Non sono certamente un amico di quegli “antagonisti” che ieri a Genova si sono scontrati con le forze di polizia mentre manifestavano poco pacificamente contro un comizio di CasaPound. Certa gente non è molto differente da quei fascisti contro i quali manifestano. Questo va detto altrimenti si omette una parte di verità.

Ma da qui a giustificare il violento pestaggio da parte della polizia di Stefano Origone, un giornalista di Repubblica che stava facendo il suo lavoro, ce ne corre. Da qui a parlare di “clima avvelenato” che produce questi frutti e quindi in qualche modo difendere il fatto che un movimento neofascista possa liberamente presentarsi alle elezioni e che nessuno possa proferire parola a tal riguardo, ce ne corre più ancora.

E’ un modo molto sottile (e persino intelligente) di far passare un movimento come CasaPound alla stregua di un qualsiasi altro movimento politico vittima però di attacchi ingiustificati da parte di chi “vede il fascismo da tutte le parti”.

Certo, c’è e modo e modo di protestare. I cosiddetti “antagonisti” sono fondamentalmente la versione rossa di CasaPound, vorrebbero imporre con la forza le loro idee così come fanno i fascistelli de noantri. Una cosa sicuramente inaccettabile in un Paese civile.

Ma attenzione perché, a prescindere da chi contesta e da come contesta, la cosa più inaccettabile è accogliere e giustificare uno Stato di polizia dove le forze dell’ordine vengono (ab)usate per sopprimere il dissenso.

Quello di Genova è chiaramente un fatto limite anche perché ad ascoltare CasaPound c’erano davvero quattro gatti e non meritavano certo tutta questa pubblicità gratuita. Ma nelle scorse settimane abbiamo visto fin troppe volte le forze dell’ordine intervenire per rimuovere striscioni di dissenso pacifico contro Salvini e identificare gli autori. Abbiamo visto telefonini sequestrati, giovani ragazzi portati via di peso e identificati, gente allontanata perché manifestava pacificamente il proprio dissenso.

Adesso qualcuno se ne verrà fuori con qualche foto che ritrae striscioni che si augurano la morte di Salvini per giustificare questi atti di prepotenza. Certo, ci saranno anche stati ma nella stragrande maggioranza dei casi erano striscioni che non avevano nulla di violento e certo non giustificavano irruzioni della Digos in case private o il sequestro di oggetti privatissimi (come può essere uno smartphone).

Quindi, prima di parlare di “clima avvelenato” e persino di giustificare subdolamente il pestaggio di un giornalista (ma siccome è di Repubblica se lo è andato chiaramente a cercare) vediamo bene di capire chi alimenta questo clima avvelenato. Cerchiamo di capire chi è che non accetta il dissenso e usa le forze di polizia per sopprimerlo.

La cosa davvero buffa è che chi parla di “clima avvelenato” per giustificare questo tipo di repressione sono gli stessi che denunciano quasi quotidianamente lo steso tipo di repressione nei regimi islamici o nelle dittature tipo quella venezuelana.

Non si possono avere due pesi e due misure perché ad essere contestato è un uomo di destra o un movimento di estrema destra come CasaPound. Il clima avvelenato lo producono questi fatti, non chi democraticamente contesta un politico.

Non si possono racchiudere tutti i contestatori di Salvini o dei fascisti nell’ambito dei centri sociali e dell’antagonismo, perché si fa una minimizzazione intollerabile. La stragrande maggioranza di quelli che hanno contestato il “capitano” e quei movimenti neofascisti che oggi si sentono più liberi di uscire allo scoperto perché più “garantiti” dal clima politico, non sono antagonisti e di sicuro non fanno parte di centri sociali. Sono persone normalissime che non accettano il clima d’odio che si è creato nel Paese.

In una democrazia sana non si reprime il dissenso con le forze dell’ordine, quello si fa negli stati totalitari e di polizia. E’ questo che crea quel clima avvelenato che eminenti scrittori di destra attribuiscono invece a chi dissente.

Da quando in qua dissentire politicamente e pacificamente è diventato “fomentare odio” e necessita l’uso della polizia per reprimerlo?