Di Francesco Schiavi – L’Italia ha recentemente raggiunto due importanti traguardi nell’ambito dell’espansione delle sue partnership nel settore della difesa in Medio Oriente. Nel febbraio 2025, Leonardo e Fincantieri hanno rafforzato la loro collaborazione con il gruppo EDGE degli Emirati Arabi Uniti, mentre all’inizio di marzo Leonardo e la turca Baykar hanno firmato un accordo di joint venture (JV) per lo sviluppo di veicoli aerei senza pilota (UAV). Questi sviluppi segnano un passo fondamentale per l’industria italiana della difesa, rafforzando la sua posizione in due dei mercati della difesa in più rapida evoluzione della regione.
Anche prima di questi accordi, l’Italia si era già posizionata come secondo fornitore di difesa del Medio Oriente dopo gli Stati Uniti. Secondo l’ultimo rapporto del SIPRI, l’Italia rappresenterà il 13% delle importazioni totali di armi nella regione tra il 2020 e il 2024, superando i principali esportatori di armi dell’UE come Francia (9,8%) e Germania (7,6%). Questa tendenza sottolinea il crescente impegno di Roma nella sicurezza regionale, in particolare quando gli Stati del Golfo cercano di diversificare le loro strategie di approvvigionamento militare al di là dei fornitori tradizionali come Stati Uniti e Francia.
Con l’approfondimento dei legami di difesa nella regione, l’Italia segnala un cambiamento nell’equilibrio dell’influenza tra i fornitori globali di armi, ridisegnando la competizione tra gli attori europei, americani ed emergenti della difesa.
La difesa al centro del reset Italia-UAE
Questo cambiamento è più evidente che nel rafforzamento della partnership di difesa dell’Italia con gli Emirati Arabi Uniti (EAU). Il 24 febbraio 2025, a seguito di una visita di Stato di due giorni del presidente emiratino Sheikh Mohammed bin Zayed a Roma, l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato un importante accordo di partenariato strategico da 40 miliardi di dollari che abbraccia settori chiave come la difesa, l’intelligenza artificiale, le terre rare e le infrastrutture.
Questo segna un importante riallineamento nelle relazioni bilaterali dopo un periodo di tensioni diplomatiche dovute all’embargo temporaneo sulle armi imposto dall’Italia agli EAU nel 2021. Oltre a rafforzare la partecipazione dell’Italia agli affari di sicurezza del Golfo, l’accordo evidenzia la crescente fiducia di Abu Dhabi nelle aziende italiane del settore della difesa, alla ricerca di una maggiore autonomia strategica.
La cooperazione nel settore della difesa è al centro di questa nuova fase dei legami bilaterali. I leader italiani della difesa Leonardo, Fincantieri e ELT hanno recentemente ampliato il loro impegno con il settore militare degli Emirati Arabi Uniti, in particolare con EDGE Group, il conglomerato emiratino della difesa.
Un esempio chiave è il memorandum d’intesa recentemente firmato tra EDGE e la JV MAESTRAL di Fincantieri, che si concentra sui sistemi di difesa subacquea, sulla protezione delle infrastrutture navali e sulle piattaforme porta droni – aree in cui l’Italia mantiene un vantaggio competitivo. Questa collaborazione, formalizzata attraverso un accordo da 500 milioni di euro firmato a IDEX 2025 – che rappresenta quasi la metà delle vendite totali di EDGE a partner non emiratini durante l’evento – comprende la manutenzione, gli aggiornamenti e il supporto in servizio per la flotta navale degli Emirati Arabi Uniti, riflettendo la determinazione di Abu Dhabi a costruire un’industria della difesa autosufficiente.
Nel frattempo, la collaborazione di Leonardo con EDGE si concentra sulla guerra elettronica, l’avionica e i sistemi di sorveglianza, rafforzando le capacità avanzate di difesa aerea e missilistica degli EAU.
Questi accordi vanno oltre la tradizionale vendita di armi, dando priorità alla produzione congiunta, al trasferimento di tecnologia e alla localizzazione di capacità di difesa avanzate – pilastri fondamentali della strategia a lungo termine degli EAU per ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri.
“L’interesse dimostrato da Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e il Bahrein per i sistemi di combattimento aereo, le tecnologie per gli elicotteri, la cybersecurity e la cantieristica militare – evidenziato dai risultati del recente tour del Golfo del Primo Ministro Giorgia Meloni – presenta significative opportunità per l’industria italiana della difesa”, ha dichiarato ad Al-Monitor Filippo Del Monte, vicedirettore di Aviorec Composites. “È per questo che aziende come Leonardo, Fincantieri e ELT sono oggi parte integrante della capacità di proiezione economica e politica dell’Italia nel Golfo”, ha aggiunto.
Oltre agli acquisti per la difesa, gli investimenti su larga scala degli Emirati Arabi Uniti nell’industria italiana rafforzano il loro obiettivo di diversificare i legami economici al di là dei tradizionali partner europei. Secondo Ebtesam Al-Ketbi, presidente dell’Emirates Policy Center, Abu Dhabi considera Roma un partner flessibile e prezioso per la difesa: “Mentre Francia, Stati Uniti e Regno Unito rimangono partner chiave per la difesa, la flessibilità, le competenze tecniche e la volontà di localizzare la produzione fanno dell’Italia un attore prezioso nella strategia di autosufficienza degli Emirati Arabi Uniti”.
