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Democrazia israeliana sotto attacco e autunno arabo: follow the money

Bisogna dire che fa una certa impressione assistere all’assordante silenzio di certi “pacifisti” di fronte ai massacri siriani, silenzi per altro già visti in occasione dei massacri iraniani, di quelli sudanesi, di quelli somali, di quelli birmani e chi più ne ha più ne metta. La loro unica ossessione è sempre la stessa: Israele.

Sconfiggere la fame in Africa con la micro-agricoltura

Lo devo ammettere, non amo particolarmente i grossi papaveri delle agenzie delle Nazioni Unite, anzi, molto spesso li detesto proprio. Però,come in tutte le cose, c’è una eccezione che conferma la regola. Questa eccezione si chiama Kanayo Nwanze ed è il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Ruanda: la prima donna condannata per genocidio della storia

Quando si dice che la legge prima o poi arriva per tutti. Il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR) ha condannato ieri (24 maggio) Pauline Nyiramasuhuko all’ergastolo per il genocidio dei Tutsi avvenuto durante la guerra che nel 1994 fece oltre 800.000 vittime (ma furono certamente di più).

Una nuova strategia per il Medio Oriente

Se c’è una cosa che non può essere negata è la disparità di trattamento che la Comunità Internazionale riserva a Gheddafi rispetto agli altri sanguinari dittatori, addirittura molto più sanguinari del leader libico. Basti pensare a quello che sta avvenendo nella Siria di Assad o a quello che è avvenuto in passato nell’Iran di Ahmadinejad.

Sia chiaro, non è mia intenzione difendere Gheddafi che resta un sanguinario dittatore, però lasciatemi essere perplesso su questo differente comportamento della Comunità Internazionale. Per esempio, la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che autorizza l’intervento armato in Libia recita che si dovranno attuare “tutte le misure necessarie a proteggere i civili libici”, affermazione che dava per contato che Gheddafi avesse attacco i civili. All’epoca non mi sembra che c’erano tutte queste prove in merito ai supposti massacri di civili libici, prove che invece ci sono (e sono evidenti) per quanto riguarda i massacri di civili in Siria. Cos’ha Assad che Gheddafi non aveva per non meritarsi una risoluzione simile?

Noi comunisti? Forse non ci siamo capiti

Da diverso tempo mi capita che alcuni amici israeliani o filo-israeliani mi domandino come mai la nostra organizzazione si sia schierata così attivamente contro Berlusconi e se improvvisamente siamo diventati “comunisti”. In particolare si riferiscono ai contenuti di Free Italian Press in quanto su Secondo Protocollo è molto difficile che si tratti di politica.

Bene, come ho già spiegato agli amici, non siamo improvvisamente diventati comunisti, ci mancherebbe altro. Ciò non toglie che non si possa essere profondamente anti-berlusconiani senza essere per forza comunisti. Per intenderci, detesto (e destiamo) D’Alema almeno quanto detesto (e detestiamo) Berlusconi.

Basta aver paura dell’Islam. Adesso si reagisca

Perché avere paura dell’islam integralista e non combatterlo invece con tutti i mezzi?

E’ fantastico, i complottasti filo-para-islamici alla Giulietto Chiesa nei giorni scorsi si sono scatenati come e peggio che in occasione dell’11 settembre. E’ fantastico perché in un momento così brutto trovare chi ti fa fare una buona risata non è da scartare, anzi……

Peccato, veramente peccato che l’altro ieri  Al Qaeda abbia confermato che Osama Bin Laden sia effettivamente morto. Si poteva continuare a ridere su queste ridicolate ancora per qualche giorno, invece no, i soliti terroristi islamici hanno rovinato anche questo esilarante momento.

Pacifismo di guerra

Sono assai bizzarri certi cosiddetti “pacifisti” che puntano al deterioramento della situazione in Medio Oriente e quindi al conflitto aperto, che elogiano un regime militare come quello egiziano di Tantawi e lo chiamano pateticamente “democratico” e che arrivano persino ad esultare apertamente per il riavvicinamento dell’Egitto all’Iran, come se Teheran fosse il centro del pacifismo mondiale.

Stavo leggendo un articolo scritto da Luca Galassi su un noto sito che si definisce “pacifista”, un articolo nel quale il buon “pacifista” Galassi non nasconde la sua soddisfazione per l’avvicinamento dell’Egitto all’Iran, una situazione che di riflesso ha portato all’accordo tra Hamas e Fatah e che nei prossimi giorni porterà alla riapertura del valico di Rafah tra Egitto e Striscia di Gaza, operazione questa che faciliterà l’ingresso di armi iraniane (e perché no, egiziane) a Gaza.

I saldi dei Diritti Umani

Per chi segue la difesa dei Diritti Umani da fuori, il fatto che una grande organizzazione come Human Rights Watch (HRW) abbia detto ieri che l’ONU deve investigare sulle violazioni dei Diritti Umani in Siria è un fatto senza dubbio di una certa importanza. Dietro a questa iniziativa vedrete che arriverà preciso come un orologio anche un bel comunicato di Amnesty International (AI) con la stessa richiesta.

Nel frattempo dalla prima strage in Siria sono passate cinque o sei settimane. Oltretutto non è che prima Assad i contestatori li tacitava con i fiorellini. Però per cinque sei settimane i bravi difensori dei Diritti Umani di HRW se ne sono stati in rigoroso silenzio (salvo qualche piccola dichiarazione qua e la) così come AI, chiaramente troppo impegnati con altre cose come la cosiddetta “crisi umanitaria a Gaza”, crisi che ha disconosciuto persino la Croce Rossa Internazionale.

Due parole su Vittorio Arrigoni da parte di un avversario

Confesso che per me non è facile scrivere qualcosa su Vittorio Arrigoni, una persona con i idee diametralmente opposte alle mie e con cui ebbi a che fare in occasione del suo arresto (io lo chiamai rapimento e rimango di questa idea) effettuato da una motovedetta israeliana al largo di Gaza in acque palestinesi mentre lui era intento a pescare con alcuni pescatori.

Allora, non appena messo al corrente della notizia (adesso non ricordo esattamente da chi), mi mobilitai subito chiamando il Ministero degli Affari Esteri così come faccio ogni volta che un nostro connazionale viene arrestato o sequestrato all’estero e come sempre trovai nel Consigliere Armellin (la responsabile dell’ufficio per gli italiani all’estero) un valido appoggio. Riuscii a parlare con Vittorio quando era ancora detenuto nel carcere israeliano (ci rimase per qualche giorno).

Da lunedì burqa fuorilegge in Francia. Politica del Divieto o lotta alla imposizione?

Timothy Garton Ash, con riferimento alla legge francese che vieta il burqa,  sostiene che “in una società libera la politica del divieto non è la soluzione”. Belle parole alle quali però si potrebbe controbattere che “in una società libera la politica dell’imposizione non è la soluzione”.

No perché, nella vicenda del burqa, bisogna distinguere bene tra divieto e imposizione perché se è vero che un divieto possa essere interpretato come un atto illiberale, una imposizione lo è con certezza. Sfido chiunque a trovare una donna islamica sana di mente e con la possibilità di parlare liberamente che indossi il burqa volontariamente e non dietro a una precisa imposizione dettata da una forma di estremismo maschilista mascherata da “legge islamica”.

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