La struttura di propaganda della Fratellanza Musulmana è una vera macchina da guerra. Lo si è visto durante la guerra a Gaza quando, con la complicità di giornalisti occidentali, sono riusciti a far passare il cosiddetto “ministero della salute di Gaza” per un organismo indipendente e, soprattutto, attendibile.
Un Twitt di Hamas veniva immediatamente ripreso e rilanciato milioni di volte tanto che se andavi in rete a cercare qualche fonte diversa o una diversa interpretazione del fatto in oggetto, trovavi solo e sempre lo stesso Twitt, cioè la stessa versione.
Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda della Germania nazista, soleva dire che «una bugia ripetuta tante volte diventa verità». Di questa frase la macchina della propaganda della Fratellanza Musulmana ne ha fatto un pilastro, come anche del resto della metodologia del gerarca nazista.
Le linee guida della propaganda di Joseph Goebbels si basavano sulla centralizzazione assoluta, la semplificazione radicale, l’appello costante alle emozioni e il controllo totale dei mass media. Notate qualcosa di simile avvenuto di recente? Trovate similitudini tra la divulgazione sulle notizie da Gaza e questo modo di fare di Goebbels? Notate similitudini con la recente vicenda della Global Sumud Flotilla?
Sebbene in rete circolino falsi elenchi moderni attribuiti direttamente a lui (come i famosi “11 principi”), lo psicologo Leonard Doob ha analizzato scientificamente i diari del ministro nazista nel 1950, estraendo i reali pilastri operativi della sua strategia. Di questi i più indicativi sono:
1. Monopolio e direzione unica
La propaganda doveva essere pianificata ed eseguita da una sola autorità centrale. Goebbels pretese il controllo totale su radio, cinema, stampa, teatro e letteratura, imponendo una rigida censura e trasformando l’informazione in un’unica “orchestra che suona all’unisono”.
2. Semplificazione e il “Nemico Unico”
- Niente astrazioni: I messaggi dovevano evitare concetti intellettuali complessi. La realtà veniva ridotta a formule elementari, accessibili anche all’individuo meno colto.
- Unificazione dell’avversario: Tutti i nemici del regime (ebrei, comunisti, capitalisti occidentali) venivano fusi in una sola categoria stereotipata, facilitando l’identificazione di un unico bersaglio per l’odio collettivo.
3. Orchestrazione e ripetizione
Le idee chiave erano pochissime, ma venivano ripetute instancabilmente attraverso formati e punti di vista differenti. La ripetizione non doveva mai fermarsi, fermo restando il limite oltre il quale il pubblico avrebbe sviluppato assuefazione o rigetto.
4. Credibilità e gestione delle notizie
- La verità come strumento: Per Goebbels, la propaganda non doveva mentire sempre. La verità veniva usata ogni volta che era utile a generare fiducia nel regime. Quando i fatti erano sfavorevoli (es. le sconfitte militari a fine guerra), venivano censurati, distorti o minimizzati.
- Tempismo: L’informazione di regime doveva raggiungere il pubblico prima di quella nemica per saturare preventivamente l’opinione pubblica.
La Fratellanza Musulmana, di cui Hamas ne è una branca, ha fatto sue queste strategie comunicative e le adopera con meticolosa sapienza, tanto che specialmente il punto del «nemico unico» oggi come allora lo possiamo trovare identificato negli ebrei.
La cosa incredibile è che a distanza di 80 anni queste tecniche non solo funzionano, ma vengono amplificate da internet e dai social media.
Va detto che questo non potrebbe funzionare, o avrebbe un impatto minore, se non ci fossero le complicità della stampa che, consapevolmente o inconsapevolmente, amplifica i “messaggi” della Fratellanza Musulmana tanto che ritroviamo suoi esponenti in TV, nelle interviste sui giornali, nei messaggi dei cosiddetti “influencer” e ovunque si parli di Gaza, della Flotilla e comunque della cosiddetta “causa palestinese”.
Quello che sta avvenendo con la Global Sumud Flotilla è esattamente quello che la Fratellanza Musulmana voleva che accadesse. Quello per cui ha speso così tanti soldi. Il nemico unico (Israele), messaggi semplici (israeliani cattivi, attivisti buoni), ripetizione degli stessi concetti (attivisti trattati come gli ebrei durante l’olocausto).
Così le navi che trasportavano quelli della Flotilla diventano «campi di concentramento galleggianti», i container diventano «vagoni», i militari dell’IDF diventano «nazisti delle SS». È tutto meticolosamente studiato a tavolino. I partecipanti alla Flotilla sono stati attentamente addestrati, dal primo all’ultimo.
E questa volta sono stati attenti anche nella scelta dei giornalisti da portarsi al seguito. Nessuno che, come l’altra volta, li potesse sgamare, che potesse raccontare come si preparavano.
La comunicazione della Fratellanza Musulmana ci sta surclassando. Bisogna saperlo ammettere e trovare al più presto le contromisure. Non basta raccontare la verità con dati di fatto alla mano, sbugiardarli punto per punto, dobbiamo usare le loro stesse tecniche aggressive. Denunciare i profili antisemiti centinaia a centinaia di volte. Far chiudere le pagine che fanno propaganda e “antisemitismo sottile”, andare nei profili degli influencer antisemiti a commentare.
Ormai anche fare Hasbara è superato. Non serve “spiegare”, nemmeno ti leggono. Devi metterli in difficoltà a casa loro, sui loro profili, sui loro commenti.
L’alternativa è arrendersi, consapevoli che oggi è il momento di quelli del sabato, domani sarà il momento di quelli della domenica. Sicuri che vogliamo arrivarci?