Sventato traffico di armi verso l’Iran: Teheran studia ritorsioni verso l’Italia

Ieri abbiamo dato la notizia dell’arresto di sette persone, di cui cinque italiani e due iraniani che si sospetta appartengano ai servizi segreti iraniani, implicate in un traffico di armi verso l’Iran. Nella serata di ieri sono stati diffusi i nomi degli arrestati e non sono mancate le sorprese.

Gli arrestati sono Alessandro Bon, 43 anni residente a Monza titolare della Antares di Varese, la sua compagna, Danila Maffei, 40 anni, Arnaldo La Scala, 45 anni, socio di Bon, Raffaele Rossi Patriarca, avvocato di Torino che secondo l’inchiesta si era recato in Iran a contattare ufficiali dell’esercito per la compravendita degli armamenti. Infine Guglielmo Savi, 56 anni, titolare di una società di telecomunicazioni, la Sirio srl. Ma la sorpresa più grossa è stato scoprire che tra i due iraniani arrestati c’è il corrispondente in Italia di IRIB, la radio-televisione di Stato iraniana che ha un sito in italiano e che si contraddistingue sempre per le sue posizioni ultra estremiste e antisemite. Il giornalista in questione si chiama Hamid Masoumi Nejad, volto noto della televisione iraniana e accredito addirittura presso la sala stampa estera della capitale. L’altro iraniano arrestato è Ali Damirchiloo, 55 anni residente a Torino. Sono attualmente latitanti e ricercati altri due iraniani sospettati di essere degli agenti sotto copertura di Teheran, Hamir Reza e Bakhtiyari Homayoun.

Le indagini, condotte dal procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, hanno portato alla luce un fitto intreccio di affari tra gli italiani e il regime iraniano, intreccio che ancora non è stato del tutto svelato, specie per quanto riguarda il sistema delle triangolazioni che hanno permesso al gruppo di eludere il dispositivo di controllo dell’embargo sulle armi e sulle tecnologie militari a cui è sottoposto il regime di Teheran.

Quello che si sa per certo è che il “salto finale” cioè il terminale delle triangolazioni si trova a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti e che gli affari già conclusi riguardano sia materiale militare per usi “molto particolari” (puntatori per fucili di precisione, giubbotti autorespiratori, paracadute ecc. ecc.) che materiale chimico esplodente di elevatissima pericolosità. Oltre a questo nelle ultime ore sono stati individuati alcuni elicotteri (nove) venduti dalla banda agli iraniani e al momento bloccati in Mali. Ma l’aspetto più inquietante, se confermato, è il tentativo di venire in possesso di materiale termochimico per la costruzione di bombe sporche. Secondo le intercettazioni telefoniche quando gli iraniani hanno chiesto quel determinato tipo di materiale agli italiani, si sono sentiti rispondere che “era troppo pericoloso”, cosa che comunque non gli ha fatti desistere dalla loro ricerca. Da notare come, elicotteri a parte, il resto sia tutto materiale adatto ad un uso terroristico o ad azioni mirate.

Secondo le nostri fonti in Iran già da ieri sera il regime iraniano, letteralmente infuriato per l’operazione italiana, avrebbe ordinato ai servizi segreti e ai guardiani della rivoluzione di studiare una forma di ritorsione verso l’Italia. Si teme che il regime tenti di accusare qualche cittadino italiano, residente o di passaggio in Iran, di spionaggio e quindi di procedere al suo arresto con il massimo del clamore. Per questo riteniamo che sarebbe molto utile che la Farnesina emettesse un “avviso di attenzione” per i cittadini italiani che per lavoro o per altri motivi, sono residenti o di passaggio in Iran.

La tensione tra Italia e Iran è andata aumentando nelle ultime settimane dopo che il Governo italiano aveva preso giustamente e fermamente posizione sia sul programma nucleare iraniano che sulle minacce di Teheran a Israele, posizione che aveva portato addirittura ad un attacco all’ambasciata italiana di Teheran. Ora questa legittima operazione della magistratura italiana rischia di far precipitare le cose e si temono altri atti anti-italiani. Naturalmente speriamo di sbagliarci e che non succeda nulla, ma conoscendo il regime iraniano riteniamo che il livello di attenzione debba essere tenuto molto elevato.

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