Venti anni fa il genocidio in Ruanda: occasione per una riflessione sull’Onu

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A Venti anni dal genocidio in Ruanda, un massacro premeditato di una razza (i Tutzi) inferiore come numero solo alla Shoah, il mondo e soprattutto l’Onu sembrano non aver capito la lezione e arrivano addirittura ipocritamente a celebrare il ricordo di quell’orrendo massacro che non fecero niente per scongiurare.

E’ vero, il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha detto che “la vergogna dell’Onu per non averlo impedito non è stata cancellata”, ma questo non basta anche e soprattutto perché proprio l’Onu è stato ed è tutt’ora recidivo. Lo è stato con i massacri in Bosnia e nei Balcani, lo è stato e lo è in Darfur, lo è in Siria e in misura minore lo è in tutti quei paesi dove le stragi non sono così eclatanti come in Ruanda o in Darfur ma sono quotidiane e continue.

Il ricordo del Genocidio in Ruanda dovrebbe portarci a fare una seria riflessione sulla effettiva utilità delle Nazioni Unite e sulla necessità sempre più incombente di procedere a un forte rinnovamento di questo costosissimo organismo nato durante la guerra fredda e rimasto nella sua struttura completamente immutato da allora. Persino l’Unione Africana, che non ha i fondi dell’Onu, è strutturata molto meglio delle Nazioni Unite. Non si può non ammettere che così com’è adesso l’Onu non è altro che una marionetta nelle mani dei peggiori regimi mondiali. Basta dare una occhiata alle sue tante (troppe) agenzie e al loro operato per rendersene conto.

L’Onu costa alla comunità internazionale qualcosa come 28/30 miliardi di dollari l’anno, soldi reperiti attraverso il cosiddetto “regular budget”, cioè la cifra che ogni Stato che aderisce alle Nazioni Unite è tenuto a versare, attraverso le singole donazioni dei singoli Stati e attraverso altre fonti. Poi ci sono le donazioni specifiche per le singole missioni di peacekeeping o alle singole agenzie. Il 60% di questi soldi va a coprire solo le spese amministrative (il Consiglio di Sicurezza, gli stipendi dei funzionari, i costi di mantenimento delle varie agenzie, ecc. ecc.). il resto viene diviso tra le missioni e i fondi per gli interventi di emergenza. Bene, una macchina così costosa dovrebbe quantomeno funzionare a dovere, saper intervenire tempestivamente nelle aree di crisi onde evitare massacri come quello in Ruanda, in Darfur, in Siria ecc. ecc. Invece no, l’Onu interviene (quando lo fa) solo dopo e spesso non può interferire nelle vicende interne dei singoli Paesi così che deve girarsi dall’altra parte anche di fronte a immani massacri. A questo si deve aggiungere che non sempre le agenzie Onu sono prettamente “sopra le parti”. Mi vengono in mente i due esempi più eclatanti, quello del Consiglio per i Diritti Umani e quello della UNRWA, il primo un organismo di facciata del quale fanno parte (e lo controllano) i peggiori regimi del mondo, il secondo un organo creato appositamente per i palestinesi che in effetti altro non  è che un enorme pozzo di soldi al quale attingono i gruppi terroristi islamici quali Hamas, Fatah e l’Olp.

E’ chiaro che un Onu così non può funzionare e che deve essere al più presto rinnovato. Un organismo che dovrebbe essere posto a garanzia dei Diritti Fondamentali e del rispetto del Diritto Internazionale non può diventare la copertura legale per i peggiori crimini, cioè fare l’esatto opposto per cui è stato creato.

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