Parlateci di Salvini e del suo fallimento sui migranti

Guardare oltre la propaganda non è poi così difficile

Premesso che, come ho avuto modo di dire più volte, questo Governo non mi piace (e non starò a ripetere le molte motivazioni di questo mio pensiero) ci sono cose però che dai leghisti non si possono davvero sentire.

In primo luogo smettiamola di dire che Salvini è vittima di un complotto dei poteri forti, della Merkel, di Macron, di Pippo e Pluto.

Salvini è vittima solo di se stesso, della sua smania di potere assoluto, del suo ego smisurato e probabilmente di qualche drink di troppo nel momento sbagliato. E pensare che dava dell’ubriacone a Junker (che ubriaco non era).

Ma lasciamo perdere l’orrido spettacolo visto questa estate al Papete. I motivi per i quali i Salvinisti dovrebbero criticare prima il loro Capitano e poi tutti gli altri sono diversi.

A partire da quello che è senza dubbio il cavallo di battaglia di Salvini (forse l’unico): i migranti. Ai salvinisti piace raccontare la storiella che il loro capitano ha fermato la cosiddetta “invasione” e che con questo nuovo Governo riprenderà tutto come prima.

Ok, in primo luogo Salvini ha potuto godere dell’immenso lavoro fatto prima di lui dal suo predecessore, Marco Minniti.

Gli accordi con la Libia e con i capi tribù libici per fermare le partenze gli aveva fatti Minniti beccandosi, oltre tutto, le critiche della sinistra. Salvini ci ha aggiunto solo la crudeltà di usare esseri umani come uno spot permanente lasciandoli settimane in balia delle onde, anche quando c’erano le condizioni per farli scendere con la redistribuzione già garantita.

Anzi, mentre lui teneva qualche decina di migranti (mica migliaia) bloccati in mare a favore di telecamere, i barchini continuavano ad arrivare uno dietro l’altro a Lampedusa (anche in diretta televisiva). Quegli stessi barchini che oggi attacca come se la cosa quando c’era lui non accadesse.

Criticava l’Europa per le redistribuzioni, però quando c’era da andare a parlarne con i suoi omologhi europei in riunioni organizzate ad hoc proprio per decidere come redistribuire i migranti, non ci andava.

Aveva promesso, anzi, garantito, un enorme numero di rimpatri. Non solo non gli ha fatti, ne ha fatti addirittura meno di quelli fatti dall’odiato Renzi.

D’altronde, a differenza del suo predecessore, non si è mai sognato di andare a parlare con i paesi d’origine per organizzare i rimpatri, anzi, si è messo a litigare con la Tunisia che rimane il paese da dove arriva la maggioranza dei migranti.

A pensar male si potrebbe supporre che la continua situazione di “emergenza”, almeno così come percepita da molti italiani, giovava al capitano perché di soluzioni concrete al problema non se ne sono proprio viste.

Paradossalmente è proprio sui migranti che Salvini ha fallito o, meglio, gli interessava fallire. È vero, con il capitano gli sbarchi sono diminuiti (ma il merito non è suo come spiego sopra) ma i clandestini sono aumentati. Il Capitano si è totalmente disinteressato dei rimpatri e oltre a non far nulla in tal senso si è premurato di fare un paio di decreti sicurezza con i quali si perde il controllo di migliaia di richiedenti asilo e semplici migranti economici.

Insomma, non arrivavano più le odiate ONG ma i migranti arrivavano comunque, non ha rimpatriato che poche migliaia di clandestini ma in compenso ne ha creati diverse migliaia di nuovi. Mi spiegate come non può risultare fallimentare una politica del genere?