Sudan-Iran: la violazione dell’embargo sulle armi passa per gli Emirati Arabi Uniti

Che Dubai fosse il centro di smistamento delle violazioni sull’embargo di materiali vietati all’Iran lo sapevamo già (le prove sono all’ONU in barba alle minacce e intimidazioni) ma che gli Emirati Arabi Uniti si prestassero anche al contrabbando di armi dall’Iran verso il Sudan è davvero una novità.

Antefatto: qualche mese fa la nostra organizzazione, unitamente ad altre, aveva segnalato alle Nazioni Unite (e ad altri Governi interessati) un considerevole traffico di armi di provenienza iraniana in Sudan. In particolare si erano segnalate ingenti partite di armi leggere (AK47- pistole ecc.ecc.) di lanciamissili a mano di tipo RPG, di batterie lanciamissili mobili di tipo Katiuscia e di diversi dispositivi esplodenti (mine antiuomo, bombe a mano ecc. ecc.). Le armi venivano scaricate nel porto eritreo di Assab per poi essere portate in parte in Sudan e in parte indirizzate verso il Medio Oriente (Hamas ed Hezbollah). Unitamente al traffico di armi segnalavamo anche la violazione dell’embargo sui pezzi di ricambio per gli aeromobili usati dal governo sudanese per bombardare i civili in Darfur e in altre regioni del Sudan. Ma se per le armi la matrice iraniana era facilmente rintracciabile, anche se non è che sia stato fatto un gran che (se si esclude il bombardamento di un convoglio di armi diretto ad Hamas), quello che ci sfuggiva era come facessero gli iraniani a far arrivare i pezzi di ricambio per gli aerei in Sudan senza destare sospetti dato che le tecnologie per gli aerei non sono cosa facilmente contrabbandabile.

Nei giorni scorsi la svolta. Gli ispettori delle Nazioni Unite, per una volta davvero efficienti, sono risaliti ad una società iraniana con sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, la quale importava tecnologia e pezzi di ricambio per gli aerei principalmente dalla Gran Bretagna, e poi la rivendeva in maniera regolare al Sudan spacciandola però per materiale di altro uso. Allora le videocamere usate dai ricognitori diventavano semplici “dispositivi di sorveglianza video”, i pezzi meccanici per gli aerei diventavano, a seconda del tipo, pezzi di ricambio per veicoli terrestri, motori per sistemi di pompaggio dell’acqua (questo molto interessante n.d.r.) e così via.

La società iraniana con sede a Dubai si chiama Millennium Product Company LLC ed è gestita solo da cittadini iraniani. Il suo Amministratore Delegato è Saeid Mousaei, cittadino iraniano già comandante dei Pasdaran e membro del Partito di Ahmadinejad, responsabile, tra e altre cose, dell’addestramento di unità Qods, i sicari del regime iraniano che commettono omicidi politici all’estero. Una garanzia insomma. Ma quello che è interessante sono i legami che stanno emergendo tra la Millennium Product Company LLC e altre compagnie estere, sia inglesi che americane, gente senza scrupoli che pur di guadagnare milioni di dollari non esita a violare embarghi e disposizioni internazionali. Interessante anche l’atteggiamento tenuto dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti allorquando gli ispettori dell’Onu hanno chiesto di accedere agli uffici e quindi alla documentazione della Millennium Product Company LLC. Prima di tutto qualcuno ha “opportunamente” avvisato l’AD della società e il suo responsabile commerciale, tale Mojtaba Sadegbi, anche lui ex comandante dei Pasdaran e membro delle forze Qods (ma guarda tu il caso!!!!), i quali naturalmente se la sono svignata. Poi le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno opposto agli ispettori dell’Onu una pregiudiziale che in pratica gli vieta di accedere agli uffici (e quindi ai documenti) della società iraniana, pregiudiziale basata sul fatto che gli ispettori Onu non hanno alcuna giurisdizione sugli Emirati Arabi Uniti.

Come tutti sanno gli Emirati Arabi Uniti sono una sorta di Svizzera del Golfo Persico. Gli affari, di qualsiasi tipo essi siano, sono affari, e le società che hanno sedi o sotto-sedi negli EAU godono sostanzialmente di un regime che permette loro di fare qualsiasi cosa, dallo spostamento di immense somme di denaro fino a qualsiasi tipo di mercato, il tutto con la copertura dei vari Emiri e senza dover dare alcuna giustificazione in merito a quello che fanno o commerciano. Curioso, per esempio, come non sia stata data da alcun organo di stampa (nemmeno locale) la notizia della caduta di un cargo sudanese alle porte di Dubai avvenuta i primi giorni di novembre, caduta che poteva provocare una vera e propria strage essendo l’aera fortemente abitata. Solo un caso (o precise misurazioni) ha evitato il disastro. Il fatto curioso è che nessuno sa cosa stesse trasportando il cargo sudanese, nessuno sa se sia caduto per un incidente in fase di decollo oppure, come molti testimoni sostengono, sia stato abbattuto da una mano misteriosa. Fatto sta che da quell’incidente le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno stretto le maglie protettive intorno a determinate società, tra le quali la Millennium Product Company LLC e altre società di nostra conoscenza.

In queste ore si sta preparando una denuncia alle Nazioni Unite per chiedere che gli Emirati Arabi Uniti si sottopongano ai controlli degli ispettori dell’Onu affinché vengano portate alla luce tutte le violazioni dell’embargo verso l’Iran e il Sudan perpetrate per mezzo di società che hanno sedi o sotto-sedi negli EAU. Gli Emirati Arabi Uniti sono membri delle Nazioni Unite dal 9 dicembre 1971 e come tali devono essere soggetti alle disposizioni e quindi ai controlli super-partes dell’Onu.

Miriam Bolaffi

 

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