Franco Londei
Opinioni del tutto personali

COVID-19: le responsabilità cinesi spiegate a Salvini

Quando ieri ho sentito che in Senato il senatore Salvini aveva parlato delle responsabilità cinesi sul COVID-19 mi sono detto (e ho detto) che per una volta, incredibilmente, mi trovavo d’accordo con il leader della Lega.

Poi ho saputo che invece aveva tirato fuori, di nuovo, la teoria complottista secondo la quale il virus COVID-19 sarebbe stato creato in un laboratorio cinese.

Salvini ha poi insistito sul fatto che prima o poi avremmo dovuto chiedere un risarcimento a Pechino, cosa per cui mi trova d’accordo ma non per le ragioni esposte dal “Capitano”.

Le gravissime responsabilità cinesi

Allora, secondo uno studio di febbraio del National Institutes of Health, l’istituzione sanitaria numero uno degli USA, «l’analisi genetica del Coronavirus smentisce le fantasiose ipotesi di una fabbricazione in laboratorio. Il Covid-19 è di origine animale e, semmai, l’interrogativo è capire quale sia stata la specie che l’ha fatto transitare dai pipistrelli all’uomo».

Quindi escludiamo una volta per tutte che il virus sia stato creato in un qualsiasi laboratorio cinese. Piuttosto, se dobbiamo puntare il dito su Pechino, facciamolo per il gravissimo ritardo con il quale ha comunicato al resto del mondo la gravità della situazione.

Secondo uno studio della University of Southampton sarebbe bastato che i cinesi isolassero le zone infette tre settimane prima per ridurre la pandemia del 95%Click To Tweet

Secondo uno studio della University of Southampton sarebbe bastato che i cinesi isolassero le zone infette tre settimane prima per ridurre la pandemia del 95%. Ripeto, il 95%.

Invece per oltre 40 giorni (ma sicuramente di più) non solo il regime cinese ha nascosto l’epidemia al mondo, ma ha addirittura represso i medici che per primi avevano trovato e denunciato il virus COVID-19.

Cronologia di una pandemia nascosta

La prima a scoprire il COVID-19 fu la dottoressa Ai Fen (poi sparita nel nulla), direttrice del dipartimento di emergenza presso l’Ospedale Centrale di Wuhan, la quale ne denunciò la scoperta e la diffusione da uomo a uomo verso la fine di dicembre 2019.

Il 1° gennaio del 2020 è la volta del dott. Li Wenliang (che morirà di Coronavirus nel febbraio 2020) il quale denuncia che diversi uomini sono stati contagiati dal COVID-19 ma viene subito “convocato” dalle autorità cinesi e accusato di diffondere notizie false e di generare allarme.

Il 4 gennaio 2020, il Dr. Ho Pak Leung, presidente del Centro per le infezioni dell’Università di Hong Kong, ha indicato che era altamente probabile che il COVID-19 si diffondesse da uomo a uomo e ha sollecitato l’implementazione di un rigoroso sistema di monitoraggio. Anche lui completamente ignorato dal regime cinese, più interessato a nascondere le informazione che a diffonderle.

Nel frattempo la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan continua ad affermare che non c’era nessuna prova che il COVID-19 si potesse trasmettere da uomo a uomo.

Il 14 gennaio 2020, l’OMS ha confermato e quindi rafforzato la posizione della Cina e il 22 gennaio 2020 il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha addirittura elogiato la gestione dell’epidemia da parte del CPC, elogiando il ministro cinese della Salute per la sua collaborazione e il presidente Xi e il premier Li per la loro leadership e per il loro «inestimabile intervento».

Il 23 gennaio 2020 le autorità cinesi annunciano i loro primi passi per mettere in quarantena Wuhan. A quel punto era troppo tardi. Milioni di persone avevano già visitato Wuhan e se ne erano andati durante il capodanno cinese e un numero significativo di cittadini cinesi aveva viaggiato all’estero come vettori asintomatici del COVID-19.

Ecco su cosa si dovrebbe concentrare Salvini, su quei 40 giorni di silenzio da parte dei cinesi che hanno di fatto scatenato la pandemia, un silenzio criminale che meriterebbe la giusta attenzione da parte delle autorità internazionali e le doverose richieste di risarcimento, in primis per le vittime e poi per i danni economici. Ma per favore smettiamola di parlare di virus creato in laboratorio.