Il suicidio della politica estera europea in Medio Oriente

Chiunque si interessi anche a livello dilettantesco di politica estera sa che in questo campo sono pochissime le sicurezze e che quello che oggi sembra certo domani potrebbe non esserlo più. Tuttavia anche il dilettante qualsiasi sa che una cosa certa c’è, cioè che in qualsiasi ragionamento riguardante la politica estera occorre partire da alcuni punti fermi per poi analizzare tutti gli altri.

Ora, sempre da dilettanti qualsiasi, andiamo a dare una occhiata alla situazione in Medio Oriente e proviamo ad analizzarla partendo dalla individuazione dei punti fermi per poi affrontare tutti gli altri punti.

Cosa abbiamo in Medio Oriente? La Siria è in fiamme e divisa tra governativi e insorti tra i quali si insinua l’ISIL (lo stato islamico dell’Iraq e del Levante), l’Iraq e per metà sempre nelle mani dell’ISIL, l’Egitto attraversa un difficile periodo di transizione, il Libano è fortemente instabile e ampiamente compromesso con il conflitto siriano, la Libia è sull’orlo di un’altra guerra civile, la Giordania è probabilmente il prossimo obbiettivo dell’ISIL e comunque si iniziano a vedere i primi focolai di rivolta islamista. Davvero uno scenario catastrofico che oggi Maurizio Molinari su Rai News 24 (ottima la sua analisi) ha descritto come un “ridisegnamento del Medio Oriente”. Ora, qual è l’unico punto fermo in Medio Oriente? Naturalmente è Israele.

Partendo quindi dalla premessa fatta all’inizio, cosa dovrebbero fare i “grandi esperti” di politica internazionale? Dovrebbero partire da quello che è l’unico punto fermo nella regione e costruire intorno ad esso tutta la loro strategia di “pacificazione”. Sarebbe la cosa più naturale del mondo che anche un dilettante della politica estera capirebbe al primo sguardo. Invece cosa succede? Succede che i cosiddetti “grandi esperti” della politica estera invece di partire dall’unico punto fermo in tutta la regione cerchino di demolirlo, come se invece di essere un punto fermo fosse una anomalia.

E allora vediamo i Ministri degli Esteri europei cedere alle pressioni arabe e chiedere il boicottaggio dei prodotti israeliani, vediamo gli stessi Ministri tacere sul continuo lancio di missili contro Israele, sul rapimento di tre ragazzini e su ogni tipo di attacco allo Stato Ebraico per poi protestare solennemente quando Israele giustamente si difende. Siamo di fronte al clamoroso capovolgimento di qualsiasi logica della politica internazionale, l’attacco all’unico punto fermo della regione, all’unica democrazia in Medio Oriente.

E’ la continuazione della assurda e suicida politica di Obama, quella che in pochi anni ha totalmente cancellato i punti fermi in Medio Oriente consegnando tutta la regione a un marasma di gruppi terroristici e all’estremismo islamico. E siccome probabilmente i “grandi esperti” di politica estera pensano che ancora il lavoro non sia terminato, vogliono finire loro quello in cui Obama ha fallito.

Il sottoscritto sarà anche di parte, non l’ho mai negato, e di certo non sono assolutamente a livello di una Mogherini o di un John Kerry,ma lasciatemi dire che nemmeno un bambino dell’asilo farebbe un errore così clamoroso, così destabilizzante. Invece di attuare una politica risolutiva questi “grandi esperti” attuano una politica distruttiva. Non è solo un controsenso, è un suicidio che l’Europa potrebbe davvero pagare molto caro in un prossimo futuro.

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