Un Khamenei che piacerebbe a Giovanardi

Il Grande Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema iraniana, ha divulgato le linee guida generali sulla famiglia, una serie di regole che piacerebbero moltissimo a Giovanardi e a tutti i fautori della cosiddetta “famiglia tradizionale”.

E’ lo stesso Ayatollah Khamenei a diffonderle attraverso il suo sito web. Non c’è nulla di particolarmente sorprendente rispetto all’estremismo islamico più spicciolo a cui ci ha abituati la guida suprema iraniana, salvo un paio di cosette non da poco.

Khamenei ribadisce il concetto a lui caro che «la famiglia è il fondamento della comunità islamica», dopo di che raccomanda di «educare i bambini sulla base dell’islam», di «evidenziare il rapporto tra famiglia e moschea con lo scopo di preservare e promuovere l’identità islamica-nazionale e proteggere la famiglia e la società», si raccomanda poi di «presentare e raffigurante il paradigma islamico della famiglia e di rafforzare e promuovere lo stile di vita islamico-iraniano» attraverso varie azioni che Khamenei raggruppa in quattro punti. Intima poi la «creazione di un ambiente sano e volto incoraggiare il rispetto dei rapporti islamici tra uomini e donne». Continua poi con altri punti tra i quali colpisce quello che per la guida suprema iraniana dovrebbe essere il ruolo della donna e dell’uomo, la prima evidenziano il ruolo materno e nelle pulizie della casa, il secondo incentrando il suo ruolo in quello paterno, educativo ed economico. Insomma, la donna a casa a pulire e l’uomo a lavorare.

Ma il punto che mi ha colpito di più (magari ce ne sono di più importanti, ma a me ha colpito questo) è il punto 5 dove dice che occorre «rafforzare la famiglia e promuovere il suo capitale sociale sulla base di soddisfazione, equanimità, disponibilità, rispetto, amore e affetto » elencando poi alcuni punti necessari per raggiungere questi obiettivi tra i quali c’è «vietare la promozione di programmi che danneggiano i valori della famiglia» e poi l’invito a usare i media nazionali per educare meglio e creare la giusta cultura, naturalmente islamica. Particolarmente oscuro è il punto dove Khamenei parla di contrastare efficacemente la “soft war” intrapresa dai “nemici” al fine di distruggere e corrompere i rapporti famigliari, oscuro perché si ha la netta impressione che per “nemici” intenda i media progressisti.

Ed è qui che ci sono quei punti che, conoscendo la terminologia degli Ayatollah, dovrebbero far riflettere. Tutto il documento, oltre a essere l’esaltazione della famiglia islamica tradizionale, contiene velati ed espliciti riferimenti all’educazione e ai media e a come le due cose siano legate. Vietare la promozione di programmi che danneggiano i valori della famiglia significa tutto e non significa nulla, non specifica quali siano per lui i programmi o le pagine web oppure i giornali che promuovono programmi (o articoli) che danneggiano i valori della famiglia. Chi avrà il potere di decidere quali sono questi programmi?

L’impressione è quella di una ulteriore stretta sulle libertà e sui media usando il sempre valido (a tutte le latitudini) bubbone della famiglia tradizionale e della necessità di preservare tale definizione per mantenere una società (islamica) pura. Si, nella versione cristiana a Giovanardi senza dubbio piacerebbe.

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by Franco Londei tempo di lettura: 2 min
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