Questo approccio pragmatico si allinea con i più ampi sforzi di modernizzazione della difesa dell’Emirato, che includono investimenti in tecnologie navali, aerospaziali e di cyber warfare. Le aziende italiane forniscono soluzioni avanzate nel campo dell’ISR (intelligence, sorveglianza e ricognizione), della tecnologia radar e dell’ingegneria navale – capacità che gli EAU cercano di integrare nel proprio ecosistema di difesa. Tuttavia, le sfide rimangono. Nonostante la crescente presenza dell’Italia, la Francia rimane un concorrente formidabile nel mercato della difesa emiratino, come dimostrano la partnership di Abu Dhabi con Parigi nel settore dell’AI da 50 miliardi di euro e l’acquisto di 80 caccia Rafale. Tuttavia, il modello italiano – che si concentra su partenariati guidati dalla tecnologia piuttosto che sulle vendite off-the-shelf – sta guadagnando terreno, soprattutto perché gli Emirati Arabi Uniti danno la priorità alla produzione congiunta e alle sinergie industriali.
Colmare il divario dell’Europa nella corsa globale ai droni
I crescenti legami dell’Italia con la Turchia nel settore della difesa seguono una logica strategica distinta, incentrata sulla complementarietà tecnologica e sull’espansione industriale. Nel marzo 2025, Leonardo e Baykar, il principale produttore turco di droni, hanno annunciato una joint venture per lo sviluppo e la produzione di UAV, in una delle più ambiziose collaborazioni tra un’azienda europea e una turca nel settore della difesa.
Questa partnership nasce nel momento in cui si prevede che il mercato europeo dei droni supererà i 100 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Grazie a questa joint venture paritetica, la produzione avverrà sia in Italia che in Turchia, assicurando la conformità agli standard europei di certificazione aerospaziale – una mossa che probabilmente porterà all’espansione di Baykar nel mercato europeo della difesa.
Federico Borsari, resident fellow del programma Transatlantic Defense and Security del Center for European Policy Analysis, ritiene che questa partnership abbia un forte potenziale di integrazione ad alto livello, creando un vero e proprio scenario win-win. “Baykar porta un portafoglio diversificato di piattaforme altamente capaci, economiche e testate in battaglia – tra cui gli UAV TB2, Akinci e Kizilelma – mentre Leonardo contribuisce con le sue competenze all’avanguardia nel campo dell’avionica, dei radar e dei carichi utili di missione, dove ha da tempo mantenuto una forte impronta globale”, ha dichiarato ad Al-Monitor.
Per l’Italia, questo progetto espande l’impronta industriale della difesa al di là dei tradizionali mercati europei e apre opportunità di cooperazione futura sulla tecnologia avanzata dei droni. Inoltre, si allinea con l’obiettivo di Roma di espandere le proprie capacità nel settore dei velivoli senza pilota e potenzialmente accelera gli sforzi per sviluppare un ecosistema di UAV di nuova generazione. In particolare, il Paese sta valutando le opzioni per un fedele velivolo gregario nell’ambito del progetto di caccia di sesta generazione Global Combat Air Programme (GCAP), in cui il Kizilelma di Baykar potrebbe essere visto come un potenziale candidato.
“Sarà interessante vedere come le piattaforme di produzione turca si integreranno con l’attuale flotta di droni italiana – in particolare l’MQ-9, che Roma prevede di aggiornare al Block 5 entro tre anni, e l’RPAS MALE europeo, il cui primo volo è previsto per la metà del 2027”, conclude Borsari.
Nel frattempo, la Turchia sta lavorando per approfondire la cooperazione nel settore della difesa in Europa, dopo anni di terreno accidentato. Barin Kayaoglu, un analista turco indipendente, ritiene che l’AV abbia un significato politico che va oltre la difesa e che potrebbe dare forma all’approccio in evoluzione dell’UE nei confronti di Ankara. “I Paesi europei hanno iniziato a considerare la Turchia come un partner cruciale nella costruzione di una nuova architettura di sicurezza europea”, ha scritto per Al-Monitor. Poiché la Turchia si è posizionata come attore strategico nel contesto delle mutevoli dinamiche della sicurezza regionale in seguito alla guerra della Russia in Ucraina e alla transizione politica in Siria, simili impegni bilaterali stanno aiutando l’UE ad avvicinarsi alla Turchia in modo più strategico.
L’acquisizione di Piaggio Aerospace da parte di Baykar, avvenuta nel dicembre 2024, aveva già assicurato ad Ankara una posizione di rilievo nel settore della difesa europea, e la partnership con Leonardo ha ulteriormente rafforzato l’accesso ai mercati dell’UE, ampliando al contempo la collaborazione industriale con Roma.
In definitiva, la joint venture Leonardo-Baykar riflette un cambiamento nei legami tra Europa e Turchia nel settore della difesa, che va oltre il semplice approvvigionamento per passare a un’integrazione industriale a lungo termine. Del Monte ritiene che la joint venture faccia parte di una più ampia iniziativa europea per rafforzare il settore dei droni del continente. “L’Europa è rimasta indietro nello sviluppo dei droni. La collaborazione italo-turca ha il potenziale per rafforzare la dimensione unmanned della difesa italiana ed europea e rappresenta un’opportunità da sfruttare appieno”, ha dichiarato.