Sud Sudan: alcuni flash sulla situazione a due giorni dal referendum

Da oggi e fino alla prossima settimana inizieremo a pubblicare giornalmente alcuni flash sulla situazione in Sud Sudan che ci giungono dalle nostre fonti in loco. Questo per tenere aggiornati i lettori sulla difficilissima situazione che sta vivendo il Sud Sudan in dirittura d’arrivo del tanto agognato referendum per l’autodeterminazione. I primi flash sono di Raoul, coordinatore di alcuni progetti di educazione e sanità per le diocesi di El Obeid e Rumbek che ringraziamo vivamente anche per le immaginabili difficoltà nei collegamenti internet.

Nelle ultime settimane ho potuto viaggiare da Juba a Turaley,passando da Yirol, Tonj, Wau….ecc. ecc. Juba si sta sempre più ingrandendo, seguendo un disegno di un banale rinoceronte, varie compagnie asfaltano strade senza alcun tipo di criterio, mancando di predisporre  tubature per acqua chiare e scure. Il mercato nero del cambio è giunto a 3,4 per un pound sudanese. Una buona fetta del mercato è tenuto da etiopi. Molti dinka pensando di trovare una qualche prospettiva si riversano sulla attuale capitale. Risultato, un mare di sbandati. Anche la Egypt Air ha aperto un ufficio nei pressi dell’aeroporto. Molte delegazioni, fra cui quella italiana, sono già al lavoro per garantirsi un fetta delle risorse, si dice che l’Italia abbia offerto qualche pezzo di terra al centro nord, è da crederci.

Ad Yirol si sono registrati i soliti scontri, agguati fra Nuer e Dinka, con qualche decina di morti poco prima di Natale, fatti che sono sempre accaduti.

Credo siano giunti in tutto il sud Sudan circa 500 osservatori della Commissione Europea e varie agenzie. La quasi totalità dei bianchi appartenenti alle organizzazioni importanti sono spariti prima di Natale. Rimangono quei pochi che percependo dai 7 ai 10 mila dollari devono per forza fare atto di presenza.

Due giorni or sono, visita del presidente del nord (Omarl al-Bashir) a Juba. Molti “arabi” hanno deciso di non abbandonare Wau, noto svincolo commerciale. I trasporti rallentano ma non vengono assolutamente interrotti. Sicuramente vi sono molti posti di blocco “all’africana”, dove sarebbe possibile far passare una testata nucleare in cambio di qualche pound per accelerare il controllo.

Nella zona dove attualmente mi trovo, si stanno riversando coloro che hanno abbandonato il nord, non vengono ritenuti rifugiati, tuttavia anche l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu (UNHCR) sta collaborando con la International Organization for Migration (OIM). Si pensa che entro 3-4 giorni saranno 150mila, per giungere ad un milione entro breve. Conseguenza, centinaia di bambini vagano collezionando bottiglie in buono stato e chiedendo l’elemosina. Sicuramente faranno in modo di raccoglierli con bus e distribuirli il più lontano possibile dai centri abitativi. Per quanto i riguarda i ribelli provenienti dall’Uganda non si registrano fatti da settimane.

I Dinka rappresenteranno l’etnia di  maggioranza ma, per le proprie scarse capacità, sono le persone meno apprezzate pur essendo il  presidente, Salva Kiir,  uno di loro (non toglie mai quel ridicolo cappello).

Una mia particolare considerazione: le testate giornalistiche dovrebbero titolare: il sud Sudan si appresta a divenire la prostituta di molti  clienti e non di uno solo. Storia vecchia, già vissuta, stancante, quasi stupido parlarne.

La popolazione nubana (Monti Nuba), forse l unica capace di tutto l’intero Sudan, rimarrà al nord e forse proprio in quella zona accadranno fatti spiacevoli, oltre che ad Abyie, ovviamente.

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by Franco Londei tempo di lettura: 2 min
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