Diciamocelo, sulle sardine non ci abbiamo capito un tubo

Chi sono le sardine? Cosa vogliono? Per chi tengono? Chi li paga? Chi sta dietro alle sardine? Sono queste le domande che circolano sulla stampa di destra su questo movimento di protesta spontaneo, domande che dimostrano come sulle sardine non ci hanno capito un tubo.

Se poi andiamo a vedere i social di destra scopriamo che siccome il trisnipote del nipote del figlio illegittimo (perché contratto fuori dal matrimonio) di quel tal deputato di sinistra è sceso in piazza (magari solo per prendersi un caffè o farsi un giro) allora è matematico che di spontaneo non c’è nulla ma che dietro c’è il solito Piddì.

Ora, premesso che essendo il sottoscritto anti-salvinista mi è impossibile non nutrire verso questo movimento una certa simpatia, premesso anche che neppure io ci ho capito un tubo su chi siano o cosa vogliano fare da grandi, quel poco che ho capito (o credo di aver capito) lo voglio esternare.

1° – la sardina non è di destra (e qui credo che possiamo essere tutti d’accordo) il che non significa automaticamente l’essere di sinistra (almeno quella estrema)

2° – la sardina non è contro Salvini in quanto Salvini, ma contro Salvini in quanto padre del salvinismo, cioè di quella politica piena di tante figure e di poca sostanza, una politica urlata volta a creare nel paese un clima di sconforto quanto non di esasperazione, un politica che punta all’essenziale ma soprattutto a far capire l’essenziale, perché l’essenziale è più facile da far credere.

3° – la sardina è incazzata anche con la sinistra che non ha fatto niente per impedire che una tale politica prendesse il sopravvento. La sardina scende in piazza per non lasciare quella piazza a Salvini come invece ha fatto la sinistra

4° – la sardina non è eterodiretta, non ha uno schema (non ancora), non è anti-politica, anzi, vuole che si torni a fare Politica (con la P maiuscola) in luogo di quella tutta social e nutella, tutta odio e rancore vista fino ad oggi

Qualche sera fa guardavo la Gruber su La 7 che aveva come ospite il “capo” delle sardine e, in collegamento, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Mi divertiva vedere quel povero Sallusti impegnato nell’impresa impossibile di far dire al “capo” delle sardine a quale partito fosse legato o se intendeva fondarne uno. Non c’è un partito legato alle sardine, Sallusti ancora lo deve capire. Probabilmente non vogliono nemmeno fare un partito. Vogliono semplicemente che si contrasti quel modo di fare politica che invece Il Giornale porta avanti da anni.

Sallusti dovrebbe invece essere fiero delle sardine. Se sono nate molto lo si deve anche a lui e al suo giornale (o qualunque cosa sia).

E come Sallusti ne dovrebbe essere fiero Salvini. Se queste centinaia di migliaia di persone hanno deciso di scendere in piazza e far sentire la propria voce lo si deve al suo modo di fare politica (o qualunque cosa sia quella che fa Salvini), lo si deve alla ricerca continua del bersaglio da colpire, l’individuazione del nemico da abbattere che quotidianamente vediamo.

«tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria»

Joseph Goebbels

Ecco, se vogliamo dire qualcosa di certo sulle sardine è che non si fanno abbindolare dal pressapochismo di questa politica, non si accontentano di cose semplici spiegate in 280 caratteri, non gli basta la propaganda. Vogliono la politica, vogliono che si faccia politica. La destra non l’ha ancora capito, lo capirà la sinistra?