Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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7 Comments

  • A cosa servirebbe imporre i propri confini? Ciò che serve ad Israele è il disarmo delle milizie palestinesi. Se si impongono i propri confini, come dice il giornalista nell’articolo, all’interno del territorio palestinese possono continuare a circolare armi. L’esercito israeliano non potrebbe avere più il controllo della West Bank e se venissero lanciati missili potrebbe diventare un bersaglio anche l’aeroporto di Tel Aviv!

  • concordo pienamente. E’ arrivato il momento di prendere decisioni unilaterali. E lascia che gli altri sbraitino, tanto lo fanno lo stesso

  • imporre i propri confini significa imporre ai palestinesi le proprie responsabilità all’interno dei loro. Le armi circolano comunque al di fuori dei territori sotto controllo israeliano e le ultime retate dimostrano che circolano anche in quelli sotto controllo. Cambia il peso delle responsabilità della ANP. Se fosse vero quello che dici tu allora rimarremmo così all’infinito e non credo che possa andare bene, a prescindere da chi impone i confini

  • Il problema è proprio questo! Ho paura che questa empasse non avrà mai fine finché i palestinesi non ridimensionano le loro pretese. Tornare esattamente ai confini del 67 è impossibile, né può essere preteso dopo aver perso così tante guerre in passato, dovrebbero essere loro i primi ad ammetterlo. Imponendo i confini le rivendicazioni dei palestinesi non cesserebbero, anzi, rinfaccerebbero che è stata loro imposta una pace che tale non è per loro e nemmeno per l’ONU, che sicuramente non accetterebbe niente di tutto ciò. Sarebbero loro stessi a non proclamarsi Stato indipendente! Non credo che l’ANP si responsabilizzerebbe automaticamente, né che la comunità internazionale pretenderebbe ciò.

  • ma così è il cane che si morde la coda. Impossibile da accettare per altri 60 anni e ormai è evidente che i palestinesi non hanno alcuna intenzione di fare un proprio stato, loro puntano (da sempre) allo stato unico binazionale. Quindi l’unico modo per fargli capire che il loro sogno non si realizzerà mai è quello di prendere decisioni unilaterali che loro non prenderebbero mai. Poi che si lamentino pure, In fondo cosa cambierebbe rispetto ad ora? Non è forse tutta colpa di Isaele di tutto quello che avviene?

  • Le decisioni unilaterali vanno sempre bene quando sono risolutive.
    Mi sembra però altamente improbabile che USA, UE e comunità internazionale-in primis Nazioni Unite-ratificherebbero delle decisioni unilaterali di Israele circa i confini e quindi l’annessione di terre.
    Nessuno di questi soggetti internazionali ha infatti ancora accettato l’annessione di Gerusalemme est.
    Una annessione peraltro imperfetta , in quanto non credo che abbia comportato la concessione della cittadinanza agli arabi che ivi risiedono.
    In secondo luogo la “responsabilizzazione” dei Palestinesi consisterebbe con ogni probabilità nel rovesciamento dell’ANP e nella presa del potere di organizzazioni estremiste.
    In questa ipotesi difficilmente Israele potrebbe evitare interventi militari nel territorio attribuito agli arabi.
    Allora, se lo Stato ebraico é disposto a compiere gesti che non verrebbero riconosciuti come legittimi a livello internazionale e ad assumere l’onere di interventi militari e di polizia al di fuori dei suoi nuovi confini, sempre e comunque condannati dalla comunità internazionali, in questa ipotesi potrà pure prendere decisioni unilaterali.
    Sapendo cioé a cosa va incontro e ritenendolo un prezzo accettabile.
    Certo, se Israele avesse il peso della Cina, lo potrebbe fare agevolmente
    Tanto nessuno andrà mai contro la Cina con boicottaggi e isolamento internazionali pesanti.
    Invece mettere alle strette Israele non comporta conseguenze pesanti per nessuno, al di fuori di Israele stesso.
    Ho paura pertanto che la soluzione non dipenda in modo sufficiente dalle sole decisioni di Israele.
    Una ulteriore considerazione.
    Data la collocazione geografica di Israele, si potrebbe valutare e misurare la qualità della sua condizione in termini di sicurezza e di efficace organizzazione civile, rapportandola più che alla condizione europea a quella dei paesi vicini., che sono tutti avversi o come governi o per sentimenti popolari o per entrambe le cose.
    Questi indubbiamente influiscono sulla sicurezza e sulla situazione generale dello Stato ebraico.
    Ebbene, Israele sta incomparabilmente meglio di tutti i paesi della regione, sia per la sicurezza che per la prosperità, anche considerando la frizione con i palestinesi.
    La tendenza attuale registra un peggioramento delle condizioni dei paesi della regione ed é improbabile che la situazione non continui a peggiorare anche nel medio-lungo periodo.
    Questo trend indebolisce o rafforza Israele nei loro confronti?
    Io credo che lo rafforzi, perché indebolisce i nemici.
    Se questa ipotesi é fondata, allora bisognerebbe forse pensarci due volte prima di prestare il fianco a costoro , che non stanno solo in medio oriente.
    In un certo senso l’instabilità del Medio oriente rafforza in termini relativi Israele, che non é per niente instabile.
    Già solo questo potrebbe essere considerata una rendita di posizione.
    Meglio conservarla, finché rende oggettivamente senza fare nulla.
    In futuro si vedrà.
    Non so se é vero, ma ho letto che lo stesso Netanjhau avrebbe raccomandato ad Obama di non aiutare nessuna fazione in Iraq, perché quello che fanno li indebolisce tutti.

  • Il discorso non fa una piega. Mi complimento con lei Sig. Londei, per la lucidità, il buonsenso, il pragmatismo dei suoi interventi.

    Buon lavoro

    Shalom

    Fede

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