Turchia – Kurdistan: prove di guerra civile

Prove di guerra civile” titolava ieri mattina il giornale turco Taraf e non è un titolo ad effetto ma una realtà che sta emergendo prepotente nel Kurdistan turco. Manifestazioni curde represse dalla polizia turca nel sangue, attacchi alla polizia, locali dei partiti curdi distrutti. Tutto questo solo negli ultimi giorni.

Ma andiamo con ordine. Lunedì sera uomini armati a bordo di un furgone hanno ucciso quattro agenti di polizia nella città di Dortyol (provincia meridionale di Hatay). I sospetti, come sempre in questo caso, ricadono sul PKK, il partito dei lavori curdi che da anni combatte contro l’occupazione turca del Kurdistan. I poliziotti cercavano di disperdere una manifestazione curda dove venivano scanditi slogan a favore del PKK.

Pressoché immediata la risposta dei turchi. Persone di etnia turca hanno attaccato e incendiato gli uffici del Peace and Democracy Party (BDP, il partito pacifista curdo) nella città di Dortyol, dove hanno lasciato sul terreno anche diversi feriti.

Altrettanto immediata la risposta dei curdi che martedì mattina hanno organizzato una grande manifestazione nella città di Hatay. La manifestazione che voleva protestare contro l’incendio della sede del BDP è ben presto degenerata. Cittadini di etnia turca hanno attaccato con mazze di legno i manifestanti dando il via a una vera e propria caccia al curdo che si è trasformata in una gigantesca rissa. A quel punto la polizia è intervenuta duramente con manganelli e gas lacrimogeni disperdendo la manifestazione e arrestando decine di attivisti curdi. Lasciati (naturalmente) liberi tutti i cittadini di etnia turca.

Ieri pomeriggio (martedì n.d.r.) il Ministro dell’interno turco, Besir Atalay, si è recato nel Kurdistan turco dove ha visitato diversi villaggi a maggioranza turca e dove ha promesso ai cittadini di etnia turca di “voler cancellare totalmente la presenza della guerriglia curda con qualsiasi mezzo”. La cosa fa presagire una nuova e più intensa offensiva contro i villaggi curdi al confine con l’Iran, la Siria e l’Iraq. Nelle ultime settimane l’esercito turco ha bruciato decine di villaggi curdi uccidendo moltissimi civili che nulla hanno a che fare con il PKK.

La tensione nel Kurdistan turco è tornata ad altissimi livelli dopo molti anni durante i quali i curdi hanno cercato in tutti i modi di trovare una soluzione pacifica al problema. Lo stesso PKK dopo un lungo periodo di volontaria inattività (cessate il fuoco unilaterale) aveva nelle scorse settimane proposto al Governo turco una definitivo cessate il fuoco e l’inizio di trattative per il riconoscimento di alcuni Diritti al popolo curdo, tra i quali la libertà di parlare la loro lingua. Il governo islamista di Erdogan ha rifiutato qualsiasi compromesso. Il risultato è l’innalzamento della tensione a livelli mai visti tanto da far pronunciare al giornale Taraf quelle parole che mai si dovrebbero pronunciare: guerra civile.

Marta Baldelli

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