Una nuova strategia per il Medio Oriente

Se c’è una cosa che non può essere negata è la disparità di trattamento che la Comunità Internazionale riserva a Gheddafi rispetto agli altri sanguinari dittatori, addirittura molto più sanguinari del leader libico. Basti pensare a quello che sta avvenendo nella Siria di Assad o a quello che è avvenuto in passato nell’Iran di Ahmadinejad.

Sia chiaro, non è mia intenzione difendere Gheddafi che resta un sanguinario dittatore, però lasciatemi essere perplesso su questo differente comportamento della Comunità Internazionale. Per esempio, la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che autorizza l’intervento armato in Libia recita che si dovranno attuare “tutte le misure necessarie a proteggere i civili libici”, affermazione che dava per contato che Gheddafi avesse attacco i civili. All’epoca non mi sembra che c’erano tutte queste prove in merito ai supposti massacri di civili libici, prove che invece ci sono (e sono evidenti) per quanto riguarda i massacri di civili in Siria. Cos’ha Assad che Gheddafi non aveva per non meritarsi una risoluzione simile?

Dalle ultime informazioni sembra addirittura che la NATO abbia deciso di uccidere Gheddafi andando quindi molto oltre il mandato delle Nazioni Unite. Lo ammette oggi con la CNN un alto funzionario della NATO il quale afferma che “Gheddafi è un obbiettivo legittimo”. Ora, a parte che sulla questione ci sarebbe da discutere parecchio in quanto esiste la “Convenzione sul diritto di guerra” firmata all’Aja nel 1907 che vieta categoricamente di uccidere un Capo di Stato (e Gheddafi lo è) che renderebbe la cosa illegittima sul profilo del Diritto Internazionale, ma quello che proprio non mi spiego è “l’accanimento” con cui si vuole far fuori il leader libico. Ripeto, a scanso di equivoci, che non voglio assolutamente difendere il Rais di Tripoli, tuttavia qualche dubbio la cosa lo solleva, in particolare perché lo stesso metro non viene usato con Assad che massacra i civili praticamente in diretta TV.

Lo so, si dirà che in Libia c’è il petrolio e in Siria no. Si dirà anche che la guerra in Libia non ha niente a che vedere con la “guerra umanitaria” ma che è fondamentalmente una “guerra di interessi”. Mi sta bene, solo gli ingenui credono ancora alla possibilità che esista una sorta di guerra umanitaria se dietro non ci sono interessi economici o strategici. Ma allora, gli interessi strategici in Siria ci sono e sono forse maggiori di quelli economici in ballo in Libia. Allora perché non intervenire in Siria come si è fatto in Libia?

Ritengo che alla base ci sia una profonda paura della reazione iraniana ad un attacco alla Siria. Assad è il maggiore alleato di Teheran in Medio Oriente. E’ il servetto degli Ayatollah all’interno del mondo arabo ed è impensabile che gli iraniani vogliano perdere una tale alleanza. Certo, questo non fa onore alla Comunità Internazionale e in primis a Obama, ma è la realpolitik di cui tanto si favoleggia, una forma di politica che non prevede certo il rispetto dei Diritti Umani o la sicurezza regionale in Medio Oriente. E’ la stessa politica che ha sostenuto la rivolta in Egitto con il risultato di vedere instaurata una dittatura militare con connotazioni fortemente anti-occidentali e dove i Diritti Umani reclamati dai giovani egiziani sono andati a farsi friggere nel volgere di pochi giorni. E’ il nuovo ordine mondiale sognato da Obama dove a governare non ci sono più dittature laiche che in qualche modo collaborano con l’occidente ma dittature radicali islamiche ostili all’occidente e ai suoi interessi. Per dirla come quel vecchio proverbio, si va dalla padella alla brace. Certo, magari il buon Obama credeva che così non sarebbe successo, ma i dati gli danno torto marcio.

Anche in Libia il rischio che il dopo Gheddafi si trasformi in un regime islamico è molto forte, con la beffa che sarà stato proprio l’occidente a finanziare e armare il nuovo corso islamista e l’aggravante di averlo posizionato a due passi dall’Europa e, in particolare, dall’Italia. Si accettano scommesse (direbbe Signori) ma vedrete che il risultato sarà quello.

Si può tornare indietro e rimediare a questi errori? No, ma si può ancora fare qualcosa per non consegnare la Libia alla Fratellanza Musulmana e allo stesso tempo combattere gli altri regimi islamici totalitari. Occorre che gli Stati Uniti tornino a guidare il mondo scegliendo con chiarezza e realisticamente da che parte stare e quali sono i nemici. La “politica della mano tesa” e quella “islamicamente corretta” sono fallite, è bene che Obama se ne renda conto e che lo faccia velocemente. In Libia si deve puntare ad imporre un governo laico, e quando dico imporre intendo esattamente “imporre”. Nessuna trattativa con la Fratellanza Musulmana. In Siria occorre agire con velocità e decisione. Se è il caso aiutare e armare la dissidenza per abbattere Assad facendo bene attenzione a che al suo posto non si impongano gli integralisti islamici ma un Governo laico e fortemente indirizzato alla ideologia liberale. In Egitto questa operazione è fallita (forse irrimediabilmente),  non si commetta lo stesso errore con la Siria. Infine, prima o poi, bisognerà affrontare il problema iraniano, forse l’unico Paese islamico con al suo interno i geni della democrazia, seppure soffocati dall’integralismo. E’ l’Iran il punto focale di tutta la nuova politica in Medio Oriente ed è a Teheran che si combatteranno le battaglie per la pace e per la promozione dei Diritti nell’Islam. Solo se si capirà questo si potrà scrivere una nuova strategia per il Medio Oriente che comprenda anche quella che in maniera del tutto azzardata e prematura è stata chiamata la “primavera araba”. Ma lo arriverà a capire il Presidente Obama?

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by Franco Londei tempo di lettura: 4 min
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