Sud Sudan: urne chiuse. Ora si aspettano i risultati

Sono state chiuse ieri sera le urne in Sud Sudan dove si svolgeva i referendum per l’autodeterminazione del Sudan Meridionale. Secondo le prime stime l’affluenza avrebbe raggiunto quota 90% ma su questo ancora non vi è alcuna certezza. I meridionali residenti al nord che sono rientrati in Sud Sudan per il voto sono stati oltre 122.000

Seconda la commissione elettorale i risultati del referendum dovrebbero essere resi noti entro il 15 febbraio ma a detta di molti osservatori potrebbero arrivare anche prima di quella data. Ci sia aspetta un corposa maggioranza a favore dell’autodeterminazione.

Le votazioni si sono svolte in un clima festoso e pacifico se si escludono gli scontri avvenuti nella regione di Abyei che però non partecipava al voto (lo farà presumibilmente tra un paio di mesi). L’esercito sud-sudanese ha garantito la sicurezza dei seggi anche nelle zone più remote e impervie e non ci sono stati i tanto temuti attacchi da parte dei ribelli ugandesi del Lord’s Resistence Army (LRA).

Nei pochi centri dove il conteggio dei voti è già iniziato si registra la quasi unanimità dei favorevoli alla secessione e si prevede che la tendenza sarà la stessa anche in tutti gli altri centri. Un corposo spiegamento di osservatori internazionali garantirà che lo spoglio avverrà senza brogli.

Si aspetta quindi l’ufficialità di quello che ormai sembra assodato: il Sud Sudan, animista e cristiano, si separerà dal Nord Sudan arabo dopo una guerra civile durata oltre 22 anni che è costata milioni di morti e dopo sei anni di governo provvisorio da quel fatidico 9 gennaio 2005 quando il defunto John Garang e il vice presidente sudanese, Ali Osman Mohamed Taha, firmarono a Nairobi il trattato di pace (comprehensive peace agreement) che mise fine alla più lunga guerra africana.

Nairobi, 9 gennaio 2005, John Garang ( a destra) e Ali Osman Mohamed Taha firmano il trattato di pace.

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