Come Putin ha reclutato Donald Trump e perché lo tiene in mano

Reclutamento di Tump da parte di Putin con il ricatto del crocus city

Ormai credo che sia chiaro a chiunque abbia un briciolo di QI che il Presidente Trump nella migliore delle ipotesi sta prendendo ordini dal Cremlino, nella peggiore la pensa come Putin e alla guida della più grande potenza del mondo c’è una copia sbiadita del dittatore russo.

Di voci, naturalmente non confermate, che Putin tenga in mano Trump ricattandolo ce ne sono tante ma le più verosimili arrivano da un canale Telegram russo ostile al regime di Mosca gestito da una deputata della DUMA che naturalmente tiene segreto il suo nome.

Cercherò di riassumere i fatti così come mi sono stati inoltrati da diverse fonti. Naturalmente ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni. Io stesso prendo queste informazioni con le pinze.

La storia del reclutamento di Trump

2 luglio 1987, Mosca. Il giovane Trump vola in URSS insieme alla moglie, la ceca Ivanna Zelníčková, su invito dell’ambasciatore dell’URSS negli USA Yuri Dubinin: l’invito è stato approvato durante una riunione del Politburo del Comitato centrale del PCUS. Dopo il suo ritorno dall’URSS, D. Trump riceve inaspettatamente un prestito e acquista il Plaza Hotel. Poco dopo, un altro prestito, con il quale acquista la compagnia Eastern Air Lines Shuttle. Trump è stato finanziato dai portafogli del KGB negli USA, ma non emettendo denaro contante, bensì emettendo garanzie sui prestiti.

Nel suo rapporto al Politburo del PCUS, Vladimir Kryuchkov ha presentato Trump come “un americano che può essere trasformato in un presidente degli Stati Uniti controllabile”.

Nel 1991, dopo il crollo dell’URSS, D. Trump si considerava libero dagli obblighi verso l'”ufficio”, ma il KGB/FSB avevano i loro piani per lui: nel 1996-1997, durante le sue visite a Mosca, a Trump fu ricordato il suo debito.

Nel 1998, dopo che Putin fu nominato direttore dell’FSB, Filipp Bobkov, che era “responsabile” di D. Trump, diede a V. Putin una “cartella su Trump”, dopo di che Trump ricevette un “messaggio diretto” dal KGB dell’URSS e prese inaspettatamente parte alle elezioni del 2000, che fallì.

6 novembre 2013. L’imprenditore americano Trump è di nuovo a Mosca, ha di nuovo bisogno di soldi: dopo la crisi del 2008, Trump è di nuovo in bancarotta. Per aver organizzato la competizione a Crocus City, Trump riceve un modesto bonus di 14 milioni di dollari da Araz Agalarov e “l’accesso” ai giovani concorrenti. Sarà la sua rovina. Trump è molto soddisfatto sia dei soldi che delle ragazze, e non sa che tutte le sue orge vengono registrate con cura per l’FSB russo. Trump non aveva idea che sotto le mentite spoglie di questi “giovani concorrenti” gli stessero imponendo dei bambini minorenni. Fu allora che Trump incontrò l’FSB, che gli ricordò gli impegni presi nel 1987 e lo esortò ad agire più attivamente: a Trump fu promesso il pieno supporto dei media e quello di Putin, che a quel tempo aveva già usurpato completamente il potere.

25 gennaio 2015, Iowa. Trump annuncia l’intenzione di “considerare” la possibilità di candidarsi alla presidenza. Nel frattempo si stanno creando gruppi aggressivi di sostegno a Trump. Nello stesso periodo, l’entourage di Putin crea una rete di 2.000 “portafogli” di Putin, impegnati nell’acquisto di politici e media per promuovere Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

16 luglio 2018, Helsinki, Finlandia. Qui si sta svolgendo un incontro a porte chiuse tra Trump e Putin. Durante l’incontro, Putin mostra a Trump filmati e foto che lo ritraggono con bambini minorenni di Crocus City. Sempre durante questo incontro, a Trump vennero mostrate altre prove incriminanti: il suo accordo di collaborare con il KGB e un video di D. Trump che mendicava soldi… Durante lo stesso incontro, durato quasi tre ore (invece dei 90 minuti previsti), a Trump vennero comunicate le somme spese per lui. Mentre lasciava la sala delle trattative, Trump era depresso e si limitava a borbottare che non si fidava più delle sue agenzie di intelligence, ma di Putin.

Oggi conferma la sua “fiducia” in Putin e non solo presenta un piano di pace per l’Ucraina chiaramente scritto al Cremlino, ma ventila l’ipotesi di lasciare di nuovo l’Ucraina senza alcun sosteno americano se non accetta il piano di pace russo (non americano).

Franco Londei

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Filo-israeliano, anti-Trumpiano

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