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Vanessa e Greta libere: ma quali 12 milioni di dollari? I problemi sono altri

Prima di tutto, sono felice che Vanessa Marzullo e Greta Ramelli siano tornate a casa sane e salve, alla faccia dei leoni da tastiera che le avrebbero lasciate volentieri in mano ai loro aguzzini. Poi, se vogliamo parlare della loro stupidità, del ruolo del loro “arruolatore”, del fatto che un riscatto vada a finanziare il terrorismo o che con questa operazione, come giustamente fa notare Bianca su Rights Reporter, si rischia di scatenare una sorta di caccia al cooperante italiano, ne possiamo anche parlare.

Ma lasciatemi dire una cosa: è una balla clamorosa parlare di 12 milioni di dollari come cifra pagata per il loro riscatto.

Prima di tutto, perché a dare questa “notizia” sono stati i media arabi particolarmente vicini all’emiro del Qatar? E come mai quando ancora non era nemmeno ufficiale che fossero state liberate la notizia della somma del riscatto pagato era già online? Poi, c’è qualcuno che sa esattamente come funziona il pagamento del cosiddetto “riscatto”, quali “organismi” ci siano alle spalle, se questi “organismi” hanno per esempio un budget massimo su cui possono contare per “trattare” la liberazioni di nostri connazionali? No? Beh, nemmeno io. Ma voglio fare il Nostradamus della situazione e provare a “indovinare”, quindi prendete le successive riflessioni con i guanti bianchi, cioè con le dovute cautele.

Punto 1: chi gestisce l’operazione?

L’operazione viene gestita principalmente dalla Unità di Crisi della Farnesina, ma non solo. Alla Unità di crisi si affianca una unità dei servizi segreti, un rappresentante dell’Ufficio Terzo della Farmesina e una unità del Ministero dell’Interno. Ognuno di questi ha un proprio ruolo. L’Unità di crisi coordina e fornisce i mezzi necessari al mantenimento dei contatti, i servizi forniscono il personale sul posto (in questo caso la Siria), l’ufficio terzo entra in ballo quando si tratta di pagare il riscatto mentre il Ministero dell’interno vigila affinché l’operazione non abbia risvolti che possano condizionare la situazione interna al nostro Paese. Successivamente (quando e se gli ostaggi rientrano) si interesserà, insieme al Ministero della Giustizia, di verificare tutta la storia.

Punto 2: come viene gestita l’operazione

Come detto l’unità di Crisi coordina il tutto, ma il lavoro più duro, quello sul terreno, lo fanno i servizi segreti. Sono i servizi che si occupano di sapere chi sono i sequestratori, dove presumibilmente vengono tenute le vittime ma soprattutto sono loro che si occupano di attivare i primi contatti. Una volta stabilito il contatto con i sequestratori, spesso attraverso dei mediatori, si inizia a parlare di denaro o di “contropartite” perché non è detta che un riscatto debba essere pagato solo in denaro. Qui entriamo in una fase delicata perché chi negozia sul terreno non ha carta bianca e, soprattutto, non ha un budget illimitato. Paradossalmente se il sequestro è finalizzato ad avere una contropartita in denaro il lavoro del negoziatore è più semplice perché sa di avere un budget massimo che non può superare, quindi tutta la trattativa si base su un lavoro al ribasso da parte del negoziatore per cercare di rientrare nel budget. Se il gruppo che ha in mano gli italiani è un gruppo ben organizzato sa benissimo che il negoziatore non potrà sforare il suo budget quindi cercherà di raggiungere il massimo senza però forzare troppo per non interrompere le trattative. In fondo il loro scopo è semplice: ottenere denaro. La questione è più complessa se il gruppo è un gruppo criminale con poca organizzazione e/o competenza. Ma questo è un altro discorso come un discorso a parte è quello che riguarda le eventuali contropartite non in denaro che però adesso non ci riguarda. Vorrei puntare l’attenzione sul “fattore budget” perché è il punto focale di tutto il ragionamento. A prescindere dalle indiscrezioni di stampa e se le cose non sono cambiate negli anni, il budget massimo per ogni italiano detenuto e/o sequestrato è di due milioni di euro. Come lo so? Non lo so, faccio il Nostradamus della situazione, ricordate? Quindi, se facciamo due conti (senza considerare le eventuali contropartite) al massimo per la liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli sono stati pagati quattro milioni di euro che sono lontanissimi dai 12 milioni di dollari di cui si parla.

E allora perché parlare da subito di 12 milioni di dollari come somma pagata per il riscatto? Ed è qui che entro in “modalità complottara”. Ho la netta impressione che la stampa araba abbia deliberatamente esagerato per “invogliare” il sequestro di italiani. E questo apre un altro problema, che poi è lo stesso che sollevava Bianca nel suo articolo: non vorrei che si aprisse la caccia al cooperante italiano, una caccia che può essere tranquillamente allargata a tutto il mondo, anche al delinquentello qualunque che vuole fare un po’ di soldi facili. I cooperanti italiani del mondo sono qualche migliaia e spesso (troppo spesso) non hanno alcuna protezione. Speriamo che non sia così e che sia la mia “modalità complottara” a parlare, ma francamente la cosa mi preoccupa perché se è veramente così ci sono ben altre cose di cui preoccuparsi piuttosto che la fantomatica cifra di 12 milioni di dollari.