I conti (veri) in tasca alla flotilla. Milioni e milioni dai Fratelli Musulmani

Lo so, di conti in tasca alla flotilla ne sono stati fatti tanti, ma oggi cercheremo non solo di essere più precisi calcolando anche i costi nascosti, ma proveremo a capire anche da dove vengono i milioni di euro che servono a mettere in piedi questa messinscena.

Partiamo dalle barche: quanto costa comprare e poi mantenere una barca della Global Sumud Flotilla? Perché non basta comprarle, bisogna anche mantenerle.

Le imbarcazioni

Chiaramente, essendo la “flotta” molto eterogenea non possiamo dire quanto costa una singola imbarcazione, ma possiamo fare un conteggio abbastanza verosimile categoria per categoria.

Per la maggior parte delle imbarcazioni civili di medie dimensioni che compongono il grosso della flotta (impiegate per il trasporto dei circa 300-500 “attivisti”), il costo d’acquisto stimato si aggira solitamente tra i 30.000 € e i 50.000 € per unità.

Le navi più grandi hanno costi decisamente superiori. L’acquisto, il refitting (adeguamento navale), le certificazioni e le assicurazioni per questo tipo di navi possono costare da diverse centinaia di migliaia di euro fino a superare il milione di euro a seconda dello stato d’uso della nave.

Quanto costa una traversata Mediterraneo → Gaza?

Indicativamente:

  • carburante: 5.000–30.000 €
  • equipaggio e supporto: 10.000–50.000 €
  • porti, assicurazioni, permessi, logistica: decine di migliaia di euro

Una singola missione può quindi costare per singola barca:

  • 50.000–200.000 € anche senza comprare la barca.

Costi operativi annuali

Per una barca di circa 15–20 metri nel Mediterraneo:

VoceCosto annuo realistico
Ormeggio10.000–20.000 €
Assicurazione5.000–15.000 €
Manutenzione15.000–50.000 €
Carburante8.000–40.000 €
Equipaggio/logisticamolto variabile

Stima concreta per una singola imbarcazione della flottiglia

Una stima plausibile per una barca realmente operativa potrebbe essere:

ScenarioCosto totale plausibile
Piccola barca usata adattata100.000–250.000 €
Imbarcazione media ben equipaggiata300.000–800.000 €
Yacht grande + supporto completooltre 1 milione €

A tutto questo vanno aggiunti:

  • radio satellitari,
  • AIS e navigazione,
  • generatori,
  • acqua e viveri,
  • medicinali,
  • giubbotti e sicurezza,
  • rinforzi tecnici,
  • carburante extra

Che fine fanno le imbarcazioni sequestrate?

Quando un’imbarcazione della flotilla viene intercettata dalle forze navali israeliane il suo destino — così come quello del carico e dell’equipaggio — segue un protocollo militare e burocratico molto rigido e ormai consolidato negli anni.

I recenti avvenimenti riguardanti la Global Sumud Flotilla confermano che la fine dei natanti si articola in quattro fasi principali:

1. Abbordaggio e controllo operativo

Le forze speciali della marina prendono il controllo dei timoni e dei motori. Se i sistemi di navigazione delle barche sono stati disattivati o danneggiati durante le schermaglie, i militari installano sistemi di traino temporanei e fanno rotta verso una destinazione specifica.

2. Il trasferimento al Porto di Ashdod

Tutte le imbarcazioni sequestrate vengono scortate o rimorchiate fino al porto militare e commerciale di Ashdod, nel sud di Israele.

  • Qui i natanti vengono formalmente posti sotto sequestro amministrativo o militare.
  • Gli attivisti, i giornalisti e i gitanti a bordo vengono fatti sbarcare, identificati, trasferiti in centri di detenzione (come il carcere di Shikma ad Ashkelon) e generalmente espulsi o rimpatriati nel giro di pochi giorni o settimane.

3. Che fine fanno gli aiuti umanitari quando ci sono?

Una volta che le navi sono ad Ashdod, le autorità israeliane scaricano i beni umanitari (medicinali, cibo, latte in polvere). Il protocollo prevede che il carico venga sottoposto a ispezioni di sicurezza per verificare l’assenza di materiali a duplice uso (civile/militare). I beni approvati vengono poi presi in consegna dalle agenzie internazionali (come l’UNRWA) o dalla Mezzaluna Rossa per essere trasferiti a Gaza via terra attraverso i valichi controllati.

4. Il destino finale delle imbarcazioni (L’iter legale)

Recuperare i mezzi è un’impresa titanica. Gli scenari principali per gli scafi sono tre:

  • Trattenimento prolungato e deterioramento: La maggior parte delle barche (specialmente quelle più piccole o medie) rimane ormeggiata e abbandonata per mesi o anni nelle banchine di Ashdod. Senza manutenzione, molte di queste imbarcazioni si deteriorano fino a diventare inutilizzabili.
  • Confisca e aste giudiziarie: In passato, lo Stato di Israele ha avviato procedure legali per confiscare definitivamente le navi, considerandole “mezzi utilizzati per violare un blocco militare legale”. In alcuni casi storici, i tribunali israeliani hanno persino autorizzato la vendita all’asta delle navi confiscate per risarcire presunte vittime o coprire le spese di traino e ormeggio coatte.
  • Restituzione (Rara e tardiva): Solo dopo lunghissime battaglie legali internazionali e fortissime pressioni diplomatiche da parte dei paesi d’origine delle imbarcazioni (es. Turchia o Spagna), alcune navi sono state rilasciate e autorizzate a tornare nei porti europei, spesso però con gravi danni strutturali e dopo che la campagna per cui erano state acquistate si era ormai conclusa.

Di fatto, per gli organizzatori della Flotilla, ogni imbarcazione che partecipa alla missione viene considerata fin dalla partenza a “fondo perduto”: la probabilità che venga sequestrata permanentemente e che non torni mai più indietro è quasi del 100%.

Ora, voi capite che questa è una messinscena costosissima che non può certamente essere messa in piedi basandosi solo sulle donazioni che arrivano al massimo a un paio di milioni di euro. Allora, chi finanzia la Global Sumud Flotilla? Chi c’è dietro alla fantomatica fondazione spagnola che amministra i soldi delle donazioni?

L’intelligence israeliana e quella occidentale sembrano convenire su Turchia e Qatar, quindi sulla la Fratellanza Musulmana a cui appartiene Hamas. Se questo è vero (ed è vero) invece di blaterale di violazione del Diritto Internazionale, l’Europa ha il dovere di fermare la Global Sumud Flotilla in quanto mezzo di propaganda per una organizzazione terroristica e non – come si vuol far credere – una missione con scopi umanitari.

Anzi, come afferma Stephen M. Flatow, è persino dannosa per i palestinesi: «Ogni volta che un gruppo come questo (la Global Sumud Flotilla n.d.r.) mette in atto una trovata pubblicitaria, rende più difficile il lavoro delle organizzazioni legittime. Aumenta lo scetticismo, diminuiscono le donazioni e la popolazione di Gaza, che ha davvero bisogno di aiuto, ne paga le conseguenze».