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Tamarrod: e adesso tremano Turchia e Tunisia

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Non è un caso che gli unici nel mondo arabo/islamico a non congratularsi con il nuovo Presidente egiziano ad interim, Adly Mansour, siano la Turchia e la Tunisia. Persino Arabia Saudita e Qatar si sono congratulati con il nuovo Presidente egiziano, loro che hanno sempre sostenuto i Fratelli Musulmani.

I più preoccupati soni i turchi che temono un effetto Tamarrod anche in Turchia dopo che nelle scorse settimane la piazza aveva pesantemente contestato Erdogan che non ha esitato a ricorrere alle maniere forti per sedare le contestazioni. L’opposizione turca ha guardato con molta simpatia all’intervento dell’esercito a favore del popolo egiziano. In Turchia le forze militari sono, per costituzione, i guardiani del laicismo e già in passato avevano fatto sentire il loro peso in occasione di tentativi di superare la costituzione laica voluta da Ataturk. Solo che Erdogan ha messo ai vertici dell’esercito tutti uomini di sua fiducia provvedendo a una epurazione dei vecchi generali che si opponevano all’islamizzazione della Turchia. Per farlo ha usato la vecchia tecnica del complotto e si è inventato un tentativo di Golpe (Ergenekon) che i vecchi generali avrebbero organizzato contro di lui. Quindi, teoricamente, Erdogan non rischia di fare la fine di Morsi a cui lo unisce la convinzione che vincere le elezioni significa diventare automaticamente dei rais, dei dittatori legittimati dal voto. Tuttavia, a quanto risulta, anche l’esercito turco non è del tutto estraneo ai richiami dei Tamarrod turchi. Il problema che al momento frena i militari è che Erdogan ha il sostegno di Obama e incredibilmente dell’Europa, un sostegno frutto del ricatto ma che con un informazione completamente schierata (quella di opposizione è stata chiusa) rende le cose in patria molto più semplici.

Il discorso è diverso per la Tunisia dove da molti mesi il fuoco cova sotto le ceneri. Da un paio di giorni è nato “Tamarrod Tunisie” che si prefigge di sciogliere l’Assemblea Costituente e quindi di cancellare il progetto della nuova Carta; l’istituzione di un comitato di esperti – quindi sganciato da partiti e formazioni politiche – che provveda alla redazione di una nuova Costituzione che rappresenti tutti i tunisini; infine la fissazione della data di nuove elezioni politiche. Il movimento sta rapidamente crescendo e in poche ore ha raccolto decine di migliaia di adesioni tanto da mettere in allarme il partito islamico al potere, Ennahda, anch’esso rappresentazione della Fratellanza Musulmana. Le cose in Tunisia potrebbero velocemente degenerare.

Il problema purtroppo è sempre la politica estera di Obama. Fino a quando il Presidente americano continuerà a supportare la Fratellanza Musulmana ed Erdogan, non ci sarà modo per la Turchia e la Tunisia di fare un percorso come quello egiziano, ed è un vero peccato perché darebbe finalmente il colpo di grazia alla Fratellanza Musulmana rendendo il Nord Africa e il Medio Oriente un posto migliore e più democratico per tutti. Ma evidentemente per Obama, Premio Nobel per la Pace, gli interessi islamici sono più importanti dei Diritti e della Democrazia reale, non quella della Fratellanza Musulmana. Ho parlato di interessi islamici perché non vedo interessi americani nei due paesi tali da giustificare questo assurdo comportamento da parte di Obama.

In ogni caso le vicende egiziane hanno impaurito Erdogan e Ali Laarayedh, tanto che hanno ordinato un massiccio dispiegamento di polizia e, nel caso della Tunisia, dell’esercito. Temono che la febbre Tamarrod pervada anche i loro Paesi.

2 Comments

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  • In effetti il comportamento di Obama e’ strano…O non capisce niente o ha qualche Fratello Musulmano.-

  • Certo che quando i popoli per farsi sentire devono affidarsi all’istituzione più becera e reazionaria per portare avanti le loro istanze, vuol dire che siamo messi proprio male. La prima cosa che faranno nei paesi spaventati sarà quella di togliere qualunque autonomia all’esercito, cambiare i vertici, assoggettarlo completamente al potere esecutivo. O almeno, io farei così al posto loro.