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Vivere in Israele sotto attacco globale

Ieri sera ho parlato a lungo con una mia amica che si trova momentaneamente in Israele per affari. Per lei, non israeliana e nemmeno ebrea, è il primo viaggio in Israele e l’impatto è stato devastante. In poche ore di visita a Gerusalemme ci sono stati diversi attacchi da parte palestinese contro gli israeliani, autobus presi a colpi di molotov, gente accoltellata per strada. «Ma come fanno a vivere così?» mi ha chiesto alla fine del suo racconto.

E’ difficile spiegare a una persona “normale” come possono vivere gli israeliani in questa situazione, è difficile trasmettere il loro pensiero, la loro voglia di andare avanti senza arrendersi di fronte a questo stillicidio di attacchi, contro l’odio di mezzo mondo e contro la ferma volontà da parte degli arabi di sterminarli. Per noi che viviamo in occidente è semplicemente impensabile immaginare la vita in Israele, da Gerusalemme sempre sotto rischio di attentati al sud da anni sotto il continuo lancio di missili da Gaza. Bisogna andare in Israele per capire lo spirito israeliano, non c’è altro modo. Poi, come alla mia amica, succede di rimanere shoccati e risulta incomprensibile come gli israeliani possano accettare di vivere sempre e in ogni minuto sotto la minaccia dell’estinzione, ma in realtà capirlo è più semplice di quello che sembra: si chiama semplicemente voglia di vivere, voglia di dare ai propri figli un mondo migliore e libero, voglia di libertà e di democrazia. Ma soprattutto significa voglia di non arrendersi alla volontà degli odiatori che vorrebbero ancora una volta sterminare un intero popolo. Ecco come fanno a vivere così ed ecco perché stanno lottando con tutte le loro forze per resistere a un attacco che ormai ha assunto le sembianze di un attacco globale volto unicamente a distruggere Israele, il loro Stato, l’unica isola felice in un Medio Oriente sempre più nelle mani dell’estremismo islamico. In fondo gli israeliani stanno resistendo anche per noi e per i nostri figli.

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  • Quello che e’ particolarmente terribile, per me che sono un israeliano cresciuto in Italia, e’ la trasfigurazione della verita’ da parte dei media italiani e internazionali, quasi sempre a discapito di Israele. Un assassino islamico che, al grido di “Allah e’ grande !”, accoltella un poliziotto israeliano, ora grave in ospedale, dopo essere stato neutralizzato e ucciso dall’agente, diventa sui media internazionali un “martire palestinese per la liberta’ ucciso da un colono”.