ebraica o di qualsiasi credo perché penso che ognuno abbia il Diritto di professare la propria religione e di farlo nei modi che più ritiene giusti (sempre nell’ambito del rispetto della legge), ritengo questo tipo di decisioni (quello di vietare il presepe, la croce, ecc. ecc.) non solo estremamente errata ma, paradossalmente, contraria a qualsiasi concetto di integrazione, lo stesso concetto tanto caro a un certo tipo di persone.

E’ lo stesso concetto di “integrazione” che dovrebbe farci riflettere. Cosa vuol dire integrazione? Con il termine integrazione si indica l’insieme di processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società. Ora, mi dovrebbero spiegare come possa la decisione di vietare il presepe o una recita natalizia rientrare nel concetto di integrazione. Mi sembra piuttosto che rientri nel termine di “divisione sociale”.

La scuola dovrebbe educare e siccome i tempi cambiano e la società sta diventando sempre di più una società multiculturale, la scuola dovrebbe adeguarsi non vietando o imponendo l’azzeramento delle culture autoctone ma promuovendole verso gli altri e nel contempo promuovendo le altre culture sugli alunni autoctoni. Cioè, se la società è diventata multiculturale la scuola si deve adeguare e non chiudersi.

Non credo francamente che il presepe possa offendere un bambino islamico (tra parentesi Gesù è ritenuto dall’islam un profeta) come non credo che un bambino cristiano si debba offendere per il ramadam o perché il suo compagno di banco musulmano non mangia la mortadella. Credo invece che sia compito della scuola spiegare ai bambini le varie culture senza imporre nulla a nessuno. L’imposizione crea solo divisioni ed estremisti, da una parte e dall’altra.

E allora basterebbe solo un po’ di sano buonsenso, basterebbe non rinnegare le nostre tradizioni e allo stesso tempo accettare quelle di altri. Questo in fondo vuol dire il termine integrazione.

2 Comments

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  • Integrare, forse, significa rendere omogeneo, smussare le diversità per inventare un nuovo ibrido accettabile da culture diverse. Non si capisce il motivo per il quale coloro che occupano un territorio da generazioni e ubbidiscono e si riconoscono nelle regole che si sono dati debbano stravolgere le proprie regole e renderle peggiorative (almeno per le donne della comunità) per adeguarsi ad un modello e leggi contrarie alle proprie. Che cosa può offrire, di positivo, l’islam-che non riconosce nemmeno la Dichiarazione universale di diritti dell’uomo, alla nostra comunità? O si integrano a noi , -quindi cambiano le loro regole, o SE NE DEVONO ANDARE. Chi difende queste pseudo culture diverse, deve essere considerato un rinnegato e traditore. Meno che mai può occupare incarichi nella pubblica amministrazione o essere parlamentare o funzionario del governo che, giurando sulla Costituzione, si impegna a rispettarla.

    • mi autocito Giuliana per farmi capire

      il Diritto di professare la propria religione e di farlo nei modi che più ritiene giusti (sempre nell’ambito del rispetto della legge)

      il rispetto della legge è un dato importante che non riguarda le feste religiose. I Diritti delle donne (per esempio) sono garantiti dalla Costituzione e se qualcuno con la scusa della religione non li rispetta o va dentro o se e va a casa sua. Su questo bisognerebbe essere molto chiari, che siano arabi, ebrei ultraortodossi o indù.

      In questo caso sto parlando solo delle feste religiose e tradizionali che nemmeno dovrebbero entrare in un discorso di convivenza civile. Ma siccome i “fanfaroni della integrazione” sostengono che (nel caso del presepe) fare il presepe vuol dire andare contro l’integrazione ho voluto dire la mia e cioé che è esattamente il contrario