La Flotilla come mezzo per fomentare odio verso gli ebrei

Nelle notti dell’8 e del 9 gennaio 2026 circa 30.000 manifestanti iraniani (ma molti parlano addirittura di 40.000) venivano barbaramente massacrati a sangue freddo dalle guardie rivoluzionarie iraniane e dai lo scagnozzi basij.

Per il timore che ci fossero indecisioni da parte di alcuni pasdaran a sparare sulla folla ad alto zero con le mitragliatrici pesanti, Khamenei (ancora vivo) fece venire i massacratori anche dall’Iraq.

La stragrande maggioranza delle vittime era composta da ragazzi under 30, studenti e persino minorenni, che costituivano la prima linea delle manifestazioni nei campus e nelle strade.

In Iran la popolazione innocente contesta regolarmente il regime e scende in piazza con grandi manifestazioni dove, altrettanto regolarmente, viene massacrata. Solo nelle ultime settimane il boia di Teheran ha impiccato centinaia di giovani per dare l’esempio. Ma esecuzioni, arresti di massa, torture e omicidi a sangue freddo non hanno mai fermato i giovani iraniani. Sono sempre tornati a scendere in piazza per chiedere Diritti e libertà.

La differenza con i palestinesi è lapalissiana. I palestinesi, nonostante siano governati da due regimi sanguinari, quello di Hamas a Gaza e quello della ANP in Cisgiordania, non sono mai scesi in piazza per contestare i rispettivi regimi. Anzi, per quanto fittizie, in Iran ci sono regolari elezioni mentre i palestinesi da decenni non possono scegliere i loro rappresentanti.

Eppure non si sollevano, vivono di carità e nonostante siano il popolo che riceve più aiuti materiali ed economici al mondo, continuano a indicare Israele come fonte dei loro mali e non contestano né Hamas né la ANP.

Prima del 7 ottobre 2023 a Gaza entravano 500 camion al giorno di aiuti umanitari, CINQUECENTO, e mentre i pro-pal continuavano a chiamare Gaza «una prigione a cielo aperto» Hamas costruiva una rete di tunnel lunga centinaia di Km (tra 550 e 720 Km) con la assoluta complicità della popolazione che non faceva trapelare nemmeno una parola. Centinaia di Km di tunnel perfettamente attrezzati in un fazzoletto di terra e nessuno parla. Non quindi «popolazione innocente» come in Iran, quanto piuttosto «popolazione complice».

Un autentico difensore dei Diritti Umani rivolgerebbe quindi le sue attenzioni all’Iran, al Sudan, alla Somalia, alla terrificante situazione in Afghanistan, non certo alla “Palestina” che riceve centinaia di tonnellate di aiuti al giorni, centinaia di milioni di dollari in contanti per gli stipendi e il welfare e quant’altro serva per mantenere agevolmente milioni di persone.

Eppure non si sono mai visti movimenti pro-Iran, pro-Somalia, pro-Sudan o pro-Afghanistan dove per vivere devono vendere le figlie. Come mai? Come mai non ci sono “difensori dei Diritti Umani” e del Diritto Internazionale per queste vere tragedie?

Si dirà che Gaza è distrutta e che ci sono milioni di persone in difficoltà. Certo, ma i cosiddetti “difensori dei Diritti Umani” non si interessavano di altro nemmeno prima del 7 ottobre.

E se avessero un po’ di dignità e di moralità oggi incolperebbero Hamas di questa situazione e non certo Israele.

Ieri, a seguito della diffusione del filmato di Itamar Ben-Gvir che prendeva in giro i provocatori della flotilla (chiamarli attivisti è un insulto agli attivisti veri), ho visto emergere il vero antisemitismo in quasi tutti i media italiani, dai giornali alla TV con La 7 a fare da capofila nel cercare di far passare tutto il popolo israeliano, anzi, tutti gli ebrei come sostenitori di Ben Gvir, quindi crudeli e “fascisti”. Ho visto gente che dichiarava davanti alle telecamere di essere stata malmenata e torturata senza però nemmeno un graffio da mostrare.

Ho visto l’istigazione all’odio verso gli ebrei raggiungere vette che nemmeno la UNRWA aveva mai raggiunto nei suoi “momenti migliori”. Verso gli ebrei, non verso Ben-Gvir, verso Netanyahu o verso lo stato di Israele (che già sarebbe gravissimo). Hanno fatto un bersaglio di chiunque indossi una kippah e lo hanno fatto in maniera spudorata approfittando della provocazione della Flotilla.

E credo che non sarebbe sbagliato affermare che lo scopo della Flotilla fosse proprio questo, non quello di aiutare i palestinesi, di cui per altro non si interessano nemmeno gli arabi.

Questo spiegherebbe anche la gran mole di denaro spesa per questa messinscena, denaro di cui per altro non è chiara la provenienza.

Gli ebrei come obiettivo, non gli israeliani, Netanyahu o chiunque guidi il Governo israeliano. Non i palestinesi bisognosi di aiuti. Gli ebrei.