E’ stato raggiunto un accordo tra Nord e Sud Sudan per quanto riguarda i confini tra i due paesi nel caso il Sud decida per la secessione. I mediatori hanno convinto le due parti ad accordarsi per una soluzione “soft” che permetta la libera circolazione di persone e merci tra i due territori. La linea di demarcazione definitiva verrà decisa solo in un secondo tempo e dopo il referendum per l’autodeterminazione del Sud che si terrà il prossimo 9 gennaio.

Si mette così fine a uno dei punti più controversi e che avevano notevolmente rallentato le operazioni di preparazione del referendum tra le quali, la più importante, era quella della registrazione degli aventi diritto al voto.

Da ieri sera a Juba, capitale del Sud Sudan, hanno iniziato a circolare decine e decine di macchine che con megafoni invitano i cittadini a recarsi nei punti di registrazione per segnalare il loro nome e registrarsi. Sono già migliaia le persone che si sono registrate nella capitale. Da oggi la campagna inizierà anche nelle altre maggiori citta del Sudan Meridionale e nelle campagne dove saranno fondamentali gli interventi dell’esercito e degli operatori umanitari per raggiungere i villaggi più sperduti e aiutare la popolazione nell’operazione di registrazione.

Contemporaneamente all’inizio delle procedure di registrazione è iniziata anche una specie di campagna elettorale per convincere gli elettori a votare per la secessione. Le previsioni danno per vincente la decisione di separarsi dal Sudan con un larghissimo margine, ma le autorità di Juba non vogliono lasciare niente al caso.

Nei mesi scorsi il Governo provvisorio del Sudan Meridionale aveva più volte accusato Khartoum di voler boicottare il referendum e in diverse occasioni si era sfiorata la rottura che avrebbe potuto portare ad un conflitto armato. Ora sembra che la strada imboccata sia quella giusta. Tuttavia i problemi rimangono. A Khartoum è in atto una pesantissima campagna contro la secessione del Sud Sudan organizzata e diretta da Hassan al-Turabi che sta raccogliendo molti consensi. Nella regione di Abjei rimane alta la tensione tra Missiriyah e Ngok Dinka nonostante l’accordo sui “confini soft”. I primi continuano a chiedere di poter partecipare al voto, mentre i secondi si oppongono fermamente a questa eventualità. Per la regione di Abjei non è nemmeno certo che il referendum si terrà nei tempi previsti o se verrà posticipato. E poi c’è da segnalare l’innalzamento della tensione lungo i confini con il Congo e con la Repubblica Centrafricana dove vengono segnalati nuovi attacchi dei ribelli ugandesi del Lord’s Resistence Army. Il timore è che in occasione del referendum questi attacchi si moltiplichino, magari ben fomentati da Khartoum. Nei prossimi giorni analizzeremo approfonditamente la situazione di rischio generata dalla presenza dei ribelli ugandesi nella regione.

Secondo Protocollo

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