Non ci sono più scuse: attaccare l’ISIS e farla finita, costi quel che costi

Siamo passati dagli sgozzamenti in diretta alla incredibile crudeltà di veder bruciare vivo un uomo senza battere ciglio. I media vogliono di più e l’ISIS glielo da. Il video del pilota giordano bruciato vivo ha fatto il giro del mondo suscitando indignazione e incredulità (e per chi non lo ha visto sconsiglio veramente di farlo). Ma incredulità per cosa? Questi mostri non si fermeranno con lo sdegno e con l’incredulità e ormai ci hanno abituato all’impensabile.

Perché un Kurdistan armato fa più paura del ISIS?

Pochi giorni fa il Presidente Obama ha lanciato la sua “strategia” per combattere lo Stato Islamico, ISIS, annunciando però che non invierà truppe di terra. La cosa, conoscendo Obama, non stupisce affatto ma ci si aspetterebbe almeno che gli Stati Uniti mettano in condizioni chi combatte sul campo di farlo nella maniera più appropriata. Invece le armi promesse a Peshmerga curdi non sono arrivate, sono bloccate da fantomatici “problemi burocratici” a Baghdad.

Dieci domande da rivolgere a Netanyahu

netanyahu

Il sottoscritto è certamente uno dei più accesi critici di Barack Obama, persona che reputo vigliacco e allo stesso tempo cinico, un Presidente che negli ultimi anni ha fatto una marea di danni. Allo stesso tempo rimango un estimatore di Netanyahu anche se di recente ho qualche riserva pure sul suo operato che in alcuni casi ho visto come troppo succube proprio della politica di Obama. Le mie riserve le voglio esprimere sottoforma di domande che farei al Premier israeliano se lo avessi davanti.