Uganda, vita dura per i Gay. Riproposta la legge che prevede l’ergastolo e la pena di morte

Lo scorso anno erano state le proteste dei donatori internazionali e delle organizzazioni per i Diritti Umani a bloccare una legge fortemente omofobica che il Parlamento ugandese si apprestava a votare e che prevedeva per gli omosessuali pene ancora più dure di quelle attuali, l’ergastolo e addirittura la pena di morte per gli omosessuali sorpresi ad aver rapporti con minori. Oggi quella legge viene nuovamente evocata con forza.

A farlo è il padre della legge vergogna, il parlamentare David Bahati, il quale ha detto ieri che l’iter della legge è a buon punto e che conta di farla approvare entro qualche mese. David Bahati è conosciuto come il nemico giurato di gay e lesbiche che considera alla stregua di animali e di untori. Appoggiato da importanti e influenti componenti della Chiesa Cattolica ugandese, Bahati sostiene che la colpa della diffusione dell’HIV in Uganda e nel mondo è degli omosessuali e che la malattia è una “punizione divina” che colpisce gli esseri impuri. Non conta per Bahati e per i suoi amici cattolici che oltre il 90% degli infetti da HIV in Uganda sia etero-sessuale e che la diffusione della malattia è avvenuta in larga parte per il boicottaggio fatto dalla Chiesa Cattolica alle campagne per l’uso del preservativo. Per lui e per gli alti prelati ugandesi i responsabili sono gli omosessuali.

Nei giorni scorsi un noto settimanale ugandese, Rolling Stones (niente a che vedere con il tabloid americano) ha pubblicato una lista di nomi dei presunti omosessuali in Uganda scatenando una vera e propria caccia all’uomo che ha portato a diverse violentissime aggressioni ai danni di coloro che erano in quella lista. In molti casi le aggressioni sono avvenute di fronte ad agenti della polizia che non sono intervenuti e che, anzi, in almeno due occasioni hanno arrestato la persona malmenata. La pubblicazione della lista e i fatti conseguenti hanno scatenato una grande protesta internazionale, soprattutto da parte dei gruppi per il rispetto dei Diritti degli omosessuali. Ma le proteste internazionali non sembrano fermare né la caccia all’uomo né l’iter della legge. Stosh Mugisha, leader dei movimento per i Diritti degli omosessuali in Uganda che vive con il suo compagno in clandestinità, ha denunciato che a seguito della pubblicazione della lista di nomi (tra i quali naturalmente il suo), ogni giorno un folto gruppo di persone si riunisce davanti a casa sua, a Kampala, e minaccia di morte i suoi congiunti. Centinaia di sassi vengono scagliati contro la sua abitazione anche da semplici passanti.

Non sembra pentito della pubblicazione il direttore di Rolling Stones, Giles Muhame, che anzi rilancia con diverse interviste ai maggiori media mondiali appoggiando a gran voce la legge contro gli omosessuali proposta da David Bahati. Muhame sostiene che non c’è posto per gli omosessuali in Uganda. Secondo quanto afferma, la pubblicazione dei nomi si è resa necessaria perché gli omosessuali stavano “convertendo” decine di ragazzini appostandosi fuori dalle scuole e attirandoli con regali tra le loro braccia. La cosa naturalmente non è vera, ma la gente ugandese ci ha creduto. E così David Bahati è tornato alla carica con la sua proposta di legge.

Non sappiamo quando e se verrà discussa questa orribile legge che ricorda da vicino le persecuzioni che subiscono gli omosessuali in Paesi come l’Iran e l’Arabia Saudita, ma l’appoggio che gode tra gli alti prelati cattolici ci fa supporre che la cosa avverrà abbastanza presto. Per questo motivo invitiamo di nuovo i donatori internazionali, tra i quali uno dei maggiori è l’Unione Europea, ha far sentire la propria voce come avvenne un anno fa. Sono tanti e notevoli i passi avanti fatti dall’Uganda negli ultimi anni, questo sarebbe un enorme passo indietro sulla strada dello sviluppo.

Secondo Protocollo

Attivisti protestano contro la legge omofobica in Uganda

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