Chiesa e pedofilia: quando il Diritto Canonico si scontra con i Diritti delle vittime

Difficile entrare nella polemica sulle coperture date dalla Chiesa ai sacerdoti che si sono macchiati di gravi crimini. come la pedofilia, senza entrare a gamba tesa direttamente sul Vaticano e quindi sul Papa, Benedetto XVI.

Lo ha fatto ieri il Procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno, e si è subito trovato gli ispettori mandati dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per “fare luce sulla vicenda”, un messaggio nemmeno tanto subliminale per dire che “la chiesa non si tocca” e “non si accusa”. Peccato però che sopra il Diritto non ci sia niente, nemmeno il Vaticano, specie quando si parla dei Diritti delle vittime degli abusi, quelle vittime che in questi giorni di polemica sembrano essere l’unica parte dimenticata da tutti.

Il Procuratore Pietro Forno ha parlato di “coperture da parte delle autorità ecclesiastiche” nei confronti di sacerdoti che si sono macchiati di crimini orrendi quali, appunto, la pedofilia. Ebbene, non ha detto niente di nuovo nell’affermare questo. E’ stato lo stesso Joseph Ratzinger, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a imporre il silenzio su “i delitti più gravi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti” rivedendo e integrando un documento rimasto segreto fino a pochi anni fa chiamato “Crimen sollicitationis” che imponeva alle autorità ecclesiastiche il vincolo della segretezza su quei crimini contro la morale e contro i sacramenti elencati nel documento “De delictis gravioribus”. Secondo quanto affermato in questi documenti le pene verso i sacerdoti che si macchiavano di tali indecenti delitti sarebbero state di competenza del Tribunale ecclesiastico e quindi sotto la tutela del Diritto Canonico. Nelle suddette disposizioni non si fa alcun cenno né alle vittime né alle eventuali denunce alle competenti autorità della magistratura. In sostanza viene scavalcato a piè pari il Diritto Civile e Penale nonché i fondamentali Diritti Umani a favore del Diritto Canonico, l’unico riconosciuto dalla Chiesa. Non è sbagliato quindi sostenere che le autorità ecclesiastiche hanno nascosto alla Magistratura gravi reati, quali la pedofilia, senza alcun ritegno per le vittime di tali abusi.

Il punto controverso, non solo in Italia, è proprio il Diritto Canonico. Secondo il Vaticano i sacerdoti e tutte le autorità ecclesiastiche sono soggette al Diritto Canonico prima ancora che al Diritto Civile e Penale dello Stato in cui si trovano. Se quindi commettono un reato contro la morale e contro i sacramenti (la pedofilia e le molestie sessuali vi sono compresi), secondo quanto stabilito dalla Chiesa, possono essere giudicati solo ed esclusivamente dal Tribunale Ecclesiastico. Questo, naturalmente, in base al Crimen sollicitationis, comporta la totale segretezza sui reati commessi dai sacerdoti nel totale disprezzo delle vittime e della giustizia ordinaria. Ebbene, secondo il Procuratore Pietro Forno, questo si chiama “occultamento di reato” e sfido chiunque a sostenere il contrario.

Lungi da me generalizzare e mettere tutti i sacerdoti sullo stesso piano di quelli che si sono macchiati di crimini orribili come sono gli atti di pedofilia, ci sono indubbiamente un gran numero (la stragrande maggioranza) di sacerdoti che fanno seriamente il loro dovere, tuttavia ritengo che nel terzo millennio il Vaticano debba uscire dalle regole medioevali secondo le quali la Chiesa viene sopra di tutto e di tutti. Non si può, oggettivamente, pretendere di mettere il Diritto Canonico al di sopra della legge, tanto più quando vengono commessi reati contro l’infanzia.

A mio avviso la Chiesa, con la sua difesa a oltranza di ciò che non è difendibile, sta perdendo una occasione storica per mettersi al passo con i tempi. Non bastano le scarne scuse alle vittime e le promesse di far giustizia, la giustizia l’amministra la magistratura ordinaria. Si mettano a disposizione dei magistrati di tutto il mondo i documenti riservati redatti dal Tribunale Ecclesiastico, questo si che sarebbe un atto di coraggio e di vera ammissione dei peccati commessi.

Bianca B.

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