Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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2 Comments

  • La distinzione tra politica e populismo attiene forse alla distinzione tra buona e cattiva amministrazione, inglobando in questo termine anche le decisioni strategiche.
    Le considerazioni fondamentali sono due.
    Siamo sicuri che la Grecia abbia fatto bene ad entrare nell’ euro?
    Ed anche ammesso che abbia sbagliato, è meglio uscirne o rimanervi?
    Sembra che voglia rimanervi, almeno la maggioranza.
    E’ una decisione saggia?
    Certamente si, se saprà adattarvisi e produrre uno sviluppo nelle condizioni capestro in cui si trova.
    Altrimenti temo di no. Potrebbe in questo caso negoziare una Grexit assistita, che forse era questo l’obiettivo del precedente ministro delle finanze.
    In caso contrario costui voleva forse fare il colpaccio di fare mantenere il suo paese dagli altri, basandosi sul fatto che costoro ritengano ancora più dannosa per loro l’uscita della Grecia, che doverla mantenere.
    Conviene infatti ai paesi forti dell’UE che la Grecia esca?
    Credo di no, almeno così dimostrano con le loro decisioni, prese in base ai loro interessi.
    In tal caso ha forse sbagliato Tsipras a cambiare linea, finendo con l’accettare condizioni peggiori.
    Siamo sicuri che gli interessi greci e quelli del centro Europa siano in prospettiva convergenti?
    Il che rimanda ad un’altra domanda: siamo capaci di stabilire se esiste un interesse nazionale greco e in cosa consista?
    Non ho la sfera di cristallo e non ho una conoscenza adeguata delle condizioni della Grecia.
    Ecco perchè tanti punti interrogativi.
    Quelli che invece continuano a parlare di solidarietà e quindi di morale in questa situazione mi sembra che facciano solo un rumore fastidioso, che ostacola un qualunque ragionamento.

  • A proposito di politica e populismo applicato al caso italiano alcuni benpensanti ritengono che l’ Italia abbia un governo «politico» e quindi non populista.
    Diamo pure per buona la definizione, ma domandiamoci anche se si tratta di buona politica o meno e quindi domandiamoci anche «buona» per chi.
    Abbiamo un governo che per rispettare le indicazioni dell’ONU e della Santa Sede va a prendere dei migranti africani per mare per portarli a titolo definitivo e spargerli per ogni dove in Italia, magari ai giardini pubblici, con i relativi costi immediati e successivi, incentivando il relativo flusso per di più senza una scadenza.
    In ossequio alla politica euroamericana mette le sanzioni alla Russia facendo perdere a molti nostri imprenditori alcuni miliardi di fatturato.
    In ottemperanza ai principi della solidarietà europea si prepara volentieri, con un senso di vittoria, a regalare alla Grecia un numero imprecisato di miliardi, che , in quanto a fondo perduto, non rivedremo più insieme a quelli già stanziati.
    Il premier va in Etiopia e ripete come in altre occasioni che l’Italia è un ponte nel mediterraneo verso l’Europa, ben sapendo che la strada per l’Europa si chiude ormai alle Alpi.
    Tra l’altro non si capisce bene quali affari l’Italia debba fare con l’ Etiopia o paesi similari.
    Si sa invece che il paese ha un debito pubblico crescente di alcuni punti percentuali e per la prima volta da anni vede un misero aumento provvisorio del PIl dello 0,2 per cento.
    Il quadro sociale presenta una povertà crescente con manifestazioni allarmanti di homeless e mendicanti e un disagio economico, che, anche se non si traduce per pudore o altro in comportamenti elemosinanti, spinge talora al suicidio o a una sofferenza silenziosa o a comportamenti aggressivi verso il prossimo.
    Se qualcuno chiede una maggiore e prioritaria considerazione per i poveri autoctoni si sente rispondere che è un nazionalista, un populista, quando addirittura non lo si accusa di razzismo.
    In altri casi, quando l’interlocutote non è autorevole, il rappresentante del governo si limita a cambiare discorso e a non rispondere.
    Arrivati a questo punto il difetto del populismo altrui mi sembra il minore e comunque rimediabile cambiando spartito.

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