Secondo Protocollo

Sudan: ultimatum ai cristiani. Una settimana per lasciare il Paese. E i pacifisti tacciono

Il Sudan del criminale di guerra, Omar al-Bashir, si sta velocemente trasformando nell’ennesima teocrazia islamica. Ieri, con un vero e proprio ultimatum, il regime sudanese ha intimato ai cristiani (tra 500 e 700 mila  persone) di lasciare il Paese.

«I cristiani presenti in Sudan non sono più graditi e devono lasciare il Paese entro e non oltre una settimana a partire da oggi. Chiunque non ottemperi alle disposizioni del Governo verrà considerato “entrato illegalmente nel Paese” e verrà arrestato». Questa la dichiarazione del regime che addirittura all’inizio aveva fissato il termine ultimo all’8 aprile, cioè aveva dato ai cristiani appena tre giorni.

Nel mirino del regime sudanese ci sono i discendenti (anche di terza generazione) degli abitanti del Sud Sudan cristiano che ha da poco ottenuto la secessione dal Sudan. Tutti i discendenti i cui bisnonni sono nati nel Sud Sudan tra una settimana verranno considerati “clandestini” entrati illegalmente in Sudan. Una vera e propria espulsione di massa basata sulla fede religiosa. Provate a pensare cosa sarebbe successo se a fare una cosa del genere fosse stato Israele magari con una decina di arabi. Sarebbe venuto giù il mondo. Invece per il Sudan c’è solo un clamoroso silenzio dei “pacifisti” e soprattutto di quelli che si considerano “amici del dittatore” e che lo hanno sempre difeso (Gino Strada e compagnia bella) nonostante i crimini di guerra e il genocidio in Darfur, un genocidio che è già ripreso nei Monti Nuba.

La volontà del criminale internazionale Bashir e della sua squadra di assassini e amichetti vari è quella di introdurre la Sharia nel Paese, un tipo di Sharia integralista che assomiglia a quella iraniana e araba dove chi non è di fede islamica non ha alcun Diritto. Un po’ quello che succederà prossimamente in Egitto con l’avvento dei Fratelli Musulmani che appena ieri hanno dichiarato che il loro obbiettivo è proprio l’instaurazione della Sharia.

Dove andranno i 500/700 mila cristiani deportati dal Sudan? Con ogni probabilità nel Sud Sudan andando ad aggravare una situazione umanitaria già gravissima che deve far fronte oltre che alle situazioni pregresse ereditate da un conflitto durato oltre venti anni, a quelle odierne che riguardano il Sud Kordofan e la provincia del Blu Nile, zone nelle quali l’esercito sudanese sta compiendo vere e proprie stragi e che hanno costretto oltre mezzo milione di persone alla fuga verso il Sud Sudan.

A questo si aggiungono le voci di un ingresso nel Paese di moltissimi militanti di Al Qaeda i quali si starebbero dirigendo proprio verso il Sud Kordofan dopo aver saputo che con ogni probabilità ci sarà uno spiegamento di forze straniere in quella regione. Insomma, una nuova Jihad contro l’invasione straniera.

In questo contesto già di se gravissimo, si aggrava anche la crisi tra Nord e Sud Sudan. Anche ieri aerei sudanesi hanno bombardato diversi villaggi a sud di Abyei e una pipeline che porta il petrolio estratto al sud verso il Mar Rosso. Gli eserciti sono schierati e se fino ad oggi la guerra non è ripresa si devono ringraziare i politici sud sudanesi, a partire dal Presidente Salva Kiir, che hanno saputo mantenere la calma e non hanno risposto alle violente provocazioni dell’esercito del criminale di guerra Bashir. Ma fino a quando questa situazione potrà andare avanti nessuno lo sa. Il rischio di una nuova guerra è purtroppo altissimo.

E ora vorrei porre una domanda a coloro, come Gino Strada, che hanno sempre difeso il criminale di guerra Omar al-Bashir anche dalle accuse del Tribunale Penale Internazione, e questo nonostante i 700 mila morti del Darfur e le migliaia di morti cristiani degli ultimi mesi: continuerete ancora a supportare questo assassino genocida?

Claudia Colombo