La Palestina e le sciagurate scelte europee che puntano a distruggere Israele

Ieri la Francia si è unita a Svezia, Spagna e Regno Unito nel riconoscere, seppur simbolicamente la Palestina. Presto a quanto pare si aggiungeranno altri Stati mentre proprio domani al Parlamento Europeo sarà in discussione una mozione presentata dai gruppi socialisti (S&D) e dalla sinistra europea (GUE) per il riconoscimento dello Stato di Palestina sui confini del 67 e con Gerusalemme Est come capitale.

Meglio una democrazia imperfetta che una perfetta teocrazia

arabi-israeliani

La proposta di legge avanzata da Netanyahu per fermare il terrorismo di matrice palestinese seppur imperfetta e non certo al 100% democratica è stata una idea geniale. Di fatto ha messo gli arabo-israeliani di fronte a una scelta: continuare a vivere in una democrazia imperfetta, ma pur sempre una democrazia, oppure scegliere di passare dall’altra parte, cioè dalla parte della teocrazia di Hamas o della dittatura strisciante di Fatah.

Iran e nucleare: Netanyahu ha sbagliato a fidarsi di Obama

Parliamoci chiaro, pur con tutto il rispetto e la stima per Netanyahu, gli sviluppi del programma nucleare iraniano e la decisione di ieri di allungare ulteriormente di nove mesi (luglio 2015) il termine per arrivare a una soluzione definitiva del problema evidenziano l’enorme errore commesso da Netanyahu nel fidarsi del presidente americano, Barack Hussein Obama.

Informazione corrotta: chi c’è dietro la scema del villaggio?

Dunque vediamo: ieri due terroristi palestinesi investono deliberatamente una decine di persone. Ne ammazzano una, ne feriscono diverse anche in maniera grave e non senti un media italiota fiatare su questi fatti gravissimi che sembrano delineare una nuova forma di intifada e di attentato terroristico, quello di mettere sotto le persone. A parti invertite, se cioè un israeliano avesse messo sotto una decine di palestinesi come minimo partiva una flotilla, una denuncia all’Onu, Kerry si sarebbe catapultato in Israele e la Mogherini avrebbe sparato a zero contro i “coloni israeliani”, Abu Mazen sarebbe stato accolto al consiglio di sicurezza dell’Onu e i media di tutto il mondo avrebbe titolato a caratteri cubitali sulla “prepotenza degli israeliani”.

Perché un Kurdistan armato fa più paura del ISIS?

Pochi giorni fa il Presidente Obama ha lanciato la sua “strategia” per combattere lo Stato Islamico, ISIS, annunciando però che non invierà truppe di terra. La cosa, conoscendo Obama, non stupisce affatto ma ci si aspetterebbe almeno che gli Stati Uniti mettano in condizioni chi combatte sul campo di farlo nella maniera più appropriata. Invece le armi promesse a Peshmerga curdi non sono arrivate, sono bloccate da fantomatici “problemi burocratici” a Baghdad.

Dieci domande da rivolgere a Netanyahu

netanyahu

Il sottoscritto è certamente uno dei più accesi critici di Barack Obama, persona che reputo vigliacco e allo stesso tempo cinico, un Presidente che negli ultimi anni ha fatto una marea di danni. Allo stesso tempo rimango un estimatore di Netanyahu anche se di recente ho qualche riserva pure sul suo operato che in alcuni casi ho visto come troppo succube proprio della politica di Obama. Le mie riserve le voglio esprimere sottoforma di domande che farei al Premier israeliano se lo avessi davanti.

I grandi media succubi e complici dei terroristi di Hamas

Mi stavo rileggendo con molta calma l’importantissima testimonianza di Matti Friedman pubblica ieri su Rights Reporter (leggetela perché è veramente un documento storico) e vorrei soffermarmi su alcune sue affermazioni che potrebbero aiutare i lettori a capire come funzionano realmente le cose per i media in Medio Oriente e perché c’è una vera e propria informazione a senso unico a favore di Hamas e dei palestinesi.