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Secondo Protocollo

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Nel caos medio-orientale una certezza granitica c’è: il nemico da abbattere non sono i dittatori sanguinari, i regimi totalitari, non sono i gruppi terroristici legati ad Al Qaeda, all’Iran o alla Fratellanza Musulmana. Il nemico da abbattere è una piccola democrazia che da anni continua imperterrita a voler resistere al suo annientamento: Israele.

Così come non si doveva sottovalutare la presa di potere dell’estremismo islamico in Egitto, ora sarebbe sbagliato sottovalutare quanto sta avvenendo nella Terra dei Faraoni dove lo scontro non è solo politico ma si sta trasformando in uno scontro tra civiltà e islamismo.

E’ stato un colpo al cuore più che una vera e propria sorpresa. Se il progetto etiope di cui si è venuti a conoscenza negli ultimi giorni andasse a buona fine, il Nilo e tutta l’economia che ruota attorno ad esso in Sudan e in Egitto potrebbero venire messi duramente alla prova e potrebbero subire contraccolpi talmente gravi da mettere a rischio milioni di persone.

Egitto – La nuova costituzione presentata sabato scorso dal Presidente Mohammed Morsi, scritta da un team di islamisti e basata completamente sulla Sharia (la legge islamica), è un colpo durissimo alle aspettative di libertà e democrazia del popolo egiziano.

Sono passati due giorni dal riconoscimento della Palestina come “stato osservatore” alle Nazioni Unite e non si ferma l’onda d’urto di questa assurda e pericolosa decisione, né per quanto riguarda il comprensibile entusiasmo da parte dei filo arabi, né per quanto riguarda l’altrettanto comprensibile sgomento israeliano.

Cosa cambia in Medio Oriente dopo che ieri l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deliberato che la Palestina entri come “stato osservatore” all’Onu? Sostanzialmente non cambia niente,anzi, se possibile complica ulteriormente il cammino verso un accordo di pace con Israele.