Secondo Protocollo

Sudan: riprendono colloqui con il Sud Sudan

I negoziatori di Sudan e Sud Sudan hanno ripreso i colloqui per trovare una via d’uscita all’attuale situazione di stallo che rischia di trasformarsi in un conflitto aperto. I punti della discordia, come sappiamo, sono la demarcazione definitiva dei confini, lo status della regione di Abyei, la divisione dei profitti delle esportazioni di petrolio, regole chiare sulla cittadinanza e un protocollo di sicurezza condiviso.

I negoziatori sono rimasti d’accordo che sarà necessario  implementare una roadmap chiara che possa definire la strada da seguire per raggiungere gli obbiettivi e per risolvere in maniera definitiva  i problemi che ormai da molto tempo affliggono i due vicini.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa sudanese, SUNA, i negoziatori avrebbero già raggiunto un accordo sulle priorità che, al momento, sono la demarcazione dei confini abbinata ad una fascia smilitarizzata, un dettagliato accordo sulla sicurezza e la fine del sostegno da parte dei due Governi a qualsiasi gruppo ribelle. In sostanza i negoziatori hanno preferito dare la precedenza alla sicurezza dell’area prima di iniziare i complicatissimi colloqui sullo status di Abyei e sulla suddivisione dei profitti petroliferi.

Le Nazioni Unite hanno accolto la notizia con “estrema soddisfazione” e hanno stabilito l’invio d un centinaio di uomini lungo il confine tra Sudan e Sud Sudan che fungano da osservatori.

Tuttavia, nonostante la ripresa dei colloqui tra Juba e Khartoum, anche ieri si sono registrati diversi scontri a fuoco lungo il confine e almeno due bombardamenti dell’aviazione sudanese sulle città di Majak Woi e Kiirkou (Stato di Northern Bahr el Ghazal). L’impressione generalmente diffusa tra gli osservatori è che a Khartoum non abbiano realmente intenzione di trovare un accordo con il Sud Sudan e che vogliano fare come le altre volte, prendere tempo per organizzarsi per poi negare qualsiasi concessione, specie sullo status di Abyei e sulla suddivisione dei proventi petroliferi.

Il Sudan, infatti, sta vivendo una sostanziale trasformazione interna che lo porta inesorabilmente verso una forma di governo islamico estremista (più di quanto non lo fosse prima) e le notizia sulla presenza di Al Qaeda in Sudan di certo non tranquillizzano.

Secondo Protocollo