Sud Sudan: questione di Abyei e delimitazione dei confini i problemi sul tavolo

Continua la guerra delle dichiarazioni tra Nord e Sud Sudan in merito al prossimo referendum per l’autodeterminazione del Sudan meridionale che si terrà il 9 gennaio 2011. Ora Khartoum, nel tentativo di rinviare il referendum, mette sul tavolo la questione della demarcazione dei confini che si va ad aggiungere alla spinosa questione di Abyei.

E’ stato Ibrahim Ghandour, capo della segreteria politica del National Congress Party (NCP), il partito del Presidente Bashir al potere in Sudan, a gettare benzina sul fuoco delle polemiche con una dichiarazione perentoria che ha smentito qualsiasi accordo con il Sudan People Liberation Movement (SPLM) in marito al fatto che la demarcazione dei confini tra Nord e Sud Sudan sarebbe avvenuta dopo il referendum del 9 gennaio 2011. Sabato scorso il Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayadrit, aveva annunciato un accordo con il NCP per la delimitazione dei confini che sarebbe avvenuta dopo il referendum in quanto non c’era più tempo per farla prima. Secondo Ibrahim Ghandour, un accordo del genere non sarebbe mai stato raggiunto e la demarcazione dei confini resta un problema da risolvere prima dell’effettuazione del referendum. Immediate le proteste del SPLM che parla dell’ennesimo tentativo di boicottaggio da parte del  National Congress Party che vuole in tutti i modi impedire la secessione del Sud Sudan. A Ibrahim Ghandour ha risposto ieri il Segretario Generale del SPLM, Pagan Amum, che in una intervista al Sudan Tribune ha ribadito che il referendum si terrà in ogni caso e che ogni tentativo del NCP di boicottare o rallentare la democratica e pacifica autodeterminazione del Sud Sudan verrà combattuta con tutti i mezzi. Pagan Amum ha anche ricordato che Khartoum ha sempre impedito, nei cinque anni che hanno seguito l’accordo di pace di Nairobi, di demarcare i confini così come previsto dal Comprehensive Peace Agreement (CPA) arrivando a minacciare gli operatori internazionali che dovevano stabilire i confini tra Nord e Sud Sudan. Oggi non può quindi pretendere che si faccia tutto in poche settimane.

L’altra spinosa questione sul tavolo è quella che riguarda la regione di Abyei. Lo scorso anno il Tribunale Internazionale d’Arbitrato ha stabilito la divisione della regione tra Nord e Sud Sudan. La parte nord, ricca di giacimenti petroliferi e abitata dalle popolazioni nomadi arabe dei Missiriyah, è stata attribuita al Nord, mentre la parte a sud, molto fertile e abitata dalle popolazioni nere e stanziali dedite all’agricoltura dei Ngok Dinka, è stata attribuita al Sudan Meridionale. Saranno quindi solo i Ngok Dinka a partecipare al referendum per l’autodeterminazione del 9 gennaio 2011. La cosa non sta bene ai Missiriyah che, debitamente incentivati da Khartoum, pretendono di partecipare al referendum. Una divisione della regione di Abyei tra Nord e Sud Sudan, infatti, vorrebbe dire per loro l’impossibilità di spostare le greggi nelle fertili terre meridionali abitate e coltivate dai Ngok Dinka. Nei mesi scorsi la questione è stata alla base di diversi sanguinosi scontri tra le due etnie. Domani le parti (governi del Nord e Sud Sudan)si riuniranno ad Addis Abeba per cercare di trovare una soluzione alla questione. Il Nord pretende che i Missiriyah partecipino al referendum, mentre il Sud Sudan pretende l’applicazione di quanto deciso dal Tribunale Internazionale e non riconosce ai Missiriyah il Diritto a partecipare al referendum in quanto “ufficialmente residenti nel Nord Sudan”.

La questione di Abyei unita a quella della demarcazione dei confini rischia quindi di incendiare ulteriormente una situazione già tesissima. In tutto questo bisogna far notare la pressoché totale assenza della comunità internazionale con l’Onu in testa a tutti. Fatte salve alcune dichiarazioni di forma, né l’Onu né l’Unione Europea e le altre strutture internazionali sembrano preoccuparsi dell’escalation della tensione a cui si assiste in queste ultime settimane, una escalation che per il momento è solo verbale ma che rischia di degenerare con gli eserciti che sono schierati su due linee pericolosamente vicine.

Claudia Colombo

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